
Che cos’hanno in comune ingerenze politiche, attacchi informatici, campagne di disinformazione, sabotaggi di infrastrutture critiche, coercizione economica, penetrazione nelle università e nei centri di ricerca?
Sono strumenti usati da attori statali ostili per destabilizzare le democrazie liberali, sfruttando l’apertura delle stesse società che intendono indebolire. Sono minacce ibride, la cui esistenza — troppo spesso negata — è diventata palese nel contesto emerso dopo la pandemia da Covid-19, l’aggressione russa su larga scala contro l’Ucraina e le nuove turbolenze geopolitiche. È una svolta che dimostra come oggi nessuno possa considerarsi estraneo alla sicurezza nazionale. Ma sono anche attività che rimangono sotto la soglia del conflitto armato: dunque particolarmente convenienti per chi le compie, in quanto impongono a chi le subisce costi altissimi — politici, economici e militari — per l’individuazione della campagna, per la sua attribuzione e, non da ultimo, per la risposta.
Il vantaggio è tutto per chi aggredisce. Chi subisce deve scegliere se rispondere, e come, sapendo che qualunque reazione rischia di apparire sproporzionata rispetto a ciò che il pubblico percepisce come minaccia reale. È questa asimmetria il cuore del problema: le minacce ibride non solo operano sotto la soglia del conflitto armato, ma prosperano sotto quella dell’attenzione collettiva. Sono progettate per non essere viste, o per essere viste troppo tardi.
Alzare quella soglia è il primo atto di difesa. Ed è esattamente ciò a cui Strategikon, la nuova testata de Linkiesta dedicata alla sicurezza nazionale, intende contribuire.
Lo farà attraverso il giornalismo: facendo domande, seguendo i fatti dove portano, rendendo comprensibili ai cittadini dinamiche troppo spesso considerate patrimonio esclusivo di specialisti, funzionari e addetti ai lavori. La sicurezza nazionale non è una questione tecnica riservata a pochi: è una questione democratica che riguarda tutti, e come tale va raccontata.
Strategikon tratterà questi temi nella loro accezione più ampia — diplomatica, intelligence, militare, economica, finanziaria, informativa, legale — con il rigore dell’analisi e la responsabilità del giornalismo. Senza semplificazioni allarmistiche, ma senza quella sottovalutazione colpevole che per troppo tempo ha lasciato queste minacce nell’ombra in cui prosperano meglio.
Se i nostri avversari hanno scelto di agire senza farsi vedere, il nostro compito è guardare meglio.