C’è crisi! No, non parlo di crisi economica ma parlo di crisi del lavoro. Senza entrare nella retorica, cosa che trovo poco stimolante, ma ascoltando a più riprese molti dei miei colleghi enologi, agronomi, produttori e proprietari di aziende vitivinicole e agricole, l’argomento che salta sempre fuori è: «Non ci sono più trattoristi, non ci sono più persone attente e preparate per i lavori in vigna».
Questa cronica carenza che ormai si protrae da anni, ma che sta ora arrivando a un punto culminante, è dovuta a mio parere a due fattori principali. Il primo è che purtroppo questo tipo di lavoro non riscuote un grandissimo appeal nelle fasce dei lavoratori più giovani, nonostante ci sia da guadagnare e anche piuttosto bene, in qualche caso. Dall’altra parte c’è una generale incapacità di rinnovarsi da parte del settore viticolo e agricolo, che rimane così incapace di attrarre nuove menti e soprattutto nuove braccia. Infatti, mettiamola come vogliamo, ma in agricoltura c’è da faticare e da sporcarsi le mani, anche se nel futuro si vedono sprazzi di luce alla fine del famoso tunnel.
In agricoltura la tecnologia è un prezioso alleato, e le nuove risorse a disposizione di coltivatori e vignaioli sono strumenti indispensabili da conoscere per fare sempre meglio il nostro lavoro, pesare sempre meno sulla terra e produrre in modo sempre più efficiente, limitando l’intervento umano al minimo indispensabile, anche in termini decisionali e non solo operativi. A tal proposito, stanno nascendo sia a livello software che hardware moltissime innovazioni che credo e spero alleggeriranno la situazione lavorativa dei viticoltori, portando beneficio alla produzione, al territorio e alle aziende.
Vista la premessa e anche la difficoltà nella difesa fitosanitaria degli ultimi anni (ricordiamo il “disastro” peronospora del 2023) non possiamo non iniziare parlando della nuova schiera di droni che stanno affrontando il mercato. Questi fantastici oggetti volanti sono ormai familiari a tutti, sono utilizzati già da anni in campo agricolo per raccolta dati, osservazioni e monitoraggi in campo, ma la nuova sfida è impiegare questi mezzi tecnici per la difesa fitosanitaria in vigna. Questo utilizzo ha molti vantaggi, ma anche diverse problematiche che in ogni caso possono venir risolte dalla tecnica e dalla ricerca.Un drone infatti utilizzato per i trattamenti anticrittogamici potrà dotarsi di guida autonoma una volta mappato il vigneto, non avrà problemi di condizioni del terreno e agibilità dello stesso (ricordiamo che, dopo le piogge, in alcuni terreni è dannoso, difficile e pericoloso entrare con un trattore), non andrà a compattare il terreno compromettendone la struttura e un operatore potrà manutenere e gestire più droni allo stesso tempo.
Ci sono anche dei lati negativi: il primo per esempio è il volo in aree abitate o nelle loro vicinanze e i permessi che ne conseguono, e poi la gestione della deriva (in pratica la parte del trattamento che non colpisce la parete fogliare e che va quindi dispersa), la forma di allevamento, il costo del drone stesso e la capacità tecnica dell’operatore. Un altro ostacolo al momento sono l’autonomia di volo e il peso del drone e della soluzione da trasportare per il trattamento: attualmente i droni più grossi possono trasportare circa trenta/cinquanta litri di soluzione fitosanitaria, facendo due rapidi calcoli per fare un esempio potete calcolare che un normale trattamento fitosanitario in viticoltura impiega dai dieci ai quindici ettolitri di soluzione ad ettaro a concentrazione normale, questi si riducono a cinque/7,5 utilizzando la doppia concentrazione e così via aumentando la concentrazione della soluzione, il problema è che in alcuni casi e con alcuni prodotti (rame e zolfo per rimanere in agricoltura biologica) non è possibile aumentare troppo la concentrazione della soluzione per il trattamento, pena intasamenti delle pompe e degli ugelli nebulizzatori e possibili problemi di fitotossicità sulle piante. Capite quindi che l’argomento non è facile e la ricerca ingegneristica e tecnica in questo campo avrà molto da fare nel futuro. Rimango comunque convinto che la strada intrapresa sia molto interessante e corretta per il futuro.
