Raccontano che a Giovanni Caravelli non sia mai interessata nessuna delle poltrone proposte dal governo Meloni. Neppure la presidenza di Eni, il colosso energetico italiano, per la quale la scorsa settimana il ministero dell’Economia ha indicato Giuseppina Di Foggia, attualmente amministratore delegato e direttore generale di Terna.
Caravelli vuole rimanere a Forte Braschi. Il generale dell’Esercito Italiano è lì dal 2014, dopo che tra il 2002 e il 2008 era stato direttore della divisione Intelligence militare dell’allora Sismi prima di avere incarichi nella sua forza armata di appartenenza, alle Nazioni Unite e allo Stato Maggiore della Difesa. Dal 2014 al 2020 è stato vicedirettore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), il servizio che ha preso il posto del Sismi (Servizi per le informazioni e la sicurezza militare) dopo la riforma del 2007: numero due prima con Alberto Manenti e poi con Luciano Carta, che aveva avuto la meglio su di lui nella corsa alla poltrona più alta. Quella è arrivata nel 2020, con un mandato biennale affidatogli dal governo Conte II e scattato il 16 maggio. Nel 2022 ha ottenuto un secondo mandato dal governo Draghi, questa volta di quattro anni.
Ma oltre al mandato c’è la fiducia, perché un direttore dei servizi d’intelligence italiani può essere anche revocato dal presidente del Consiglio. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio da ottobre 2022, e il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, verso Caravelli ne hanno sempre avuta. Un anno e mezzo fa i due hanno chiesto al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di nominarlo prefetto per confermargli la fiducia dopo le aspre critiche del ministro della Difesa, Guido Crosetto, verso il servizio – critiche che rientravano (e rientrano) in una più ampia contesa politica che riguarda l’intelligence militare, con il ministro Crosetto intenzionato a ridare alla Difesa un proprio servizio dopo che la riforma del 2007 ha fatto traslocare il Sismi (diventato Aise) sotto la presidenza del Consiglio.
Il futuro al Forte
Il mandato di Caravelli scade il 16 maggio prossimo. La legge prevede che l’incarico «ha la durata massima di otto anni ed è conferibile, senza soluzione di continuità, anche con provvedimenti successivi, ciascuno dei quali di durata non superiore al quadriennio». Dunque, può ancora sperare in un mandato di altri due anni. Lui ci spera e ci crede, ed è il segreto di Pulcinella. Finirebbe la sua carriera a Forte Braschi, considerato che da prefetto l’età per la pensione è a 67 anni e lui ne ha compiuti 65 lo scorso 18 marzo. A suo favore gioca anche il complesso contesto internazionale che, assieme alle incertezze, potrebbe spingere il governo a non cambiare guida evitando di aprire il risico delle nomine in un settore così delicato.
I vice che sperano
Ma, altro segreto di Pulcinella, molti puntano a prendere il suo posto. Inevitabilmente, nel caso in cui il governo decidesse per il cambio, in corsa ci sarebbero i due vice, entrambi generali dell’Esercito Italiano. Uno è Carlo Zontilli, artigliere che ha compiuto 63 anni il 26 marzo scorso, da inizio 2023 numero due del servizio, che ha ricevuto un secondo mandato, questa volta di quattro anni, a febbraio 2025. L’altro è Francesco Paolo Figliuolo, diventato noto al pubblico come Commissario straordinario all’emergenza Covid-19, che spera soprattutto nel rinnovo del mandato biennale ricevuto a fine 2024; deve arrivare prima dell’11 luglio prossimo, quando compirà i 65 anni, altrimenti alla scadenza del mandato andrà in pensione.
Dalle fila dell’Esercito Italiano provengono altre due figure che sembrano interessate all’incarico di direttore dell’Aise. Uno è Carmine Masiello, 63 anni il prossimo 28 giugno, oggi capo di Stato Maggiore dell’Esercito, in passato vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ovvero la struttura che coordina il lavoro delle due agenzie d’intelligence. Considerate le sue critiche del 2011 all’operato dell’Aise in Afghanistan quando era comandante del Regional Command West nel Paese, una sua nomina potrebbe indicare la volontà del governo di operare una rivoluzione all’interno del servizio. Il suo nome è circolato negli ultimi tempi anche per la direzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale al posto del prefetto Bruno Frattasi. L’altro è Stefano Mannino, nato il 19 ottobre 1964, da luglio 2024 presidente del Centro Alti Studi per la Difesa, cioè l’università del ministero della Difesa, già capo del II Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa (ovvero la struttura che svolge compiti di carattere tecnico militare e all’estero agisce in stretto collegamento con l’Aise).
L’oggi e il domani delle Fiamme Gialle
Ma dopo la proroga di sei mesi del mandato di Andrea De Gennaro, 66 anni già compiuti, come comandante generale della Guardia di Finanza, potrebbero puntare a un posto all’Aise, da direttore o in alternativa da vice, anche chi sperava che l’attuale vertice finisse nel giro delle nomine delle partecipate per prenderne il posto. La proroga fino al 31 dicembre prossimo, infatti, taglia fuori dalla corsa alla successione, per ragioni di età pensionabile, sia Bruno Buratti, attuale vice comandante, sia Fabrizio Cuneo, comandante interregionale dell’Italia centrale, entrambi classe 1961.
Ora i profili più accreditati per la successione a De Gennaro sono quelli di Vito Augelli, classe 1963, attualmente generale ispettore per gli istituti di istruzione della Guardia di Finanza, e Leandro Cuzzocrea, classe 1963, già capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, da settembre vicedirettore del Dis dopo alcuni mesi nello stesso ruolo all’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna). Più staccato c’è Umberto Sirico, uomo dei reparti speciali, finito però nel tritacarne degli accessi abusivi del caso Striano. Altri nomi che circolano in queste settimane sono quelli di Virgilio Pomponi, comandante interregionale dell’Italia nord-occidentale, e Giuseppe Magliocco, comandante interregionale dell’Italia sud-occidentale, entrambi classe 1965.
Questo è un estratto della newsletter di Strategikon, la testata di Linkiesta dedicata alla sicurezza nazionale e curata da Gabriele Carrer. Arriva ogni martedì. Qui per iscriversi.