
Per capire una civiltà spesso basta guardare come mangia: a tavola si capiscono molte cose. Il simposio degli antichi Greci, per esempio, non era un semplice banchetto: il vino veniva diluito con acqua nei grandi crateri, servito secondo un ordine stabilito e accompagnato da conversazioni, poesia e musica. Era un rituale sociale preciso, regolato da un symposiarchēs, che stabiliva la misura del bere e guidava la serata.
A Roma la distribuzione del grano alla popolazione urbana, organizzata attraverso il sistema dell’annona, era uno degli strumenti con cui lo Stato garantiva l’equilibrio sociale della città. In una metropoli che contava centinaia di migliaia di abitanti e dipendeva dalle importazioni per il proprio sostentamento, assicurare il pane significava prevenire disordini e consolidare il consenso politico. Panem et circenses, per usare il motto del poeta Giovenale: il potere che mantiene la stabilità offrendo cibo e spettacolo alla popolazione. E nelle cene dell’élite, come nella celebre di Trimalchione raccontata da Petronio nel Satyricon, il cibo diventava spettacolo: portate elaborate, animali interi serviti a tavola, piatti pensati per mostrare ricchezza e potere.
Oggi come allora, il cibo continua a essere un modo con cui le società si raccontano, costruiscono prestigio e definiscono la propria presenza nel mondo. La diplomazia gastronomica francese, la diffusione globale del sushi giapponese o la pizza italiana sono forme sofisticate di soft power. È proprio da questa consapevolezza che nasce “Il sapore della Storia”, tema della nuova edizione dell’Umbria Antica Festival, in programma a Todi dal 27 al 29 marzo.
Da cinque anni la manifestazione ha costruito una formula semplice ed efficace: trasformare Todi e l’Umbria in un’arena di confronto sul mondo antico tra i più autorevoli studiosi e divulgatori che discutono ogni volta un tema diverso. Non è una conferenza, né una rievocazione, neppure un appuntamento per soli specialisti, ma uno spazio in cui la ricerca storica esce dall’università e diventa racconto condiviso. Per tre giorni la città umbra diventa così il luogo in cui il passato torna a essere materia viva per accendere la curiosità e capire il presente.
Il festival si svolge nella Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano, nel cuore di Todi. Sarà aperto, venerdì 27 marzo, da uno dei simboli più potenti del rapporto tra nutrimento e ordine del mondo: Cerere. Maurizio Bettini e Aglaia McClintock dedicano la loro lezione alla divinità romana del grano e della fertilità, mostrando come il raccolto non fosse soltanto un fatto agricolo ma un elemento centrale dell’equilibrio sociale e religioso. Nel mondo romano il grano significava sopravvivenza, stabilità e legame con il divino.
Donatella Puliga parlerà poi del linguaggio culturale dell’alimentazione, raccontando come il cibo attraversi metafore e immagini della letteratura classica. Nel pomeriggio Filippo Coarelli ricostruirà i luoghi del mercato nel mondo antico, mentre Luana Toniolo entrerà nella quotidianità delle cucine di Pompei, tra utensili, ambienti domestici e tracce della vita di ogni giorno. La giornata si chiuderà con Giovanni Brizzi, che rifletterà sulle metamorfosi dell’Occidente mettendo in dialogo passato e presente.
Sabato Andrea Zifferero aprirà con l’archeologia della vite e del vino, una delle produzioni più simboliche del mondo antico, Francesca Romana Berno racconterà la luxuria dei banchetti aristocratici romani, Umberto Roberto analizzerà il sistema del panem et circenses come strumento di consenso politico.
La domenica allargherà lo sguardo verso le continuità tra passato e presente. Tommaso Braccini esplorerà il modo in cui l’antico continua a riaffiorare nella cultura contemporanea, Martina Tapinassi ricostruirà la storia dell’olio e dell’olivo, Maria Salemi racconterà le spezie tra commerci e immaginario, Alessandro Marzo Magno entrerà nelle tecniche storiche di conservazione del pesce. A chiudere il festival sarà lo storico della gastronomia Luca Cesari con una lezione sui condimenti della pasta, un itinerario che mostrerà quanto anche la cucina più familiare sia il risultato di una lunga stratificazione storica.
Accanto alle lezioni, il festival proporrà due appuntamenti serali pensati per portare il racconto della storia fuori dal formato accademico. Venerdì 27 marzo, al Cinema-Teatro Nido dell’Aquila, il giornalista e scrittore Giuseppe Pastore racconterà le grandi storie di sport delle Olimpiadi moderne. A partire dalle origini dei giochi celebrati a Olimpia nel 776 a.C., Pastore ripercorrerà alcune delle imprese più memorabili della storia olimpica, mostrando come lo sport sia sempre stato molto più di una competizione: disciplina del corpo, controllo dell’alimentazione, fatica quotidiana e ricerca di una forma di gloria pubblica capace di trasformare una vittoria in mito.
Sabato 28 marzo, al Teatro Comunale di Todi, sarà invece la volta dello studioso di geopolitica Dario Fabbri con La ricetta del potere. Attraverso esempi che collegano il mondo antico alle dinamiche contemporanee, Fabbri mostrerà come la gestione delle scorte, delle carestie e delle rotte di approvvigionamento abbia influenzato equilibri politici, conflitti e rapporti tra Stati. Una prospettiva che riporta il nutrimento al centro della storia e della geopolitica.
Il festival sarà accompagnato anche da visite guidate tematiche alle Cisterne romane e alla sezione archeologica del Museo Civico, oltre a una fiera del libro dedicata alla saggistica storica ospitata nella Sala delle Pietre, organizzata in collaborazione con la libreria Ubik di Todi.

