
La partita per il Quirinale entra nel dibattito politico con largo anticipo. A riaccenderla è Giorgia Meloni, che lunedì sera, ospite della trasmissione “10 minuti” di Nicola Porro su Rete 4, ha evocato apertamente la possibilità che, dopo una nuova vittoria elettorale del centrodestra, anche la presidenza della Repubblica possa essere espressa dalla destra.
«Dipenderà dagli italiani», ha premesso la presidente del Consiglio, legando però il tema alla prospettiva di una riconferma della sua maggioranza alle prossime elezioni. Secondo Meloni, infatti, si potrebbe superare «un altro grande tabù»: quello di avere al Quirinale un presidente «che non è di centrosinistra».
Per la premier si tratterebbe di una conseguenza naturale del percorso compiuto dalla destra italiana: dopo aver conquistato Palazzo Chigi e dimostrato di poter governare, anche la sua area politica avrebbe il diritto di esprimere il capo dello Stato. «Chi non è di sinistra non è figlio di un Dio minore», ha detto, rivendicando una piena legittimità istituzionale per il proprio campo politico.
Le parole di Meloni sono arrivate dopo un retroscena della Verità su una proposta di Roberto Vannacci per siglare un patto candidato la premier al Quirinale («Mai detto una cosa del genere», ha detto al Corriere il leader di Futuro nazionale, «ma si potrebbe fare»). E hanno immediatamente provocato la reazione delle opposizioni. Matteo Renzi, sui social, ha accusato la presidente del Consiglio di aver «scoperto le carte», sostenendo che l’obiettivo sarebbe arrivare al Quirinale «per sé o per un suo fedelissimo». Secondo il leader di Italia Viva, chi divide il centrosinistra finirebbe per favorire questo disegno. Ancora più duro Angelo Bonelli, di Alleanza verdi e sinistra, che ha letto nelle parole della premier una strategia più ampia: «Prima cambia la legge elettorale per blindarsi, poi punta al Colle», ha affermato. La critica è che il presidente della Repubblica non possa essere considerato un premio politico della maggioranza, ma debba mantenere un ruolo di garanzia.
Nel corso dell’intervista Meloni ha parlato anche dei rapporti internazionali, dopo le recenti tensioni con gli Stati Uniti e le dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte sulle basi italiane. «Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi», ha rivendicato la premier, ribadendo la necessità di un Occidente unito.
Spazio anche al tema Roberto Vannacci. Meloni ha ribadito la distanza dal progetto del generale in pensione, sostenendo che sia difficile costruire un percorso politico comune con chi, a suo giudizio, «vuole solo distruggere». Sul tema della remigrazione, cavallo di battaglia di Vannacci, la presidente del Consiglio ha invece richiamato il tema dei rimpatri volontari assistiti.
La questione del Quirinale, però, resta il passaggio politico più rilevante. Con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato di Sergio Mattarella, il Colle diventa già terreno di confronto tra maggioranza e opposizione. Per Meloni sarebbe il simbolo della piena maturità della destra italiana; per i suoi avversari il rischio è quello di uno squilibrio nei rapporti tra politica e istituzioni.