Caro Cundari /2A questa riforma, il liberale, il garantista (e anche chi è di destra), deve saper dire no

Continua il dibattito aperto da Francesco Cundari sulla paradossale posizione dei “garantisti per il No” al referendum sulla separazione delle carriere. Elio Vito concorda e rilancia con la “destra per il no”

Foto di Berta Ferrer per Unsplash

Caro Cundari,
«La giurisdizione si attua meriante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore. La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita».

Potrei chiudere qui, caro Francesco, con questi primi cinque commi dell’articolo 111 della Costituzione, inseriti con la legge costituzionale n. 2 del 1999, il mio contributo al dibattito che hai aperto e alla proposta che hai opportunamente lanciato di costituire un comitato Garantisti per il No (per quanto mi riguarda, vista la mia lunga militanza in Forza Italia e nel centrodestra, che non rinnego ma rivendico, potrebbe anche chiamarsi Destra per il No).

La grande battaglia di Silvio Berlusconi, di Forza Italia e del centrodestra sulla giustizia si è realizzata con l’approvazione da parte del Parlamento, quando noi sedevamo nei banchi dell’opposizione, dei principi, scritti da Marcello Pera, del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione. Tutto il resto è stata ed è propaganda. La separazione delle carriere non è mai stata un vero obiettivo di Silvio Berlusconi, di Forza Italia e del centrodestra (gran parte della destra era contraria, “peraltro”).

Non aver saputo (e voluto) rivendicare abbastanza il successo ottenuto nel 1999 con la riforma costituzionale del giusto processo è stato più che un errore una scelta di Forza Italia, funzionale alla necessità di continuare la narrazione della magistratura politicizzata e dell’uso politico della giustizia da parte della sinistra (oggi la destra al governo pratica, “peraltro”, l’uso giudiziario della politica, ben più pericoloso, in Commissione antimafia – con la relazione recentemente approvata dalla maggioranza contro Cafiero de Raho e gli attacchi a Roberto Scarpinato, parlamentari di opposizione che in quanto tali meriterebbero almeno le stesse guarentigie che la destra applica ai suoi ministri e sottosegretari – e, sin dalla sua istituzione, nella Commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid.

Poi, certo, tutte le buone ragioni che tu elenchi per essere Garantisti per il No sono valide, giuste e corrette. Non è la separazione delle carriere (in realtà la riforma Nordio tratta la separazione delle funzioni – le carriere restano le stesse, per giudici e pm – già separate dalla riforma Cartabia) a minare l’indipendenza della magistratura ma è il governo di Giorgia Meloni ad averla già gravemente compromessa.

L’indipendenza e l’autonomia della magistratura non esistono più quando, come sta accadendo, è il Presidente del consiglio, il Vice presidente del consiglio, il governo, la maggioranza, i suoi capigruppo parlamentari, a indicare ai magistrati quali reati contestare (il tentato omicidio per il poliziotto vilmente aggredito nella manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna), chi non deve essere rilasciato (i presunti responsabili dell’aggressione), chi non deve essere risarcito (il cittadino tunisino più volte condannato, pure se i suoi diritti sono stati gravemente violati nel trasferimento in Albania e le organizzazioni umanitarie che effettuano salvataggi in mare) e chi non deve essere indagato (il poliziotto che a Rogoredo ammazza anziché arrestare uno spacciatore marocchino).

In Italia, senza essercene accorti – o forse sì, che è pure peggio – siamo già oltre Orban, siamo al periodo delle purghe staliniane, quando il regime utilizzava la giustizia per liberarsi degli oppositori politici (anche oggi, da noi, di tutti i tipi di oppositori, politici di minoranza, manifestanti, attivisti, ecologisti, rave, ong, giornalisti, scrittori…).

La giustizia, oggi, in Italia, si difende oltre che nei tribunali, non con la riforma Nordio ma nelle carceri, nei centri per i rimpatri, nelle carceri minorili, che i provvedimenti repressivi del governo della destra di Giorgia Meloni hanno inutilmente (per la sicurezza e l’ordine pubblico) e sadicamente riempito. Ed è per questa giustizia che i garantisti, i liberali, Forza Italia, la Destra non si battono più.

Ecco perché è utile, necessaria, l’iniziativa dei Garantisti per il No. Non per contrastare gli amici e i compagni della sinistra per il sì ma perché se a sinistra la varietà di opinioni è sempre esistita, a destra da tempo non esiste e non viene garantita.

Infine, Enzo Tortora, che ho conosciuto. Una ulteriore distorsione che fanno i sostenitori della campagna per il si è legare la riforma Nordio, la cosiddetta separazione delle carriere, al suo caso, alla sua tragica vicenda giudiziaria. Ai tempi, come radicali, oltre a un certo uso del pentitismo, a una certa gestione del maxi processo, e alla spettacolarizzazione della giustizia con il circo mediatico-giudiziario, sollevammo un’altra questione, la responsabilità civile dei magistrati e non la separazione delle carriere, che nulla c’entrava e niente ci azzecca.

Il Parlamento non ha approvato la riforma Nordio, l’ha solo vidimata nello stesso testo approvato dal Consiglio dei ministri. Nessun parlamentare di maggioranza, deputato o senatore, nessun gruppo parlamentare, alla Camera o al Senato, è insorto contro questo modo di procedere. È il segno dei tempi cupi che viviamo, dove, come scrivi, ancor di più con la legge elettorale e la riforma del premierato che avanzano, è proprio il libero gioco parlamentare, simbolo di ogni democrazia liberale, che si vuole eliminare. Il liberale, il garantista, chi è di destra, deve saper dire No.

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