Lo scorso ottobre il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sulla piattaforma Truth Social la sua intenzione di riprendere immediatamente i test nucleari, segnando una significativa rottura politica dopo l’adesione degli Stati Uniti, durata quasi trent’anni, al Trattato di Bando Completo degli Esperimenti Nucleari (Ctbt), che gli Stati Uniti hanno firmato nel 1996 ma mai ratificato. Sebbene il Trattato di Bando Completo degli Esperimenti Nucleari non sia mai entrato in vigore poiché non è stato ratificato dagli Stati Uniti e dalla Cina, tutti hanno aderito alla moratoria. Pertanto, l’annuncio di Trump comporta gravi potenziali conseguenze geopolitiche, in particolare per il fragile regime globale di controllo degli armamenti e per le relazioni Stati Uniti-Russia.
Allo stesso tempo, rimane la possibilità che il Presidente degli Stati Uniti abbia confuso i sistemi missilistici con quelli nucleari. I commenti di Trump sono stati probabilmente una reazione all’annuncio della Russia di aver testato con successo due super armi altamente pubblicizzate. La prima, il missile da crociera Burevestnik – soprannominato “Macchina dell’Apocalisse” dai media russi – è un missile a propulsione termonucleare con la capacità di rimanere in volo per periodi prolungati e progettato per penetrare qualsiasi sistema di difesa missilistica, secondo il presidente Vladimir Putin. Il secondo, il siluro subacqueo senza pilota Poseidon, è anch’esso alimentato da L un motore termonucleare e può trasportare una testata nucleare in grado di generare un massiccio tsunami per distruggere le città costiere. Nonostante la drammatica rappresentazione di Mosca, è improbabile che queste armi modifichino l’equilibrio militare complessivo o minino le capacità di secondo colpo degli Stati Uniti (second-strike capabilities).
La dichiarazione di Trump sembra essere un tentativo calcolato di dimostrare che gli Stati Uniti non sono impreparati di fronte a queste nuove armi russe. Un’altra possibile motivazione è rafforzare la posizione negoziale degli Stati Uniti in vista della sua imminente visita nella Repubblica popolare cinese, che non ha né ratificato il Trattato di Bando Completo degli Esperimenti Nucleari né partecipato ad accordi di controllo degli armamenti con Stati Uniti e Russia.
Mosca ha già rilasciato una dichiarazione di risposta, affermando che se Washington dovesse riprendere i test nucleari, la Russia farà altrettanto con misure reciproche. Tecnicamente, il sito russo di test nucleari sotterranei a Novaya Zemlya pronto per questo. Qualsiasi violazione della moratoria sui test nucleari da parte degli Stati Uniti potrebbe quindi provocare una reazione russa immediata, anche più drammatica di quanto ci si potrebbe aspettare. Detto questo, più in generale, con la guerra in corso in Ucraina, c’è il timore che Putin possa essere influenzato da idee radicali come quelle proposte da Sergey Karaganov, che nel 2023 suggerì di utilizzare un attacco nucleare per «far rinsavire» l’Occidente. Sebbene Putin non segua tutte le proposte di Karaganov, quest’ultimo a volte dà voce a idee marginali che il Cremlino vorrebbe esplorare ma che non osa mai esprimere apertamente. Ad esempio, nel 2023 Karaganov ha chiesto un abbassamento della soglia nucleare, un cambiamento che si è riflesso negli aggiornamenti della Dottrina Nucleare Russa del novembre 2024.
L’idea di Karaganov sui test nucleari sembra semplice e ovvia. Invece di condurre un test nucleare sotterraneo, ha suggerito di renderlo atmosferico solo per mostrare la forza della Russia al mondo esterno. Naturalmente, la Russia è membro del Trattato sul Bando Parziale degli Esperimenti Nucleari (Ptbt), che proibisce i test nucleari atmosferici, ma in modo simile al New Start sospeso o al Ctbt non ratificato, il Ptbt potrebbe comportare un passo indietro nella scala dell’escalation. E poi arriverebbe il test nucleare atmosferico, che con le capacità tecniche dei moderni video ad alta risoluzione sembrerebbe molto più impressionante della Bomba Zar (Tsar Bomba) nel 1961, quando l’onda d’urto nucleare fece due volte il giro del mondo. Si può immaginare che tipo di impatto creerebbe un tale test nucleare sull’opinione pubblica, specialmente in Europa, dove i sentimenti antinucleari sono ancora forti e la sensazione di vulnerabilità nei confronti della Russia cresce mentre la guerra in Ucraina continua insieme alle ininterrotte minacce nucleari russe. Un test nucleare aperto potrebbe incoraggiare l’impennata del Pil militare negli Stati Nato o, al contrario, travolgere i governi che sostengono la resistenza alla Russia? O semplicemente mirare a far collassare la Nato come organizzazione incapace di mitigare la paura della Russia e che (a causa delle azioni di uno dei suoi membri, poiché gli Stati Uniti saranno incolpati di tutto) provoca solo il rischio di una guerra nucleare? Nessuno può prevedere con certezza, ma probabilmente nessuno vorrebbe scoprirlo. In fondo, questo passo sarebbe molto nello spirito della Russia: testare i nuovi margini di resilienza della Nato con metodi modo molto più forti dei semplici droni che violano lo spazio aereo polacco – è accaduto lo scorso autunno.
Infine, la ripresa dei test nucleari sarebbe anche come un via libera per la Cina. A differenza di Stati Uniti e Russia, i cui test nucleari in passato si contano a centinaia, Pechino è ancora ben al di sotto dei cento test nucleari e potrebbe quindi sentire la necessità di garantire la propria credibilità di deterrenza conducendo più test.
A proposito, le strutture sotterranee statunitensi non sono pronte per i test e non ce n’è bisogno, poiché le simulazioni di laboratorio subcritiche (subcritical lab testing) soddisfano tutti i compiti necessari per garantire la credibilità della deterrenza. Tuttavia, in caso di ordine urgente, gli Stati Uniti dovrebbero seguire il percorso del test nucleare atmosferico, provocando ovviamente la Russia e spostando il mondo più vicino al limite dell’impensabile.
Se gli Stati Uniti dovessero riprendere i test nucleari, l’intera architettura del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Npt) verrebbe destabilizzata, aprendo la porta ad altri stati dotati di armi nucleari per seguirne l’esempio. Normalizzare i test nucleari, trasformandoli in un elemento di routine della segnalazione militare (military signaling), eroderebbe il tabù nucleare di lunga data e aumenterebbe il rischio complessivo di escalation.
Nel contesto della guerra russa contro l’Ucraina, questa dinamica sarebbe ancora più pericolosa. Una possibile risposta russa, come condurre test nucleari atmosferici, farebbe rivivere la profonda, primordiale paura della guerra nucleare in tutta Europa. Tale paura potrebbe minare gravemente la coesione della Nato e dare potere a movimenti sociali e politici che fanno eco alle narrazioni russe che chiedono una fine immediata della guerra a tutti i costi. In pratica, il prezzo più probabile da pagare sarebbe il ritiro del sostegno all’Ucraina in un momento decisivo, con profonde conseguenze per la sicurezza europea.
Questo è un articolo del numero di Linkiesta Magazine 01/26 – “Lo scudo democratico”, ordinabile qui.