Tempo di scelteLa visione strategica della Nato è cambiata: ora un nuovo ruolo per l’Europa, dice Lorenzo Guerini

Il presidente del Copasir ha spiegato che l’invasione dell’Ucraina ha spinto i Paesi Ue a una nuova consapevolezza sulla necessità di una difesa comune, ma che adesso bisogna ridefinire i ruoli all’interno dell’Alleanza Atlantica e con gli Usa di Trump

Lorenzo Guerini (al centro) durante la giornata organizzata da Linkiesta

Quando è scoppiata l’invasione russa in Ucraina, quatto anni fa, l’Europa e l’Italia hanno capito che la difesa non era un tema solo legato alla sicurezza interna, ma anche a quella esterna. Al tempo Lorenzo Guerini era ministro della Difesa, garantendo fin da subito il sostegno a Kyjiv. Oggi, quattro anni dopo, il deputato del Partito democratico presiede il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, verificando che l’interesse nazionale venga perseguito. «C’è una crescita di consapevolezza nei temi della sicurezza e della difesa da parte dell’opinione pubblica e dei governi dei Paesi europei. Un salto di qualità nell’impegno dopo l’invasione dell’Ucraina, un fatto storico che ha cambiato lo scenario», ha dichiarato Guerini intervistato dal direttore de Linkiesta Christian Rocca e da Gabriele Carrer durante l’evento organizzato, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione europea in Italia e con il Congresso nazionale delle associazioni ucraine in Italia. Ecco i punti salienti dell’intervento di Lorenzo Guerini.

«Questo cambiamento di consapevolezza da parte dei singoli Paesi e dell’Unione europea si è concretizzato nel sostegno all’Ucraina sia con l’invio di aiuti economici che militari, ma non possiamo nascondere la problematicità della fase che affrontiamo, con la ridefinizione dei rapporti di forza in corso» ha detto il presidente del Copasir. Il riferimento è ai rapporti all’interno della Nato e, in particolare al ruolo degli Stati Uniti con la presidenza Trump.

«Bisogna riflettere sull’ordine globale che verrà a sostituire quello a cui eravamo abituati, con una rinnovata visione strategica da parte della Ue. Non possiamo sfuggire dall’idea di una nuova relazione tra gli Stati Uniti e il mondo. Non si tratta di mettere in difficoltà la narrazione sulla Nato come l’alleanza più potente della storia, ma di ragionare su quale sia la visione strategica dell’Alleanza Atlantica e di quale sia l’investimento su di essa da parte del Paese più importante».

Guerini ha poi risposto alla domanda posta dal direttore de Linkiesta sulle necessarie collaborazioni all’interno dei Paesi europei in materia di difesa: «La crisi derivante dall’invasione russa ha necessariamente rafforzato gli elementi di collaborazione sia nel peso del sistema delle sanzioni, per esempio, ma anche dal punto di vista
della collaborazione tra le forze di intelligence. Non posso dimenticarmi che fino a pochi giorni prima dall’invasione dell’Ucraina l’intelligence europea tutta la riteneva poco probabile, ma non perché non disponevamo di dati, solo perché non avevamo ancora assunto la chiave di lettura necessaria per comprendere ciò che stava avvenendo. Ero ministro della Difesa, in quei giorni, e già nel nostro Parlamento se dicevi a qualcuno “guardate i report sono concordi, è probabile una svolta drammatica”, bene, ti guardavano tutti perplessi. Oggi la consapevolezza è diversa, ma si basa su quattro anni di guerra».

C’è da chiedersi del perché di questa sottovalutazione di Putin, ha sottolineato Carrer, domandando al presidente del Copasir come poter giungere a una migliore analisi condivisa delle minacce. «Non so se abbiamo sottovalutato – ha continuato Guerini -. Abbiamo di certo ignorato, spinti da una consolidata difesa dei nostri interessi. L’Europa o gran parte di essa, diciamo l’Europa centrale e anche il nostro Paese, era focalizzata sulla relazione con la Russia legata alla questione energetica, questo ci ha portato a tollerare ciò che non era tollerabile e dall’altro lato ha sottovalutare, non per mancanza di consapevolezza, ma solo perché in conflitto con l’analisi del nostro interesse».
Un errore a cui si sta rimediando adesso con una difesa europea più integrata da raggiungere, però, attraverso la crescita della capacità militare dei singoli Paesi. «Un comando europeo con standard comuni definiti e con strumenti anche di accompagnamento agli investimenti – ha spiegato Guerini -. Ma si badi, la Nato non è differente. Non c’è un esercito della Nato. Ci sono aliquote nazionali di capacità militari che vengono messe insieme con un comando comune, con standard, pianificazioni strategiche ed operative definite a livello di Alleanza Atlantica».
Questo anche nel campo della collaborazione tra intelligence europee. «Una consolidata collaborazione c’è a livello di contrasto al terrorismo e c’è convergenza sulla definizione delle minacce, anche se è un tema molto complesso. C’è, per esempio, consapevolezza comune sull’attività di guerra ibrida che la Russia conduce, con attacchi cyber e azioni di disinformazione. Mentre le cose cambiano in materia di competizione economica o competizione tecnologica, dove i Paesi europei hanno agende diverse e le intelligence si conformano ad esse. È una complessità all’interno della quale bisogna rimanere».
A riportare la discussione sull’Italia e sul quarto anniversario dell’invasione dell’Ucraina, infine, è stato ancora Rocca con una domanda sul raffreddamento della posizione del governo Meloni nel sostegno al governo di Kyjiv. «Non lo vedo dal punto di vista di un arretramento sui fatti concreti, sugli aiuti che inviamo – ha risposto Guerini -,  lo vedo più sotto quello della narrazione politica e non so se sia un bene, perché credo che l’opinione pubblica italiana abbia mostrato un’idea diversa. Certo, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump oggi incide per chi politicamente ha scommesso su di essa: quando Trump fa passare l‘idea che la pace non sia il riconoscimento di un diritto fondamentale, ma un favore che viene elargito, si tratta di un messaggio molto forte e pericoloso. Anche le parole sono importanti non solo i fatti. Io non credo che sia stata una buona cosa, per esempio, aver messo la fiducia sul decreto che riconferma il sostegno all’Ucraina anche attraverso l’invio di materiale militare. Ne comprendo l’esigenza dal punto di vista parlamentare e politico, ma non è un buon segno, è sbagliato. Tutti aspiriamo alla pace, ma il tema della sicurezza non può essere strumentalizzato per fini elettorali, sarebbe un atteggiamento ipocrita».

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