
L’Europa non sarà mai completamente indipendente dalle tecnologie straniere. È la valutazione di Juha Martelius, capo del Servizio di sicurezza e intelligence finlandese (Supo), secondo cui il continente resta intrappolato in una doppia dipendenza strutturale: software proveniente dagli Stati Uniti e hardware prodotto in Cina. «Temo che siamo un corpo infestato da due tipi di cancro», ha dichiarato Martelius a Politico, a margine della Lennart Meri Security Conference di Tallinn, aggiungendo che questa condizione rende il sistema europeo «probabilmente impossibile da far funzionare, ma con cui si può vivere».
L’immagine è volutamente estrema e restituisce la natura del problema così come viene percepito da una parte dell’intelligence europea: non una semplice fragilità industriale, ma una forma di dipendenza sistemica incorporata nella struttura stessa dell’ecosistema digitale. Da un lato, l’infrastruttura software europea è fortemente legata agli Stati Uniti, tra cloud, sistemi operativi e piattaforme globali. Dall’altro, la base materiale della tecnologia – semiconduttori, componenti elettronici e supply chain – dipende in larga misura dalla Cina e dall’Asia. In mezzo, un’Europa tecnologicamente avanzata in termini regolatori e industriali, ma priva di controllo end-to-end sul proprio stack digitale.
Le parole di Martelius arrivano mentre a Bruxelles si prepara un nuovo pacchetto legislativo sulla cosiddetta sovranità digitale. La Commissione europea dovrebbe presentare nelle prossime settimane un Tech Sovereignty Package che potrebbe includere misure per limitare l’uso da parte dei governi dell’Unione di fornitori cloud statunitensi per la gestione dei dati sensibili. L’obiettivo è ridurre le vulnerabilità strategiche in settori sempre più centrali: infrastrutture digitali, intelligenza artificiale, cloud computing e sicurezza dei dati. Nel linguaggio della Commissione, si tratta di rafforzare la resilienza europea e ridurre i rischi legati alle dipendenze esterne.
Ma la lettura dell’intelligence finlandese introduce una frattura evidente rispetto a questa impostazione. Se per Bruxelles la dipendenza è un problema da ridurre attraverso regolazione e politica industriale, per Martelius è una condizione strutturale difficilmente superabile. Non un’anomalia del sistema globale, ma il suo funzionamento ordinario.
Questa differenza di prospettiva è centrale nel dibattito sulla sovranità tecnologica. Da un lato, l’Unione europea punta a costruire capacità autonome nel cloud e nell’intelligenza artificiale, attraverso investimenti, incentivi e norme più stringenti sugli appalti pubblici e sulla gestione dei dati. Dall’altro, l’analisi di intelligence suggerisce che anche un rafforzamento significativo delle politiche industriali non modificherebbe in modo sostanziale la posizione relativa dell’Europa nella catena globale del valore.
Il punto non è soltanto economico, ma politico. La sovranità digitale riguarda infatti il controllo delle infrastrutture su cui si basano amministrazioni pubbliche, sistemi finanziari e sicurezza nazionale. In questo quadro, la dipendenza da attori esterni non è solo una questione di competitività, ma di esposizione strategica.
La Commissione europea, tuttavia, sta cercando di definire una terza via: non l’autosufficienza tecnologica, considerata irrealistica, ma una forma di sovranità selettiva. L’obiettivo è ridurre il lock-in verso fornitori extraeuropei, sviluppare alternative locali dove possibile e mantenere il controllo giuridico e operativo sui dati sensibili.
È una strategia che sposta il baricentro dal concetto di indipendenza a quello di gestione delle dipendenze. Ma proprio qui si apre la tensione più profonda: una dipendenza può essere governata, ma non eliminata. E in un contesto geopolitico segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, questa condizione diventa parte stabile dell’equilibrio globale.
Le parole di Martelius non chiudono il dibattito, ma lo irrigidiscono. Se la piena indipendenza non è un’opzione realistica, la domanda diventa un’altra: quanto controllo è necessario per evitare che la dipendenza si trasformi in subordinazione?
È su questo confine, tra ambizione politica e vincolo strutturale, che si gioca la prossima fase della strategia tecnologica europea.