Plurale maiestatis La nostra identità non è un fatto privato, ma un intreccio sociale

In “Io, noi, loro. Le relazioni nell’era dei social e dell’IA”, Giuseppe Riva mostra come l'identità si costruisca nel confronto con gli altri, tra ruoli e aspettative dei gruppi cui apparteniamo

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La domanda «Chi sono io?» non può trovare risposta solo guardando dentro di noi. Richiede un viaggio tra i vari Noi con cui ci identifichiamo. Capire noi stessi significa anche capire le nostre connessioni con gli altri e con il mondo che ci circonda. È proprio in questo intreccio tra Io e Noi che risiede la vera complessità e ricchezza della nostra identità. Tuttavia, questo viaggio di auto-scoperta non è sempre semplice.

Paradossalmente, spesso percepiamo più chiaramente il nostro Io interno rispetto al nostro Me esterno – l’immagine di noi stessi che mostriamo agli Altri. Questa asimmetria può creare situazioni in cui gli Altri colgono aspetti del nostro carattere o comportamento che noi stessi non riusciamo a vedere chiaramente. Gli Altri possono leggere sfumature che ci sfuggono, rivelando aspetti della nostra personalità di cui non siamo del tutto consapevoli. D’altra parte, la nostra relazione con gli Altri si basa su un delicato equilibrio tra ciò che scegliamo di rivelare e ciò che decidiamo di nascondere.

In questo gioco di rivelazioni e occultamenti, selezioniamo, consciamente o inconsciamente, quali parti di noi stessi mostrare e quali mantenere celate. Questi processi rendono la nostra identità sociale molto fluida e mutevole. Mentre la nostra essenza profonda tende a rimanere stabile, i ruoli che interpretiamo cambiano continuamente, spesso nell’arco di poche ore. Possiamo passare dal ruolo di professionista al lavoro a quello di genitore o partner a casa, e ogni contesto richiede da noi comportamenti diversi. Ma questa transizione tra identità sociali non è sempre armoniosa.

I conflitti più intensi emergono quando le nostre diverse identità richiedono impegni contrastanti e prolungati nel tempo. Molti di noi hanno vissuto momenti in cui, immersi in progetti importanti per la carriera, sentiamo il peso delle aspettative familiari. Da un lato, il nostro ruolo professionale ci spinge a dedicarci al lavoro con dedizione. Dall’altro, il nostro ruolo di genitori o partner ci fa sentire in colpa per il tempo sottratto alla famiglia e alle relazioni. È in questi momenti che riflettiamo profondamente su chi siamo e su cosa è veramente importante per noi.

A volte, ci troviamo a voler agire in un certo modo, ma ci tratteniamo per non infrangere aspettative sociali o per evitare conflitti. Pensiamo a quelle riunioni di lavoro in cui, pur avendo critiche costruttive da fare, preferiamo non parlare per non urtare la sensibilità dei colleghi. In queste situazioni, le aspettative sociali e le dinamiche di gruppo possono limitare il nostro comportamento, facendo emergere la tensione tra il nostro Io interno e il Me sociale che proiettiamo verso l’esterno. Riflettendo su queste dinamiche, è chiaro quanto le nostre identità sociali siano profondamente influenzate dai gruppi a cui apparteniamo (Noi) e da quelli dai quali ci sentiamo distanti (Loro).

Prendiamo, ad esempio, le nostre identità professionali. Non si tratta solo di un titolo o di competenze tecniche. Essere parte di un gruppo professionale significa condividere un linguaggio, una cultura e un ethos con colleghi e collaboratori. […]

Il confronto con gli altri rafforza il senso di appartenenza e dà significato all’identità del gruppo. I Loro non sono semplici Altri. Funzionano come uno specchio critico attraverso cui misuriamo e affermiamo i nostri valori. Sono l’ostacolo che, se superato, dimostra la nostra forza. È nel contrasto con Loro che il Noi prende forma definendo più chiaramente la nostra identità. Questo meccanismo evidenzia sia i limiti sia le opportunità legate alle nostre reti sociali.

Se la nostra esperienza si limita a pochi gruppi, come i colleghi o gli amici del quartiere, le nostre possibilità di crescita identitaria potrebbero essere circoscritte. D’altra parte, se ampliamo i nostri orizzonti sociali, potremmo scoprire nuove parti di noi stessi che non avevamo mai esplorato. L’interazione con una varietà più ampia di Noi può arricchire la nostra identità e offrire nuove opportunità di sviluppo. A questo proposito, c’è un ultimo aspetto da considerare: i gruppi non solo ci aiutano a esprimere chi siamo, ma ci offrono anche un terreno fertile per coltivare ciò che potremmo diventare. In altre parole, ci permettono di esplorare i nostri «sé possibili». Ogni gruppo sociale rappresenta un laboratorio vivente dove incontriamo individui che incarnano qualità, abilità o ruoli che ammiriamo e che ci ispirano. […]

In conclusione, la modalità-Noi ci offre una chiave di lettura efficace per navigare la complessità dell’identità umana. Ci invita a vedere noi stessi non come entità isolate, ma come nodi in una rete di relazioni e appartenenze, costantemente plasmati dall’interazione tra la nostra individualità e i contesti sociali in cui siamo immersi.

 

Tratto da “Io, noi, loro. Le relazioni nell’era dei social e dell’IA”, di Giuseppe Riva, Il Mulino, pp.  250, 17 euro

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