Da Sánchez a SchleinLa sinistra che a Barcellona urla abbasso la terza via e viva la terza internazionale

Le parole d’ordine sono pace, tassare i ricchi, tutela dell’ambiente, Palestina: nessuno spiega come conciliarle con gli impegni presi con l’Europa, e come evitare di scontentare i moderati e di rigettare molti elettori nelle braccia della destra

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein / LaPresse

È di qualche giorno fa una notizia piccola ma di qualche significato politico: nei giorni scorsi Rifondazione comunista, per bocca del segretario Maurizio Acerbo, si è dichiarata disponibile a un «fronte antifascista» alle elezioni politiche. La piccola formazione di ultrasinistra si è spaccata, ma questa non è una notizia. La notizia è che loro si dichiarano compatibili con il Pd attuale, con Giuseppe Conte e con Matteo Renzi per governare il Paese. Rifondazione ha partecipato al congresso della Sinistra europea (Corbyn, mélenchoniani, Podemos, Sinistra italiana) le cui parole d’ordine sono state «la lotta contro austerità, militarismo e fascismo», chiedendo una rottura con le politiche neoliberiste e una Europa autonoma e sociale, con un forte impegno per la pace e i diritti dei palestinesi. 

Contemporaneamente si è tenuta a Barcellona la Global Progressive Mobilisation, l’evento fortemente voluto da Pedro Sánchez, incoronato leader della sinistra mondiale (malgrado sia in una condizione molto difficile, vedremo come andranno le elezioni spagnole dell’anno prossimo).

Questo tipo di kermesse mondiali sono sempre molto “calde”, tendenzialmente estreme, molto identitarie. La sinistra sente che è arrivato il momento per mandare a casa la destra sovranista, da cui il grande entusiasmo. Per cui non bisogna lasciarsi confondere dall’aspetto emozionale dell’appuntamento. E tuttavia tra il congresso della Sinistra europea e Barcellona toni e contenuti sono apparsi molti simili.

Dalla cronaca del Manifesto, a firma di Andrea Carugati, leggiamo: «C’era una volta la terza via, la sinistra mondiale che faceva il verso alle destre convinta di essere più competitiva. Da ieri non c’è ufficialmente più: a Barcellona Pedro Sánchez e Lula riscoprono l’“orgoglio” di una sinistra che torni a fare il suo mestiere. E dunque: uguaglianza sociale, tutela dell’ambiente, pace, lotta agli oligarchi, in particolare i signori delle big tech».

Lasciamo stare la Terza via che è un tabù per gli estremisti che non esiste più da decenni. C’è da chiedersi piuttosto se la «pace» di Sánchez e Lula sia compatibile con gli impegni sull’esercito europeo e sul Rearm assunti dalla Ue con il sostegno dei socialisti (e il mal di pancia del Pd tendenza Schlein). Quanto la parola d’ordine della tassazione dei ricchi sia accettabile dalla parte più dinamica delle nostre società. Quanto la «tutela dell’ambiente» consenta un grande piano industriale europeo capace di garantire autonomia energetica.

Ha detto la segretaria del Pd, visibilmente in sintonia con il contesto di Barcellona, che «si sta dimostrando che l’agenda di sinistra funziona anche al governo». Si riferiva al governo spagnolo. È probabile che questa impostazione “sancheziana” vada benissimo a Rifondazione comunista e a Avs, forse pure a Potere al popolo, agli antifa e ai proPal, e anche a quel Conte che dice di aver votato Ciriaco De Mita e Marco Pannella e che poi si alleò con Matteo Salvini e Nicola Zingaretti. Va bene al Pd schleiniano.

A Matteo Renzi piacerà meno, per non parlare di Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Lorenzo Guerini, Pina Picierno, prodiani e via dicendo. Soprattutto piacerà molto poco a quei settori produttivi e a quei segmenti della classe dirigente politicamente moderati che con queste idee “socialiste” verrebbero spinte nelle braccia di una destra in affanno.

Quindi la domanda vera è questa: crede, Elly Schlein, che l’agenda di Barcellona possa essere vincente alle elezioni? Se pensa di andare a Palazzo Chigi nel segno di Sanchez e Acerbo, auguri.

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