Regali fuori stagioneIl campo largo si divide ancora sull’Ucraina, e il governo festeggia

Pd e Cinquestelle non riescono a trovare una sintesi sulla politica estera, facendo felice solo Meloni e la sua maggioranza

Lapresse

Ancora una volta è l’Ucraina a dividere Partito democratico e Movimento 5 stelle. Non c’è niente da fare. La tanto agognata sintesi non c’è, perché non ci può essere. Il partito di Elly Schlein, magari senza lo slancio ideale che sarebbe giusto avere, non ha dubbi sull’appoggiare l’imminente avvio delle trattative per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Nella mozione parlamentare del Pd, che verrà presentata domani nell’ambito delle comunicazioni di Giorgia Meloni alla vigilia del Consiglio europeo, si ritiene l’ingresso di Kyjiv in Europa una scelta di fondo, strategica, che non può essere rallentata o rinviata.

Naturalmente Giuseppe Conte ne presenterà una propria che dice il contrario, d’altronde in continuità con la storica posizione del Movimento – contraria agli aiuti militari a Kyjiv e da sempre favorevole invece alla trattativa con Mosca malgrado Vladimir Putin continui a bombardare (ricambiato dalla Resistenza ucraina).

Per l’ennesima volta dunque i partiti del campo largo si presenteranno divisi, e sempre sulla politica estera. Il governo ne trae vantaggio. È un regalo atteso, ma non per questo meno gradito. Per una maggioranza slabbrata e per la prima volta impaurita – dal generalissimo Roberto Vannacci – è una boccata d’aria pura.

Ai maggiorenti del Pd che ripetono a turno che è arrivato il momento di mettersi tutti intorno a un tavolo per cominciare a delineare il mitico programma comune, Meloni e i suoi alleati non hanno difficoltà a far notare che le divisioni in Parlamento sulla politica estera permangono intatte. Quattro anni di opposizione comune non sono bastati a superare le differenze.

Questa permanente difficoltà peraltro si registra dentro un clima che è tornato freddo. Inutile sbracciarsi a sostenere che ai ballottaggi «si è vinto» con una contabilità da dopolavoro: dieci a sei, tre a tre, vittorie sommate come figurine. Ma la politica non è un pallottoliere. E il dato politico è più semplice e più scomodo: non ha vinto davvero nessuno.

Se il Pd aveva immaginato che dopo il referendum la strada fosse tutta in discesa, dovrebbe ora prendere atto che le amministrative hanno segnato una battuta d’arresto e che, sondaggi alla mano, Giorgia Meloni non cede e Schlein non sfonda. A parte le uscite dal partito – ultima, Pina Picierno – c’è nel Partito democratico qualche segnale più nascosto come di fatica dovuta alla presa d’atto che la partita è più difficile di come si pensava.

La Direzione dovrebbe tenersi il 23 giugno: non ci saranno drammi né scontri particolari. Forse però la messa agli atti che grandi passi avanti non si registrano. Un bagno di realismo sarebbe utile, un abbassamento della cresta potrebbe essere la premessa per correggere quello che non va. Ma è un esercizio al quale i dirigenti del Nazareno non sono abituati. E dunque, pacche sulle spalle e tutti al mare.

X