È finito anche il secondo colpo di Stato a rilascio prolungato effettuato dal complesso mediatico-giudiziario ai danni del sistema politico italiano e della volontà maggioritaria degli elettori.
Il successo delle manovre giudiziarie fu completo nel caso di Mani Pulite, le cui inchieste a 360 gradi – con o senza notizia di reato – e gli arresti a strascico, spesso con finalità delatorie, portarono alla distruzione totale dei partiti di governo della Prima Repubblica. Oggetto dell’inchiesta fu l’ampia corruzione a scopo di finanziamento occulto eretta a sistema dai principali partiti italiani, Dc e Pci, poi dilagata nella maggior parte dei partiti minori, con particolare radicamento nel Psi. Ma i magistrati del pool di Milano non si accontentarono di fare il loro mestiere. L’inchiesta divenne il pretesto per affermare la necessità di un controllo morale del sinedrio dei magistrati sulla vita politica del Paese. Strumento dovevano esserne i partiti della sinistra, guidati dagli eredi del Partito Comunista Italiano e dal suo ultimo segretario Achille Occhetto.
Se la distruzione del sistema politico ebbe successo, le speranze del pool di poter cavalcare il futuro politico italiano furono frustrate dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e dall’imprevisto successo elettorale di Forza Italia.
Il secondo colpo di Stato si avviò quasi immediatamente. La base delle operazioni si spostò da Milano alla Sicilia, colpita negli anni precedenti da una serie tragica di delitti di mafia. All’assassinio dei due procuratori più abili, coraggiosi ed esposti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, aveva fatto seguito la cattura dei vertici della mafia corleonese, fra cui il cosiddetto Capo dei Capi Totò Riina, arrestato dai carabinieri del Ros sotto il comando del colonnello Mario Mori. Cosa Nostra reagì con una serie di sanguinosi attentati a Firenze, Milano e Roma.
Su questa base di delitti mafiosi si avviò, da parte di diversi rami della magistratura riuniti in una sorta di Antimafia Associata, il tentativo di coinvolgere Berlusconi nell’attività dell’associazione criminale: prima ipotizzando un coinvolgimento di Riina e dei suoi compari nella fondazione di Forza Italia, poi accusando direttamente Berlusconi di essere il mandante politico delle stragi. Una strategia della tensione bis attuata dal fondatore della Fininvest allo scopo di – allo scopo di? Ecco, quello che è sempre restato misterioso nel labirinto di accuse di cui mai si è verificata la consistenza, è quale fosse il movente, se non la generica presunzione di volersi sostituire ai partiti soppressi da Mani Pulite nella protezione di Cosa Nostra.
L’inconsistenza degli elementi raccolti nel sottobosco dei pentiti di mafia non ha però limitato la fantasia di pattuglie di magistrati, prima in Sicilia poi, in ultimo, in Toscana. Sconfitta più volte nei tribunali, l’Antimafia Associata ha mantenuto vivo il dubbio per decenni, sostenuta e promossa da una serie di quotidiani e cronisti giudiziari – capofila il Fatto e la Repubblica – e da testate televisive, capofila La7 dell’editore del Corriere della Sera Urbano Cairo con i suoi talk show serali, arricchiti dalla presenza costante di Marco Travaglio, affiancati da Report di Sigfrido Ranucci sulla Rai, dai programmi di Massimo Giletti qua e là e da una varietà di sedicenti giornalisti d’inchiesta. Sul versante politico, una parte della sinistra – primo fra tutti il Movimento 5 Stelle – ha mantenuto accesa la polemica, dando risalto e ospitalità ai magistrati protagonisti delle inchieste non solo negli eventi pubblici ma anche in Parlamento.
Tutti costoro faranno ancora riecheggiare il loro boia chi molla, ma la partita si è conclusa.
Il secondo colpo di Stato è finito. Dopo le plurime assoluzioni di Mario Mori – coinvolto in incredibili processi dove la sua colpa sembrava quella di aver sconfitto Cosa Nostra senza l’autorizzazione dell’Antimafia Associata – la sentenza fiorentina che proscioglie Silvio Berlusconi a tre anni dalla sua morte disarma definitivamente il teorema. Forza Italia e Berlusconi sono stati indeboliti, non affondati. Ma contributo dell’Antimafia Associata all’ondata populista che ha investito le istituzioni italiane, e al generale deterioramento del sistema politico, non potrà essere ignorato.