Per un italiano, e a maggior ragione per un romano, abituato a vederselo sempre davanti come una presenza quotidiana e familiare, non è facile immaginare cosa possa passare per la mente di quei milioni di turisti che ogni anno, provenendo dai più remoti angoli del pianeta, affluiscono nella capitale per visitare il Colosseo, e quanto il loro animo possa dividersi tra l’ammirazione per la sua inamovibile magnificenza, sempre uguale a se stessa da tempi immemorabili, e l’oppressione, la schiavitù, la violenza e persino il sadismo che quella stessa immutabile grandezza ha ospitato e ancora oggi continua a simboleggiare, per i secoli dei secoli.
Chissà se gli storici di domani, nello studiare i documenti di questi ultimi vent’anni, proveranno le stesse contrastanti emozioni di fronte alle ricorrenti interviste di Dario Franceschini su chi debba fare o non fare il leader del Pd.