Little TechIl modello europeo per governare l’economia digitale

Tra concorrenza, tutela dei consumatori e indipendenza tecnologica, l’Unione europea prova a governare il digitale con strumenti concreti. Il nodo ora è rendere effettive le regole e resistere alle pressioni politiche e industriali

La regolazione digitale europea è entrata in una nuova fase: tra Digital Markets Act (Dma) e Digital Services Act (Dsa), l’Unione prova a limitare il dominio dei giganti tech, proteggere i consumatori e promuovere pratiche più sostenibili. Anna Cavazzini, eurodeputata tedesca dei Verdi, spiega i risultati raggiunti, le sfide ancora aperte e le prossime mosse per rafforzare la sovranità digitale europea e la fiducia dei cittadini.

«Possiamo essere orgogliosi: l’Europa ha introdotto un regolamento sui mercati digitali, tra i pochi al mondo. Già vediamo risultati concreti: le piccole aziende ora hanno più possibilità di entrare in mercati altamente monopolizzati. Beneficiano sia imprese europee sia piccole americane. La Commissione ha già avviato indagini e casi grazie al DSA contro piattaforme che violano le regole. Certo, avremmo voluto di più, ad esempio regolamentare la pubblicità mirata, ma resta un ottimo punto di partenza per i consumatori», afferma Cavazzini, sottolineando l’impatto tangibile delle nuove leggi sul mercato digitale.

La sostenibilità resta una priorità centrale. «Abbiamo combinato sostenibilità e tutela dei consumatori: con il diritto alla riparazione ogni cittadino può chiedere che i propri prodotti siano riparati invece di sostituiti. L’eco-design obbliga i prodotti a essere più durevoli e riparabili, riducendo i costi per i cittadini e l’impatto ambientale. Un esempio concreto è il caricatore unico, che riduce i rifiuti elettronici», spiega l’eurodeputata.

Parallelamente, cresce l’interesse verso soluzioni private come le stable coin, ma l’Europa punta sull’euro digitale. «L’euro digitale è fondamentale per l’indipendenza digitale europea, riducendo la dipendenza da Visa, Mastercard e piattaforme americane o cinesi. Se progettato bene, sarà un bene pubblico accessibile a tutti», chiarisce Cavazzini. La chiave sarà l’inclusività: «Deve essere semplice: anche mia madre, che non usa carte di credito, dovrebbe poterlo usare con facilità e fiducia. Tutto dipenderà da come la Commissione e i legislatori lo struttureranno».

La riduzione della dipendenza da infrastrutture digitali extra-Ue passa da investimenti mirati. «Serve investimento in soluzioni europee, ricerca e infrastrutture digitali. La nostra forza è la ricerca, ma spesso non diventa tecnologia di mercato. Occorrono capitali pubblici e privati, e preferenze europee negli appalti pubblici», sottolinea Cavazzini.

Non mancano i rischi legati a pratiche ingannevoli, come i “dark pattern” o la pubblicità mirata. «Il DSA contiene alcune disposizioni, ma non sono sufficienti. Abbiamo chiesto alla Commissione nuove regole più severe, che arriveranno con la Digital Fairness Act», precisa l’eurodeputata.

Infine, Cavazzini indica le priorità immediate per rafforzare la fiducia dei consumatori e la competitività europea: «Non dobbiamo arretrare: c’è pressione dalla destra e dai giganti tech. La priorità è implementare le leggi, mantenere regole ferme e introdurre finalmente una digital tax equa. Oggi le piccole aziende pagano il 24% e le grandi digitali solo il 9%. Questo è inaccettabile».

Con queste parole, Cavazzini delinea un’Europa digitale più sostenibile, competitiva e attenta ai cittadini, in cui le regole non siano solo carta, ma strumenti concreti per ridurre i monopoli, promuovere innovazione e garantire diritti reali.

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