Sapore di maleCome Rimini è finita nella propaganda iraniana tra Trump e Meloni

In una lista di città italiane può sembrare fuori posto. Ma negli anni è diventata un piccolo nodo nostrano della diaspora iraniana, tra studio, migrazione e reti sociali

AP/LaPresse

Rimini? Che cosa c’entra Rimini con l’Iran? Se lo chiedono in molti commentando il post con cui la diplomazia iraniana ha tentato di rassicurare il governo italiano dopo le critiche di Donald Trump a Giorgia Meloni. «Non le importa», alla presidente del Consiglio, «se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità», ha dichiarato martedì il presidente statunitense al Corriere della Sera. La risposta di Teheran è arrivata tramite l’account X dell’ambasciata iraniana in Tailandia, uno dei tanti canali attraverso cui il regime sta giocando una battaglia a suon di meme le cui caratteristiche ricordano molto quelle della macchina della propaganda russa: «Perché mai dovremmo colpire l’Italia? Amiamo gli italiani, il calcio, il cibo e amiamo Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, Sicilia e tutto ciò che c’è nel mezzo», si legge in un post.

Il riferimento a Rimini, infilato in una lista apparentemente casuale di città italiane, ha fatto sorridere molti. Roma, Milano, Venezia: tutto prevedibile. Ma Rimini? Eppure, dietro quella scelta c’è molto più di un semplice elenco turistico o di un algoritmo mal calibrato. C’è un legame reale, concreto, e per certi versi sorprendente tra la città romagnola e l’Iran contemporaneo.

Negli ultimi anni Rimini è diventata uno dei principali poli della diaspora iraniana in Italia, soprattutto grazie alla presenza del campus locale dell’Università di Bologna. Qui si concentra una delle comunità studentesche iraniane più numerose del Paese, composta da centinaia di giovani arrivati per studiare economia, turismo, management. Un dato che, da solo, basterebbe a spiegare perché il nome della città sia entrato – forse non a caso – anche nell’immaginario comunicativo della diplomazia iraniana.

Ma il punto non è solo quantitativo. Rimini rappresenta, per molti studenti iraniani, una porta d’ingresso accessibile all’Europa. Le università italiane, rispetto ad altri sistemi occidentali, offrono tasse più contenute, percorsi in lingua inglese e criteri di accesso meno proibitivi. A questo si aggiunge un costo della vita relativamente più basso rispetto alle grandi metropoli e una dimensione urbana più gestibile. In un contesto segnato da sanzioni economiche e difficoltà nei trasferimenti di denaro, questi fattori diventano decisivi.

Come spesso accade nei fenomeni migratori, però, il vero acceleratore è stato l’effetto rete. I primi studenti arrivati hanno creato un tessuto di relazioni, supporto e informazioni che ha reso Rimini progressivamente più attrattiva per chi partiva dall’Iran. Oggi chi arriva trova una comunità già strutturata, capace di facilitare l’accesso alla casa, al lavoro, alla burocrazia. Un ecosistema informale che si autoalimenta attraverso il passaparola, soprattutto sui canali digitali.

Questo legame ha anche una dimensione politica e simbolica. La comunità iraniana a Rimini è tra le più attive in Italia nel mobilitarsi su temi legati alla situazione interna del Paese: proteste, diritti civili, repressione. Le piazze della città romagnola sono diventate, in più occasioni, uno spazio di visibilità per una diaspora giovane, istruita e fortemente politicizzata. In questo senso, Rimini non è solo un luogo di studio, ma anche un punto di osservazione – e talvolta di opposizione – rispetto a ciò che accade a Teheran.

C’è poi un ulteriore livello, più sottile ma non irrilevante: quello umano e istituzionale. Il sindaco della città, Jamil Sadegholvaad, ha origini iraniane, un fattore che contribuisce a rafforzare, almeno simbolicamente, il filo che lega Rimini al Paese mediorientale. Non si tratta di un rapporto diplomatico in senso stretto, ma di una connessione fatta di biografie, percorsi individuali e incroci culturali.

C’è, infine, un elemento meno visibile ma significativo: quello dei collegamenti aerei. Nel 2020 Iran Air aveva attivato voli diretti tra Teheran e Rimini, intercettando proprio questi flussi specifici più che il turismo. Un’esperienza breve, presto schiacciata dal ritorno delle sanzioni statunitensi e, negli anni successivi, da ulteriori restrizioni europee che hanno limitato fortemente l’operatività della compagnia.

Alla luce di tutto questo, la citazione di Rimini nel messaggio della diplomazia iraniana smette di sembrare un’anomalia. Non è solo una località balneare evocata insieme ad altre mete italiane, ma uno dei luoghi in cui l’Iran – nella sua dimensione sociale, diasporica e generazionale – è oggi più presente in Italia.

In un’epoca in cui la comunicazione politica passa anche attraverso meme e messaggi apparentemente leggeri, dettagli come questo possono rivelare più di quanto sembri. Rimini, in fondo, è diventata una piccola intersezione tra due mondi: quello di una potenza regionale al centro delle tensioni internazionali e quello di una città di provincia che, quasi senza accorgersene, si è ritrovata al centro di una geografia globale.

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