Conflitti senza bombeIl controllo della percezione è la vera arma del potere globale

La guerra cognitiva punta a influenzare percezioni e decisioni attraverso disinformazione, tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Stati, attori non statali e soggetti privati la usano per indebolire le democrazie e la coesione sociale

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La guerra cognitiva (cognitive warfare) è oggi una delle dimensioni più critiche del conflitto ibrido. Sfruttando tecnologie digitali, intelligenza artificiale e scoperte nelle neuroscienze, il conflitto moderno non punta più solo alla distruzione fisica, ma al controllo dei processi decisionali. Con la cognitive warfare il nuovo campo di battaglia diventa la mente umana. 

Nonostante il concetto sia relativamente recente e ancora in fase di sviluppo, la Nato, in un documento del 2023, ha ufficialmente riconosciuto la cognizione come il sesto dominio di guerra, accanto a terra, mare, aria, spazio e cyber. In quel documento si sottolinea, tra l’altro, come la capacità di utilizzare (in modo improprio) intenzionalmente le informazioni all’interno delle reti digitali e di diffonderle a livello globale su varie piattaforme, come i social media, abbia dato origine a nuovi strumenti e metodi per l’avversario. La cognitive warfare mira a interrompere le relazioni e a sfruttare le vulnerabilità umane, come la fiducia e i bias cognitivi, sia a livello individuale che nazionale, e il suo impatto si estende a tutti gli ambiti operativi.

La guerra cognitiva è molto più della semplice disinformazione. È un vero e proprio attacco alla mente che combina verità parziali ad azioni economiche, diplomatiche e militari. Il suo fine è piegare il processo decisionale e la percezione dell’avversario, evitando l’uso diretto della forza.

Attori statali e non statali quali le autocrazie del mondo non-occidentale (Russia, Cina, Iran e Corea del Nord), movimenti come Hamas e Hezbollah e forze eversive-terroristiche ricorrono sistematicamente alla guerra cognitiva per tentare di influenzare e destabilizzare le democrazie occidentali tramite la diffusione massiccia di narrazioni strategiche false o fuorvianti.

L’Italia, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, la naturale vivacità (spesso polarizzata) del suo dibattito pubblico e la sua appartenenza alla Nato e all’Unione europea, rappresenta un bersaglio ideale per chi vuole destabilizzare la coesione dell’Occidente. 

Minare la fiducia nella democrazia, indebolire il pensiero critico, scardinare il consenso interno e la coesione sociale del mondo libero attraverso la manipolazione sistematica della percezione della realtà sono obiettivi che accomunano gli attori sopracitati.

La Russia e il controllo riflessivo
La Russia è un attore chiave nel campo della guerra cognitiva e un modello per Cina, Iran e Corea del Nord. La Russia ha utilizzato efficacemente la guerra cognitiva per agevolare il suo conflitto in Ucraina, influenzare il processo decisionale occidentale, offuscare i propri obiettivi, preservare il regime del presidente russo Vladimir Putin e mascherare le proprie debolezze.

La principale differenza tra gli approcci di Russia, Cina, Iran, Hamas e Hezbollah alla guerra cognitiva risiede nei loro obiettivi finali e nello stile operativo.

La Russia mira a destabilizzare e polarizzare le società occidentali attraverso una teoria esplicita e complessa di epoca sovietica chiamata controllo riflessivo. Il Cremlino progetta operazioni di informazione per creare una falsa immagine del mondo nella mente dei suoi avversari, in modo che questi intraprendano azioni che ritengono di promuovere i propri interessi, quando in realtà favoriscono quelli della Russia. Mosca ha utilizzato abilmente questa tecnica per persuadere gli Stati Uniti e i loro alleati europei a rimanere in gran parte passivi di fronte agli sforzi della Russia per destabilizzare e smantellare l’Ucraina con mezzi militari e non militari prima dell’invasione su larga scala del 2022. Tutti i concetti di base e la maggior parte delle tecniche attinenti al controllo riflessivo sono stati sviluppati dall’Unione Sovietica decenni fa. La teoria strategica russa odierna rimane relativamente priva di immaginazione e fortemente dipendente dal corpus di lavori sovietici con cui i leader russi hanno familiarità.