Altra soluzione di più “facile” applicazione sono i trattori a guida autonoma: ci sono già molti esempi in commercio e anche aziende che li utilizzano. Queste macchine hanno infatti in alcuni casi il vantaggio di poter utilizzare tutti o quasi gli attrezzi “classici” di cui fa uso un normale trattore con operatore a bordo e richiedono quindi meno adattamenti da parte delle aziende. Ovviamente esistono esempi di trattrici agricole autonome che necessitano di attrezzature ad hoc e tutte al momento hanno dei costi importanti per le aziende agricole e necessitano anche di buone capacità gestionali e informatiche: abbiamo visto le performance a San Leonardo con VITIBOT, e del trattore autonomo di Roberto Conterno RC3075.
Oltre alla parte hardware, è però importante parlare anche della parte software che aiuta già da molto tempo gli agricoltori nella fase decisionale e di monitoraggio per tutte le pratiche agronomiche necessarie a una buona gestione del vigneto e delle sue risorse. In commercio si trovano moltissimi esempi di programmi gestionali che vanno dalla semplice raccolta dati e promemoria a veri e propri programmi e app in grado di consigliare il viticoltore in base ai dati inseriti oppure, in fase più avanzata, di elaborare direttamente i dati raccolti da capannine meteo aziendali e non, da sensori fisici montati su droni e trattori o addirittura ricavati da satellite.
Tempo fa abbiamo conosciuto meglio il lavoro di Xfarm, un’azienda tech che ha come mission quella di valutare lo stato agronomico del campo per ottimizzare l’utilizzo degli additivi, e che offre agli agricoltori e ai viticoltori servizi agronomici attraverso una piattaforma rivolta alle aziende agricole. Gestisce insomma le attività di filiera, ma da un punto di vista molto speciale. Nata nel 2017, occupa già più di cento persone, che diventeranno centoquaranta quest’anno, ed è attiva in cento mercati, con una presenza forte in Italia, Spagna, Polonia, Francia, Brasile, Turchia e Germania. Ha centinaia di migliaia di utenti e monitora oltre tre milioni di ettari (!!!) per quattrocento diverse colture.
Già solo per questo ci sembra degna di nota: una mole di informazioni e di dati raccolti e processati che potrebbero soddisfare la sete di conoscenza di migliaia di scienziati e di agronomi, che con queste informazioni avrebbero modo di capire e di ragionare su andamento climatico, bontà o meno dei trattamenti e degli interventi in campo e mille altre cose. Ma questa piattaforma, che può essere personalizzata secondo le esigenze specifiche di chi la utilizza, può lavorare sulla sostenibilità e può essere messa a sistema con altri tipi di strumenti digitali, anche per migliorare gli aspetti commerciali.
Perché oltre a raccogliere dati, fornisce i DSS, sistemi di supporto alle decisioni di chi la usa in campo, grazie all’impegno e alle conoscenze condivise di un team multidisciplinare di professionisti e scienziati, che hanno a disposizione grandi quantità di dati per sviluppare modelli e algoritmi impiegando in maniera sinergica It, intelligenza artificiale e machine learning.
Come si fa a raccogliere questi dati? Oggi, utilizzando dei sensori in campo e droni, ma anche – sempre di più – nuove tecnologie in grado di creare servizi di quattro tipi: monitoraggio delle malattie, monitoraggio delle popolazioni di insetti, sostenibilità e irrigazione, quindi consigli per rispondere alle differenti fasi fenologiche a seconda di temperature, umidità e piogge. In attesa, e non ci vorrà molto, di un mondo sensorless in cui le informazioni proverranno dalle immagini da satelliti, che sono sempre più avanzati e che tra qualche anno dovrebbero darci dati sempre più precisi su diversi indici.
Già oggi le immagini satellitari ci mostrano quale tipo di coltura sia distribuita in una determinata zona e ci aiutano a capire come avvengono le rotazioni e come cambia la distribuzione delle differenti colture, permettendoci stime di resa puntualissime e ottimizzando lato sales il lavoro di chi produce e vende.
Un universo da esplorare, e che speriamo porti qualità, efficienza e anche più lavoro di pensiero e meno fatica in campo.