La presidenza della Repubblica ha inviato ieri una lettera al ministero della Giustizia, pregando di «voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa», cioè il Fatto quotidiano, relativamente alla «supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza» firmata da Sergio Mattarella a favore di Nicole Minetti.
Non c’è bisogno di entrare nei dettagli del caso, di cui sono pieni i giornali, per capire che la lettera, resa pubblica dallo stesso ufficio stampa del Quirinale, è uno schiaffo al Guardasigilli, Carlo Nordio, e a tutto il governo. Ma per Giorgia Meloni e tutta la maggioranza è anche l’ultimo passo falso, chiamiamolo così, in una impressionante e pressoché ininterrotta catena di errori, sviste, figuracce, che dal giorno dopo la sconfitta referendaria si sono susseguiti a ritmo crescente. Per quanto riguarda direttamente il Quirinale, è di appena pochi giorni fa l’imbarazzante vicenda che ha costretto Mattarella ha firmare un doppio decreto sicurezza, con il secondo varato in extremis per correggere il primo.
Per quanto riguarda l’economia, è di questi giorni il clamoroso autogol del deficit al 3,1 per cento, che ci terrà in procedura d’infrazione per 700 milioni, che Meloni ha cercato di rovesciare sull’Istat (i cui vertici sono stati nominati da lei), sul patto di stabilità (che ha approvato e sottoscritto) e sul superbonus (di cui ha chiesto proroghe ed estensioni fino all’ultimo, assieme a tutto il centrodestra). Per quanto riguarda la cultura, ma anche la politica internazionale e l’immagine dell’Italia nel mondo, è ancora in pieno corso l’imbarazzante vicenda della partecipazione russa alla Biennale di Venezia, che il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dovrà disertare, ed è di ieri l’ultima penosa puntata del caso Venezi, con la scelta della fondazione La Fenice di annullare tutte le collaborazioni con lei, ufficialmente avallata dallo stesso Giuli. Forse a questo punto la grazia dovrebbe chiederla Meloni, ma non certo a Mattarella.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.