La Cina punta sul lungo periodo
La Cina considera la guerra cognitiva uno sforzo strategico di lungo periodo il cui obiettivo è proteggere la propria immagine internazionale, mettere a tacere il dissenso e garantire che il sistema globale rimanga favorevole alla sua ascesa economica e politica.

Nel 2003, Beijing ha adottato la Strategia delle tre guerre, che ha praticamente reinventato la comprensione della guerra e che, combinando i tre tipi di guerra (psicologica, di opinione pubblica e legale), ha contribuito e continua a contribuire al raggiungimento degli obiettivi cinesi. Secondo i funzionari cinesi, questa strategia rappresenta un moltiplicatore di forza per conseguire i suoi obiettivi all’interno e all’estero.

La cooptazione di voci straniere è una strategia sistematica di soft power e influenza geopolitica, coordinata principalmente dal Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito del Partito Comunista Cinese (PCC), il cui scopo è reclutare o influenzare élite politiche, accademiche e mediatiche occidentali per legittimare le politiche di Beijing, silenziare le critiche e orientare il dibattito internazionale a favore del governo cinese. 

Gli Istituti Confucio, fondati a partire dal 2004, rappresentano l’esempio più strutturato e dibattuto di questa penetrazione nel mondo accademico. Benché si presentino ufficialmente come centri culturali ed educativi no-profit, simili all’Alliance Française o al British Council, possiedono una differenza strutturale cruciale: si inseriscono direttamente all’interno delle università straniere, finanziando cattedre, corsi di lingua e borse di studio.

Un ruolo chiave è inoltre svolto dal controllo digitale. La Cina ha effettuato massicci investimenti in intelligenza artificiale e tecnologie di sorveglianza per controllare le narrazioni interne e diffondere a livello globale contenuti approvati dallo Stato attraverso piattaforme come TikTok o WeChat.

La difesa asimmetrica dell’Iran
L’Iran, analogamente alla Russia, cerca di utilizzare la guerra cognitiva per indebolire le istituzioni politiche occidentali ed erodere la coesione sociale, ma a differenza dei modelli globali e sistemici russi e cinesi, la strategia iraniana si distingue per una postura prevalentemente reattiva, regionale e focalizzata sul contrasto alle sanzioni e alle pressioni occidentali. 

La cognitive warfare dell’Iran è una componente centrale della dottrina di difesa asimmetrica di Teheran e viene utilizzata per compensare l’inferiorità militare convenzionale ed estendere l’influenza regionale. Tra i suoi principali obiettivi c’è quello di dissuadere avversari regionali come Israele e Arabia Saudita e ridurre l’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente attraverso intimidazioni mirate. 

Da quando è scoppiata la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, Teheran ha dimostrato una notevole capacità di utilizzo di contenuti video generati dall’intelligenza artificiale per inondare i social media. Account social collegati al governo iraniano hanno pubblicato un numero significativo di foto e video, tutti incentrati su una narrazione principale: ritrarre le forze statunitensi come vulnerabili ed esagerare i danni causati dalle forze iraniane. Un esempio è stata la pubblicazione e diffusione di video generati dall’IA di grattacieli in fiamme e di immagini satellitari manipolate che mostravano falsamente la distruzione del quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein. Ciò dimostra che per l’Iran la guerra cognitiva non è un semplice accessorio alle operazioni militari, ma un processo stratificato e integrato.

Le differenze tra i proxy di Teheran
La guerra cognitiva di Hamas è asimmetrica e orientata alla sopravvivenza. Hamas utilizza la violenza estrema e la vittimizzazione per colmare l’enorme divario militare con Israele. Mentre attori statali come la Russia operano su scala globale, Hamas si concentra sull’usura emotiva per frammentare la società israeliana e sulla mobilitazione internazionale per isolare Tel Aviv, trasformando il successo tattico militare della controparte in una sconfitta d’opinione pubblica globale.

