Quando nelle scorse settimane alcune proprietà legate al primo ministro britannico Sir Keir Starmer sono state colpite da attacchi incendiari, la prima domanda è stata chi c’era dietro. La risposta emersa dalle indagini britanniche porta a un modello sempre più familiare nelle operazioni di influenza russe in Europa: non necessariamente un’azione condotta direttamente dagli apparati di Mosca, ma una rete di intermediari, reclutatori online e attori disposti a trasformare tensioni sociali in strumenti di pressione politica.
Secondo un’inchiesta del Financial Times, dietro gli incendi ci sarebbe una figura conosciuta online come El Money, un coordinatore che avrebbe reclutato tramite Telegram Roman Lavrynovych, il cittadino ucraino di 22 anni condannato questa settimana per gli attacchi assieme a Stanislav Carpiuc, 27 anni, cittadino romeno nato in Ucraina. Il profilo di El Money sarebbe collegato all’ecosistema di NoName057(16), gruppo hacktivista filo-Cremlino che le autorità statunitensi hanno indicato come sostenuto dallo Stato russo. La stessa rete avrebbe promosso anche campagne di provocazione anti-islamica nel Regno Unito.
Il punto centrale non è soltanto l’eventuale catena di comando, ma il modello. Come ha spiegato l’ex direttore del National Cyber Security Centre britannico Ciaran Martin, Mosca opera sempre più spesso attraverso un ecosistema ibrido in cui apparati statali, gruppi criminali e comunità estremiste possono condividere obiettivi e strumenti, mantenendo però una distanza sufficiente a negare un coinvolgimento diretto.
La ricostruzione della BBC aggiunge un elemento ancora più significativo: dietro l’identità di El Money ci sarebbe in realtà Evgeny Lyukshin, 23 anni, un cittadino russo con una formazione nell’information warfare e figlio di un alto funzionario. E tra le figure che lo hanno formato ci sarebbe Sergey Nalobin, diplomatico russo già assegnato a Londra tra il 2010 e il 2015, periodo nel quale aveva costruito rapporti con ambienti politici britannici, in particolare con il Partito conservatore all’epoca al potere. Nalobin è da tempo sospettato di essere legato agli apparati di intelligence russi.
Ma l’episodio si inserisce in un quadro più ampio. Parallelamente, un’inchiesta di Byline Times ha ricostruito una presunta campagna di influenza legata ad ambienti ultranazionalisti russi e vicini all’oligarca filocremmlino Konstantin Malofeev, finalizzata a diffondere nel Regno Unito la narrativa “White Lives Matter”. Al centro ci sarebbe il gruppo ultranazionalista Brotherhood of Academists, accusato di aver prodotto contenuti suprematisti e razzisti poi amplificati anche da figure dell’estrema destra britannica come Tommy Robinson.
Le due vicende mostrano una stessa tendenza: la trasformazione delle fratture interne delle società occidentali in un terreno operativo. Immigrazione, identità, conflitti culturali e sfiducia verso le istituzioni diventano leve attraverso cui alimentare polarizzazione. Le campagne ibride non passano soltanto più da cyberattacchi o disinformazione, ma dalla capacità di individuare tensioni già esistenti e spingerle fino al punto di rottura.
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