Nell’estate di due anni fa era stato fotografato in Italia, tra Venezia, Roma e Firenze. Immagini di viaggio che lo ritraggono in contesti turistici e familiari, tra calli, centri storici e piazze monumentali, e che oggi vengono riprese all’interno di un’inchiesta del sito britannico The i Paper sul ruolo di alcuni sviluppatori russi nel settore dei simulatori per droni militari.
Il protagonista è Aleksei Kolotilov, indicato come creatore di un simulatore iper-realistico per il pilotaggio di droni kamikaze FPV, sviluppato attraverso la sua società HFM Games. Secondo l’inchiesta, il software sarebbe utilizzato in programmi di addestramento in Russia, incluso l’ambito delle scuole militari e di iniziative legate alla formazione di operatori di droni. Kolotilov, che documenta la propria vita familiare e i viaggi su Instagram, VK e YouTube, avrebbe attraversato negli ultimi anni diversi Paesi europei e gli Stati Uniti, pubblicando immagini da Italia, Francia, Belgio e New York. Tra queste, fotografie a Disneyland Paris con orecchie di Minnie Mouse e commenti critici sull’esperienza, oltre a scatti a Firenze, Roma e Venezia, fino a immagini davanti a Trump Tower.
Secondo The i Paper, il suo simulatore FPV Kamikaze Drone sarebbe stato utilizzato in contesti di formazione legati allo Stato russo, inclusi programmi di addestramento nelle scuole e in strutture militari. Tra queste viene citata una scuola di droni di San Pietroburgo con presunti legami con il gruppo Wagner, dove il software verrebbe impiegato per la fase iniziale di addestramento dei piloti prima dell’utilizzo di droni reali. Nel 2024 una nuova legge federale russa sull’istruzione avrebbe rafforzato l’inserimento di contenuti patriottici nei programmi scolastici, mentre il ministero della Difesa britannico ha segnalato la progressiva «militarizzazione dell’educazione russa» e l’integrazione dell’addestramento ai droni nel sistema nazionale. Secondo dati citati nel rapporto, oltre 2.500 insegnanti sarebbero stati formati, con corsi attivi in più di 500 scuole e 30 college.
Il pezzo collega inoltre Kolotilov a un più ampio ecosistema di simulatori sviluppati in Russia, insieme al software KvadroSim dell’ingegnere Egor Sechinskiy. Quest’ultimo offrirebbe versioni destinate sia a scuole e università sia ad addestramento militare, con scenari che includono attacchi a mezzi corazzati e obiettivi militari. Secondo le ricostruzioni, KvadroSim avrebbe partnership con oltre 400 organizzazioni educative e legami con attori del settore difesa russo, tra cui la società statale Almaz-Antey, sanzionata da Stati Uniti e Unione europea. Il software sarebbe inoltre collegato a programmi di addestramento FPV nei territori occupati dell’Ucraina.
Kolotilov, intervistato dal giornale britannica, respinge le accuse, sostenendo che il suo prodotto è un videogioco commerciale disponibile globalmente e che non esisterebbe alcuna collaborazione con enti militari o governativi. L’uso del software in contesti educativi o militari, afferma, avverrebbe senza il controllo o il coinvolgimento della sua azienda.
Un esponente dell’opposizione conservatrice britannica, James Cartlidge, ha criticato il caso, sostenendo che individui il cui lavoro contribuisce indirettamente allo sforzo bellico russo non dovrebbero poter viaggiare liberamente in Europa e negli Stati Uniti.
Il quadro descritto dall’inchiesta è quello di una crescente sovrapposizione tra intrattenimento digitale, formazione tecnica e addestramento militare. I simulatori di volo per droni, nati come strumenti civili o ludici, vengono indicati come parte di un sistema più ampio che contribuisce alla formazione della futura generazione di operatori FPV impiegati nel conflitto in Ucraina. Parallelamente, secondo fonti di intelligence open source e analisti del settore, la diffusione di questi strumenti si inserisce in una strategia più ampia di “gamificazione” della guerra, in cui l’addestramento tecnico viene reso accessibile attraverso interfacce simili ai videogiochi, abbassando la soglia di ingresso per nuovi operatori.
Il caso Kolotilov è dunque, non un episodio isolato, ma un pezzo di una rete più ampia di sviluppatori e piattaforme che operano all’intersezione tra industria tecnologica civile e applicazioni militari, contribuendo alla costruzione del sistema di addestramento dei droni nella Russia in guerra.