
Si è aperto un doppio fronte europeo contro Elon Musk. Da una parte della Manica, il Regno Unito mobilita i suoi regolatori per indagare su come X e il chatbot Grok gestiscono i dati personali e i deepfake sessuali. Dall’altra, a Parigi, la procura fa irruzione negli uffici francesi della piattaforma. In mezzo, c’è un ecosistema digitale sempre più sotto pressione e un imprenditore che, tra vicinanza a Trump e controversie tecnologiche, deve rispondere a capitali europee decise a non guardare dall’altra parte.
L’Information Commissioner’s Office britannico (Ico) ha aperto un’indagine formale su X e xAI dopo che Grok è stato utilizzato per generare immagini sessuali false senza consenso. «I rapporti su Grok sollevano questioni profondamente preoccupanti su come i dati personali siano stati utilizzati per generare immagini intime senza conoscenza o consenso», ha dichiarato William Malcolm, direttore esecutivo dell’Ico. Il punto non è solo tecnico: perdere il controllo dei propri dati «può causare danni immediati e significativi, particolarmente quando sono coinvolti minori».
Ofcom, il regolatore delle comunicazioni, continua la propria inchiesta come «questione d’urgenza», anche se non dispone di poteri sufficienti per investigare direttamente su Grok. La legislazione sui chatbot presenta lacune che limitano l’azione dell’autorità.
A Parigi si è passati all’azione concreta. L’unità cyber della procura ha perquisito gli uffici francesi di X nell’ambito di un’inchiesta su estrazione illecita di dati e complicità nel possesso di materiale pedopornografico. L’indagine, partita a gennaio 2025, copre anche la violazione dei diritti all’immagine con deepfake sessuali. Musk e l’ex amministratore delegato Linda Yaccarino sono stati convocati per audizioni ad aprile. X aveva bollato l’inchiesta come «politicamente motivata».
Ed è qui che si innesta l’intervento di Pavel Durov. Con un post su X, il fondatore di Telegram ha attaccato la Francia definendola «l’unico Paese al mondo che perseguita penalmente tutti i social network che danno libertà». Paradossale, considerando che nell’agosto 2024 era stato arrestato in Francia per lacune nella moderazione di Telegram. Gli era stato permesso di lasciare il Paese solo a marzo, dopo che Telegram aveva condiviso dati degli utenti con le autorità. Un soccorso russo che suona più come convergenza di interessi che come difesa di principi.
Il tempismo non è casuale. Mentre l’Europa stringe le maglie – la Commissione ha aperto un’inchiesta su xAI a gennaio – i big tech cercano alleanze. La retorica della «persecuzione» fa comodo a entrambi, soprattutto con Musk vicino all’amministrazione Trump.
Ma c’è un problema di fondo ignorato da questa narrazione: non si tratta di censura, ma di tutelare persone – spesso donne, spesso minorenni – dalla violazione di diritti fondamentali. I deepfake sessuali non sono libertà, sono violenza digitale. Se le piattaforme non si autoregolano, è inevitabile che intervengano le autorità.
Londra e Parigi lo hanno capito. Non a caso la procura parigina ha annunciato di abbandonare X. Ora tocca a Musk dimostrare di aver preso sul serio il problema. O prepararsi a pagare il conto.