
Il sindaco di Arcadia, California, si chiamava Eileen Wang. L’11 maggio scorso il Dipartimento di Giustizia americano l’ha accusata di agire come agente straniera non registrata e di aver pubblicato propaganda filocinese su un sito di false notizie su indicazione di Pechino. Wang si è immediatamente dimessa e ha accettato di dichiararsi colpevole.
Non è un caso isolato. Qualche anno prima, una donna nota come Fang Fang aveva coltivato una relazione con Eric Swalwell quando questi era ancora consigliere comunale di Dublin, in California, contribuendo alle sue campagne di raccolta fondi e segnalando almeno un tirocinante poi inserito nel suo ufficio a Washington. Quando i federali si avvicinarono, nel 2015, fuggì. Quell’anno Swalwell entrò alla commissione Intelligence della Camera.
Sono storie che sembrano uscite da un romanzo di spionaggio, ma descrivono una strategia precisa. Le operazioni di interferenza del Partito comunista cinese non puntano soltanto alle cancellerie: si insinuano nei consigli comunali, nelle università, nelle redazioni locali. E lo fanno in tutti i Paesi del G7.
È quanto documenta “Guarding the G7. Countering Beijing’s interference operations”, rapporto del Montreal Institute for Global Security che Linkiesta ha potuto visionare in anteprima. Il testo, fondato su ricerca open source e interviste con giornalisti (tra cui chi scrive), ex funzionari ed esperti nei sette Paesi, analizza come il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, il principale strumento di influenza estera del Partito comunista cinese, operi in modo sistematico, adattivo e spesso entro i confini della legalità. Molte delle attività descritte sono formalmente lecite; il loro effetto cumulativo può distorcere il dibattito pubblico e condizionare le scelte di funzionari che non si percepiscono come vettori di influenza straniera. Nel 2019 il Partito comunista cinese destinava oltre 2,6 miliardi di dollari l’anno ad attività riconducibili al Fronte Unito – cifra superiore al bilancio del ministero degli Esteri cinese.
Nel Regno Unito, il caso più emblematico è quello di Christine Lee, avvocatessa premiata nel 2019 da Downing Street. Nel 2022 il servizio di sicurezza, MI5, ha emesso un’allerta pubblica sostenendo che Lee agiva come agente di influenza del Partito comunista cinese, facilitando donazioni politiche a parlamentari e coltivando relazioni con le istituzioni. L’Alta Corte britannica ha confermato la legittimità dell’allerta. A gennaio il governo di Londra ha approvato l’ampliamento della sede dell’ambasciata cinese – la cosiddetta mega ambasciata — nonostante le obiezioni di MI5 sulla prossimità alle infrastrutture di telecomunicazione che collegano la City a Canary Wharf.
In Francia, il vettore privilegiato è la cooptazione delle élite politiche. Il rapporto cita l’ex premier Jean-Pierre Raffarin: ha promosso narrazioni favorevoli a Pechino attraverso la sua fondazione, è apparso sui media statali cinesi elogiando il sistema politico di Pechino, ha ricevuto la Medaglia dell’Amicizia nel 2019. Il servizio d’intelligence interna, Dgsi, lo aveva già convocato nel 2018. Nel 2025 il presidente Emmanuel Macron gli ha affidato una missione ufficiale sui rapporti franco-cinesi. Su un piano diverso, Jean-Luc Mélenchon ha tenuto incontri riservati con l’ex ambasciatore Lu Shaye e ha pubblicamente sostenuto la narrativa di Pechino su Taiwan dopo la visita sull’isola di Nancy Pelosi nel 2022.
In Germania il punto critico è l’intreccio tra dipendenza economica e silenzio politico. Primo partner commerciale di Pechino in Europa dal 2015, il paese ha sviluppato un’autocensura sistemica: aziende come Audi, Daimler e Leica hanno subito pressioni per posizioni su Taiwan, Xinjiang o Tienanmen. Il rapporto documenta 54 associazioni imprenditoriali con legami al Fronte Unito, e cita Duisburg, sede del più grande porto fluviale del mondo, dove un memorandum con Huawei per la modernizzazione urbana è rimasto in vigore fino al 2022, quando è stato rimosso anche dai registri ufficiali.
Il caso italiano presenta vulnerabilità di natura istituzionale. L’Italia è l’unico Paese del G7 senza un Consiglio di sicurezza nazionale formale né un sistema di registrazione degli agenti stranieri. Questa frammentazione ha reso possibili dinamiche come quella di Asti, che nel 2023 ha siglato un gemellaggio con Nanyang e ricevuto una delegazione di China Telecom per discutere di smart city, ignorando il ruolo di quella società nell’apparato di sorveglianza cinese. Sul fronte mediatico, una partnership tra Xinhua e Ansa, poi interrotta, aveva inserito contenuti prodotti dallo Stato cinese nei sistemi di newswire accessibili alle redazioni italiane.
Il quadro che emerge non è quello di un’interferenza monolitica e facilmente attribuibile, ma di un sistema adattivo che sfrutta le aperture strutturali delle democrazie: la libertà di associazione, la mobilità accademica, la dipendenza dei media da contenuti a basso costo, la scarsa trasparenza delle amministrazioni locali. La logica del Fronte Unito, scrive il rapporto, è quella di «prendere in prestito la barca per arrivare al mare»: usare canali che sembrano legittimi e localmente radicati per veicolare narrazioni che rispondono a una regia centrale.
Le raccomandazioni del rapporto si articolano su tre piani: un meccanismo permanente di coordinamento G7, con condivisione sistematica di intelligence sulle reti del Fronte Unito; un registro armonizzato degli agenti stranieri con obblighi allineati tra le diverse giurisdizioni, per evitare che le operazioni si spostino verso i paesi con norme più permissive; e, sul piano subnazionale, il più trascurato, briefing ricorrenti per funzionari locali e strumenti pratici di valutazione del rischio per i comuni che stringono accordi con soggetti stranieri in settori sensibili.
La sfida non sta nell’individuare i casi eclatanti. Sta nel costruire sistemi capaci di rilevare un’influenza che opera nei margini della legalità, ai livelli più bassi delle istituzioni e nelle reti che nessuno sorveglia.
Questo è un estratto della newsletter di Strategikon, la testata di Linkiesta dedicata alla sicurezza nazionale e curata da Gabriele Carrer. Arriva ogni martedì. Qui per iscriversi.