
Caro Cundari,
Io resterò sulla linea del Piave della mia personale astensione. Sono un modesto penalista che circa otto anni fa firmò la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalle Camere penali per la separazione delle carriere. Sono rimasto di quell’idea, ma la legge proposta da Carlo Nordio, che furbescamente ha recepito quella prima idea degli avvocati per carpirne appoggio e benevolenza, è altra roba.
La separazione è mera fuffa, uno specchietto per allodole: la ciccia è lo stravolgimento del Csm, da cui vengono estromesse le associazioni di sinistra della magistratura italiana. Stiamo parlando di circa 1000/1500 tesserati su novemila magistrati, in gran parte iscritti all’Anm, che è l’antico sindacato delle toghe.
Questa risicata minoranza governerebbe circa settemila colleghi che sarebbero o dei pecoroni oppure le vittime di associazioni di stampo mafioso, secondo la definizione di Nordio, che peraltro non inoltra denuncia per simile accusa.
Per disinnescare questi pericolosi individui, il governo, con una legge di revisione costituzionale nascosta al dibattito parlamentare, ha sottratto al Consiglio la funzione più delicata, quella disciplinare, creando un organismo nuovo, l’Alta Corte, mai previsto dai padri costituenti, che si erano invece premurati di dare piena indipendenza e autonomia, oltre che una funzione di vigilanza, al Csm sui magistrati.
Il governo regala ai garantisti la carità della separazione delle carriere: un regalo avvelenato, perché non è dato in natura che dei donatori di sangue facciano campagna per le trasfusioni insieme agli eredi del conte Dracula. È una pericolosa illusione quella di operare una rivoluzione garantista all’ombra delle forche.
Non è un caso che l’illustre proceduralista Paolo Ferrua, autore di un prezioso pamphlet sul processo ai girondini traditi dai giacobini con cui si erano illusi di aprire alla democrazia (“I girondini di fronte al tribunale rivoluzionario”, con L. Zilletti e D. Negri, Mimesis), si astenga. Ed io, assai più modestamente, con lui.
Si chiederà (forse) perché non voti no. Ma veda: è come chiedere a uno juventino di indossare, sia pure per un giorno, la maglia dell’Inter. Atto contro natura. E peraltro la magistratura italiana, incapace della benché minima riforma e che giustamente riaccoglie tra le sue fila Cosimo Ferri e (forse) Luca Palamara, non se lo meriterebbe.