
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sembra ormai ridotto a poco più di un’etichetta. Nella notte tra domenica e lunedì Washington ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi militari iraniani, mentre Teheran ha risposto con nuovi lanci di droni e missili contro basi americane in Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transitava circa il venti per cento del petrolio mondiale prima dello scoppio della guerra, è ancora chiuso.
Secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno colpito sistemi di difesa aerea, postazioni missilistiche e siti utilizzati per il lancio di droni. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha spiegato che l’operazione mirava a «ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il traffico commerciale» nello Stretto di Hormuz.
È il secondo grande bombardamento americano in meno di ventiquattr’ore. Il New York Times ricorda che nella notte precedente Washington aveva già condotto circa centoquaranta attacchi, una delle offensive più imponenti dell’ultima settimana, dopo che una nave portacontainer battente bandiera cipriota era stata colpita nello Stretto. Teheran, che nel frattempo ha annunciato la chiusura del passaggio marittimo e pretende che tutte le navi transitino nelle sue acque territoriali, considera il controllo di Hormuz una leva decisiva nei negoziati con gli Stati Uniti.
Secondo il portavoce del Centcom, il capitano Tim Hawkins, proprio mentre iniziava l’ultima offensiva americana le forze iraniane hanno aperto il fuoco contro alcune imbarcazioni commerciali. Le unità statunitensi hanno quindi abbattuto un missile e un drone kamikaze diretti verso il traffico mercantile, episodio che, secondo Washington, dimostrerebbe la necessità dell’operazione militare.
La risposta iraniana è arrivata poche ore dopo. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato nuovi attacchi contro obiettivi militari statunitensi nella regione, mentre l’esercito del Kuwait ha confermato di aver intercettato diversi bersagli aerei ostili nel proprio spazio aereo. Sempre secondo il New York Times, Teheran sostiene di aver colpito installazioni americane anche in Bahrein, Giordania, Oman e Qatar, anche se al momento non risultano conferme indipendenti sull’entità dei danni.
Donald Trump continua però a sostenere che la situazione sia sotto controllo. Intervistato dalla Nbc, il presidente americano ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è «aperto al traffico marittimo» e ha rivendicato che gli Stati Uniti abbiano «bombardato a fondo» l’Iran nella notte precedente. Trump ha inoltre affermato che nel fine settimana le due parti sarebbero state vicine a un nuovo accordo, prima che l’attacco alla nave mercantile facesse precipitare nuovamente la situazione. Il New York Times osserva però che Teheran non ha mai confermato l’esistenza di un’intesa e che la Casa Bianca non ha fornito ulteriori dettagli sulle dichiarazioni del presidente.
Dopo una settimana di bombardamenti reciproci, la tregua firmata il mese scorso appare ormai «a pezzi», scrive il quotidiano americano. La contesa sul controllo dello Stretto di Hormuz, cruciale per gli equilibri energetici mondiali, rende sempre più lontana la prospettiva di un ritorno ai negoziati.