FelicitàIl Sud incontra il Nord sotto la stella del Cannavacciuolo Bistrot di Torino

Dal 2023 lo chef di Villa Crespi ha affidato la cucina del suo bistrot torinese a Gabriele Bertolo, un giovane professionista capace di far dialogare Piemonte e Campania nel piatto e che ha le idee molto chiare su cosa lo faccia stare bene

Gabriele Bertolo, foto di Marco Corso

Il peso di una Stella Michelin e di un nome come quello di Antonino Cannavacciuolo è sulle sue spalle, quelle di un ragazzo di 28 anni, dai capelli ricci e dal grande sorriso. È Gabriele Bertolo che da due anni indossa il grembiule da head chef nel Cannavacciuolo Bistrot di Torino.

«Qui facciamo una cucina che mi piace definire popolare e vera» racconta chef Gabriele. «Una cucina che ha al centro gli ingredienti tipici della cucina mediterranea e dove si incontrano i sapori tipici del Sud Italia con le tradizioni piemontesi». Un matrimonio che emerge nei piatti più particolari come il calamaro e la sua zuppa di pesce, ma anche in quelli più tradizionali come gli spaghetti alla chitarra, scorfano, burrata e pelle di pollo.

Foto di Marco Corso

Piatti che nascono dalla creatività di Gabriele Bertolo e dalla sua brigata ma che hanno sempre alle spalle il gusto e l’esperienza di chef Cannavacciuolo. «Noi abbiamo carta bianca qui – racconta Bertolo – perché lo chef è da sempre convinto che ognuno debba esprimere la propria attitudine e quindi ci lascia mano libera. Certo, il suo intervento è importante quando facciamo le prove dei menu perché così ci dà consigli e ci indirizza meglio sui gusti e gli abbinamenti». Il menu del Bistrot è infatti in continua evoluzione, anche perché uno dei punti cardine di tutto il gruppo Cannavacciuolo è preferire prodotti di stagione e a chilometro zero. Una filosofia che forse più di tutto è rappresentata da un dolce iconico del ristorante: un babà a forma di gianduiotto che nasconde al suo interno un gelato alla nocciola ed è abbracciato da una cialda con la forma dello skyline di Torino.

Foto di Marco Corso

Un mix quindi di giovinezza ed entusiasmo ai fornelli, grandi ingredienti e un mentore che ha portato il Cannavacciuolo Bistrot di Torino a guadagnarsi la stella Michelin appena un anno dopo l’inaugurazione, nel 2018. E continua a tenersela stretta, anno dopo anno, diventando un punto di riferimento per chi ama la buona cucina a Torino.

Gabriele Bertolo si è inserito in questa storia da due anni, ma il suo ingresso nel Cannavacciuolo Group risale al 2020 e ha toccato tutti i più importanti ristoranti, da Villa Crespi di Orta San Giulio fino a Laqua Vineyard di Casanova. Arrivare a Torino è stato per lui come tornare a casa: «Qui è dove sono nato, sono cresciuto e ho studiato» racconta, «quindi quando chef Antonino mi ha proposto questo posto era impossibile dirgli di no». Un ritorno a casa, nel verso senso della parola. «Quello che mi piace di più è il rapporto che si crea con il team del ristorante. Noi siamo qui sempre insieme, tutti i giorni per tantissime ore, e quindi si crea proprio una dimensione di amicizia e familiarità».

E così, quando gli si chiede quale sia la sua parola del cibo, la risposta è semplice e genuina: «Felicità. Il cibo per me rappresenta un momento di convivialità, di condivisione di emozioni. Il cibo per me è un mezzo per stare bene e per questo io collego il momento del pasto a momenti di serenità, leggerezza e risate». Tutto questo viene ancora più accentuato davanti ad un bel piatto di pasta: «Un bel primo è davvero il piatto che mi fa stare proprio meglio».

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