
Una cerimonia di chiusura all’insegna della sobrietà, della sostenibilità e dell’italianità nelle sue varie forme. Queste le scelte creative che hanno accompagnato l’atto finale di Milano Cortina 2026, la prima edizione «diffusa» nella storia delle Olimpiadi con lo spegnimento in contemporanea dei due bracieri.
Palcoscenico d’eccezione l’Arena di Verona, con un’altra prima volta: il palcoscenico collocato sull’intera superficie del parterre, con una forma ispirata ai riverberi creati da una goccia d’acqua che cade. Un elemento scenografico che nelle intenzioni della direzione artistica rappresenta il territorio italiano, dalla neve delle Alpi ai mari che bagnano la penisola, realizzato in legno per l’80 per cento e arricchito dall’uso di oltre diecimila led. Un sito patrimonio dell’Unesco che ha l’età di Cristo e all’origine ospitava trentamila persone e adesso settemila spettatori per uno show ricco di colori e di poesia.
«Una grande sfida e una grande responsabilità, in uno scenario pensato duemila anni fa: duemila metri quadri di palco, con al centro però un’astronave contemporanea di design e di stile» dice Alfredo Accatino, il direttore artistico della cerimonia e presidente di Filmmaster, la società italiana che tra le altre aveva già curato le cerimonie di Torino 2006, Rio 2016, e quella di apertura dell’Europeo di calcio nel 2020.
Una cerimonia che fino a due giorni prima avrebbe potuto avere tra gli spettatori Donald Trump e che è stata l’occasione anche per un evidente incidente diplomatico: l’assenza di Emmanuel Macron e Sébastien Lecornu, le più alte cariche della Francia, Paese ospitante della prossima edizione nel 2030, al momento in forte contrasto con la presidente del consiglio Giorgia Meloni, invece presente in tribuna d’onore accanto alle più alte cariche del Cio.
La cerimonia si è aperta con i personaggi dell’opera lirica – eccellenza italica che all’Arena di Verona mostra ogni stagione estiva una delle sue massime espressioni – “risvegliati” da un direttore di scena (Francesco Pannofino) per prepararli all’esibizione: Rigoletto, Aida, Figaro, Alfredo, Madame Butterfly, il barbiere di Siviglia, tutti con indosso costumi coloratissimi e realizzati con materiali di riciclo, mentre risuonavano le note de La Traviata. Quello di Aida con coperte termiche di alluminio utilizzate nei salvataggi di migranti, per esempio, o quello di Madama Butterfly col riutilizzo di un paracadute dismesso. Un omaggio alla sapienza artigianale italiana anche nell’ampolla contenente la fiamma olimpica, realizzata in vetro di Murano e portata nell’Arena dai quattro leggendari olimpionici della staffetta di sci di fondo a Lillehammer 1994: Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner. Presenza, la loro, che in extremis rimedia all’esclusione dalla torch relay che ha attraverso la Penisola.
Poi l’inno d’Italia suonato dall’Orchestra della Fondazione Arena e dal trombettista Paolo Fresu; l’entrata in scena di 1400 dei 2900 atleti che hanno partecipato ai Giochi tutti insieme senza distinguo e divisioni, solo preceduti dai portabandiera italiani Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, poi accompagnati da un medley di canzoni del repertorio pop nazionale; l’omaggio ai medagliati dell’ultima gara di questa edizione e, prima dei discorsi ufficiali, del passaggio di testimone alla Francia e dello spegnimento dei bracieri, forse il momento più emozionante della serata affidato a Roberto Bolle: uno scenografico viaggio dell’acqua dal ghiaccio delle Alpi alla Laguna Veneta, con l’etoile che danza all’interno di un cerchio che si solleva dal palcoscenico e si trasforma in un sole che illumina l’Arena, mentre delle gondole (un po’ kitsch, a dire il vero) sembrano solcare l’acqua.
Finale con il cantante Achille Lauro protagonista e applaudito, per una cerimonia che ha visto 440 performer in scena e che si può dire riuscita.