La National Security Agency degli Stati Uniti starebbe utilizzando il modello di intelligenza artificiale Mythos, sviluppato da Anthropic, per supportare attacchi cyber contro reti di Paesi considerati avversari, tra cui Cina e Iran. È quanto riporta il Financial Times, che descrive anche un livello di integrazione particolarmente profondo tra l’azienda e l’agenzia di signals intelligence americana: circa sei ingegneri di Anthropic sarebbero stati inseriti direttamente all’interno dell’apparato per adattare la tecnologia a esigenze operative.
Il dato più rilevante non è solo l’utilizzo del modello in contesti di sicurezza nazionale, ma la forma della collaborazione. Gli ingegneri dell’azienda non si limitano a fornire supporto esterno, ma lavorano a stretto contatto con gli operatori dell’intelligence per modificare e ottimizzare il sistema in funzione di obiettivi specifici. In altre parole, lo sviluppo del modello e il suo impiego operativo tendono a sovrapporsi.
Secondo fonti citate dal quotidiano, Mythos sarebbe utile in attività di intrusione e analisi delle vulnerabilità informatiche, con possibili applicazioni contro infrastrutture digitali di Stati terzi. Una fonte vicina alla vicenda ha descritto il principio alla base di questo approccio in termini semplici: la capacità di attacco sarebbe parte integrante della costruzione di una difesa efficace, in un contesto in cui anche gli avversari stanno sviluppando strumenti analoghi.
Questa impostazione riflette una lettura ormai consolidata nel dibattito sulla sicurezza digitale: la guerra informatica non è più un ambito separato dalla ricerca tecnologica, ma uno dei suoi principali motori. Tuttavia, nel caso di Anthropic, la situazione è resa più complessa da un contesto di tensione istituzionale. L’azienda è infatti coinvolta in una disputa legale con il Pentagono, dentro il quale rientra la stessa Nsa, sulle modalità di utilizzo dei suoi sistemi e sui limiti imposti all’impiego in ambito militare. Anthropic ha in passato cercato di limitare l’uso dei propri modelli per finalità come la sorveglianza di massa o sistemi d’arma autonomi. Il Pentagono ha reagito classificando l’azienda come possibile rischio per la catena di fornitura, una definizione rara che ha aperto uno scontro legale ancora in corso. Il paradosso è che, mentre si sviluppa questo conflitto, la stessa tecnologia viene integrata in attività operative sensibili.
Parallelamente, Anthropic ha ampliato la distribuzione del modello Mythos a un numero crescente di organizzazioni in diversi Paesi, ampliandone rapidamente la disponibilità. Questo ha alimentato interrogativi tra governi e settore privato sulla possibilità che strumenti progettati per la sicurezza o l’analisi del codice possano essere impiegati anche per individuare e sfruttare vulnerabilità nei sistemi informatici.
Il quadro che emerge è quello di una progressiva fusione tra industria dell’intelligenza artificiale e apparati di sicurezza statali. Non si tratta più soltanto di forniture tecnologiche, ma di una collaborazione diretta nella definizione e nell’esecuzione di capacità operative.
La distinzione tra sviluppo civile e uso militare, dunque, appare sempre meno netta. La vicenda di Anthropic e della Nsa mostra come i grandi modelli linguistici stiano diventando infrastrutture centrali non solo per l’economia digitale, ma anche per le strategie di sicurezza nazionale. E proprio questa centralità rende più difficile tracciare un confine stabile tra innovazione, difesa e attacco.