Quando ho sentito l’attuale presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ricordare la Biennale del Dissenso del 1977 e annunciarne una (finta) per quest’anno, per placare tante polemiche nazionali e internazionali sollevate dalla riapertura di un padiglione governativo russo ad aggressione dell’Ucraina ancora in corso, non ho potuto non pensare alla lunga e continua insistenza del FUORI!, sui diritti dei e delle omosessuali calpestati in quel paese, allora come ora.
Tutto infatti è cominciato proprio quell’anno, il 1977, con la manifestazione di Angelo Pezzana contro l’ingiusta detenzione di Sergej Paradzanov sulla base dell’articolo 121 del codice penale russo per omosessualità. In realtà il regista (origini armene, nato in Georgia ma molto attivo in Ucraina, tanto che il Governo ucraino nel 2024 lo ha riabilitato), era già stato accusato di sodomia ed era per questo finito in prigione nel 1948.
Fu arrestato di nuovo nel 1974 con le stesse accuse e condannato a cinque anni di lavori forzati. L’accusa di omosessualità era molto usata dal regime sovietico per reprimere il dissenso, a torto o a ragione, ma lui non negò mai la propria identità. Nel 1974 si sollevò una grande campagna internazionale a suo favore, sostenuta, tra gli altri, da Luis Aragon (il padre del surrealismo), Federico Fellini, Andrej Tarkovsky, Jean-Luc Godard e tanti altri. E anche in Italia ci fu una straordinaria mobilitazione.
Nel 1976 Pezzana era il primo dei non eletti delle liste Radicali nel collegio torinese per la Camera dei Deputati e si trasferì a Roma per lavorare al Gruppo parlamentare, che nel frattempo si era inventato la carica di deputato supplente. Lì maturò il progetto di andare a Mosca e manifestare sia per Paradzanov che per tutti gli omosessuali russi. Il soggiorno durò qualche tempo, permettendo a Pezzana di conoscere ed intervistare alcuni dei protagonisti del dissenso russo, tra cui Sacharov ed alcuni giornalisti.
A questo proposito non si deve dimenticare che tutti (e dico tutti) i colloqui avvenuti in case private erano registrati dalla polizia segreta, e forse questo spiega la freddezza degli interlocutori nel prendere apertamente posizione a favore delle persone imprigionate per omosessualità. Il 15 novembre del 1977, di mattina, Angelo provò a manifestare sulla Piazza Rossa, ma fu fermato da esponenti dei servizi segreti russi addirittura nell’atrio del suo Hotel a Mosca. Così salì in camera e parlò con i giornalisti italiani presenti. Fu fermato ed espulso dall’URSS immediatamente, con il divieto di tornare.
In Italia lavorarono in quei giorni due gruppi di supporto: il primo a Torino con il sottoscritto e soprattutto Carlo Sismondi, il secondo a Roma presso il Gruppo radicale della Camera, con in testa Marco Pannella ed Emma Bonino, che il giorno stesso della manifestazione fecero una conferenza stampa. Si presero il compito di fare immediata pressione sugli organi dello Stato italiano affinché non succedesse nulla (presidente del Consiglio era Andreotti, Ministro degli Esteri Forlani, sottosegretari agli Esteri Foschi e Radi, e l’ambasciatore italiano a Mosca Maccotta). In questi anni ho cercato, senza fortuna, tracce scritte dell’interessamento italiano. Ricordo però perfettamente che Pannella disse più volte che era personalmente intervenuto in quei giorni, e ci sono anche le sue dichiarazioni sui giornali dell’epoca.
Quasi tutti però dimenticano un dettaglio rispetto a questa storia: Pezzana sapeva del progetto della Biennale del Dissenso (era pubblico e un radicale lavorava nella segreteria della Biennale), e prese contatto con Carlo Ripa di Meana per organizzare un incontro-dibattito su Paradjanov, nel quale lui stesso avrebbe potuto raccontare la sua esperienza: non andò proprio così.
Gli organizzatori ricevettero numerose pressioni dal Governo russo affinché il tono dei dibattiti fosse il più basso possibile, e tutto centrato sulla critica cinematografica. Le cronache del tempo riferiscono di una pressione diretta dell’allora Ambasciatore russo Ryzhov su Forlani affinché durante gli incontri si desse il minimo spazio al dissenso. E queste pressioni si fecero sentire molto forte e risuonarono nelle posizioni dell’allora PCI, che intervenne per evitare che quella Biennale fosse così esplosiva. Non va dimenticato che una parte consistente degli industriali italiani faceva affari con i russi (Fiat in testa), e di certo non gradiva tutti quei riflettori su una realtà orrenda.
Ma ci fu anche un caso specifico: era prevista la proiezione di un film di Paradzanov, “Il colore del melograno”(1969), che insieme a “Le ombre degli avi dimenticati” (1964, girato in Ucraina), è considerato uno dei suoi capolavori, e di seguito gli interventi di alcuni critici, tra cui doveva esserci quello di Pezzana sulla sua esperienza moscovita. Il dibattito subì molti cambiamenti e fino all’ultimo non si sapeva se si sarebbe tenuto o no e con chi. Alla fine, anche grazie ad una manifestazione del Fuori! a Venezia, fu realizzato, ma insieme ad Angelo e Ripa di Meana parlò anche un certo signor Lihem, critico cinematografico pare esperto di Paradjanov. Costui prima del dibattito fece di tutto per dissuadere Angelo dal parlare, e quando finalmente intervennero furono talmente lunghi, lui e Ripa di Meana, che quasi nessuno si fermò a sentire la vicenda di Pezzana.
Inoltre ci fu un seguito a Roma, dove qualche giorno dopo si svolgevano le Giornate Sacharov (25-28 novembre 1977), con numerosi personaggi molto importanti del dissenso russo ed est-europeo. A presiedere quelle giornate c’era Simon Wiesenthal, e questo rassicurò Pezzana, che invece subì una cocente disillusione non trovando spazio e tempo per raccontare la sua esperienza. Ci furono anche manifestazioni del Fuori! sia a Torino che a Milano nel 1978, davanti ai cinema dove si svolgeva un ciclo di film di origine russa (con tanto di esponenti PCI schierati), sempre bloccati dalla polizia italiana.
Altri tempi, direte voi, altri personaggi. Ma proprio per questo devono essere ricordati: l’iniziativa radicale per la libertà delle persone omosessuali in Russia è sempre stata al centro dell’impegno internazionale, e continuò con Enzo Francone a Mosca nel 1980 e tante altre manifestazioni. Chissà se troveranno lo spazio, il tempo e le parole a Venezia quest’anno per ricordare la terribile realtà delle persone omosessuali russe, ieri e oggi. Noi di Certi Diritti, insieme a tante altre associazioni, ci saremo il prossimo 9 maggio a Venezia, proprio per ricordarla.