La dottrina del gruppo, spesso definita Harb Nafsia (guerra psicologica) o guerra dei nervi, è integrata direttamente nelle sue operazioni di combattimento. L’obiettivo principale è paralizzare il processo decisionale israeliano, erodere la volontà di combattere nell’opinione pubblica nemica e assicurarsi legittimità internazionale presentando le proprie azioni come una “gloriosa traversata” piuttosto che come atti di terrorismo. 

Al contrario, la guerra cognitiva di Hezbollah si basa su un approccio altamente istituzionalizzato, centralizzato e strategicamente calcolato, progettato per manipolare le strutture mentali e le valutazioni del rischio degli avversari. Rispetto ad Hamas, che utilizza tattiche decentralizzate e rapide di shock e terrore, Hezbollah opera come un apparato militare di livello statale, fortemente supportato dalle architetture informatiche e di intelligence iraniane.

Questo supporto si riflette in un uso dinamico e sofisticato delle nuove tecnologie per plasmare la percezione di amici e nemici. Il gruppo dedica enormi risorse a campagne di propaganda che enfatizzano la resistenza, il martirio e i successi militari, combinando una potente rete mediatica regionale (come l’emittente Al-Manar) con operazioni psicologiche cyber. Per massimizzare l’impatto sui suoi pubblici di riferimento, Hezbollah pubblica talvolta in inglese e persino in ebraico per fare leva sulle divisioni interne dei suoi avversari, sebbene la maggior parte dei suoi contenuti rimanga in arabo.

In definitiva, sia Hamas che Hezbollah mirano a manipolare la percezione dei fatti per influenzare le decisioni tattiche e il supporto delle popolazioni coinvolte, sfruttando la viralità e la velocità dei social media per colmare i propri gap convenzionali.

Il settore privato
Esiste un mercato sommerso ma in forte espansione noto come “Disinformation-as-a-Service” (DaaS) o “Black PR”, dove società private vendono campagne di guerra cognitiva per colpire competitor aziendali. Questi attacchi non mirano solo ai sistemi informatici, ma alla percezione pubblica per abbattere il valore del brand e il titolo azionario.

Possiamo classificare questi attori, che operano spesso in zone grigie della legalità, offrendo “negabilità plausibile” ai loro clienti, in tre categorie.

Agenzie di Black PR che operano principalmente tramite la creazione di contenuti falsi o manipolati per screditare un’azienda, Team specializzati che dichiarano di aver influenzato decine di elezioni e processi aziendali usando hackeraggio, sabotaggio e botnet coordinate, Società di investigazione e/o sicurezza che utilizzano tattiche di “guerra informativa” per spiare o diffondere dati sensibili (leaks) atti a causare panico negli investitori.

L’inchiesta “Disinfo Black Ops” realizzata da giornalisti di 30 testate, tra cui Guardian, Observer, Haaretz, Le Monde, Der Spiegel, Radio France, TheMarker, Paper Trail Media e Washington Post,  fa luce sui meccanismi solitamente nascosti che si celano dietro le campagne di disinformazione industriali, gestite da enti finanziati da stati o da mercenari privati che diffondono false informazioni su internet a scopo di lucro.

Un convegno e un corso di formazione per approfondire
Il convegno gratuito promosso dall’Istituto Germani “Difendere la mente: la minaccia della cognitive warfare. Verso una strategia di sicurezza cognitiva nazionale”, si terrà a Roma il 12 giugno 2026. Per richieste di partecipazione in presenza, si prega di inviare una mail a [email protected]. L’evento verrà trasmesso in diretta sul canale YouTube ufficiale dell’Istituto Germani. Il corso di alta formazione “Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale: le nuove frontiere dell’intelligence e della difesa psicologica”, si svolgerà a Roma (in presenza e in live streaming) il 18-19-20 giugno 2026, nell’ambito della Scuola di Formazione in Intelligence e Analisi Strategica dell’Istituto Germani. Le iscrizioni al corso sono ancora aperte, posti in aula disponibili.

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