Dopo il caso della petizione onlineRiparte l’esame del ddl Delrio contro l’antisemitismo alla Camera

Mentre il ddl arriva in commissione Affari costituzionali, il caso della petizione per la «schedatura del turismo sionista» riaccende il dibattito. Il senatore del: «Non è un problema degli ebrei, è un problema della democrazia»

L’aula della Camera dei deputati durante il voto degli emendamenti alla legge elettorale, Roma, Martedì 14 Luglio 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)
AP/LaPresse

Il ddl sul contrasto all’antisemitismo, approvato dal Senato in primavera, arriva oggi in commissione Affari costituzionali della Camera. Il provvedimento adotta ufficialmente la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance e istituisce strategie nazionali triennali di prevenzione ed educazione, senza introdurre nuove sanzioni penali.

Graziano Delrio, senatore del Partito democratico e tra i promotori della misura, ha spiegato al Riformista che «oggi si stanno riproponendo tre fattori che, negli anni trenta del Novecento, anticiparono la Seconda guerra mondiale: l’indebolimento degli organismi multinazionali, i dazi e il riarmo nazionale. Io aggiungo l’antisemitismo. Virus silenzioso, che sta crescendo e che prescinde da quello che fa Israele. Oggi, come novant’anni fa, c’è un problema democratico. Lasciare libertà di parola e critica non significa cedere al linguaggio d’odio. Se non condividi con gli estremisti il loro linguaggio non hai diritto di parola nell’università, nelle assemblee, sui social. Non è un problema degli ebrei: è un nostro problema».

Il dibattito attorno al ddl si è riacceso dopo il caso della petizione circolata su Google lo scorso fine settimana, che invitava alla «schedatura del turismo sio-nista» presentando turismo, compravendite ed eventi o legami istituzionali come possibili manifestazioni di una «neocolonizzazione sionista in Italia» e chiedendo di segnalare città, hotel, resort, vie, fonti, organizzazioni locali e persone fidate, allo scopo dichiarato di «mappare» il fenomeno e coordinare non precisate «iniziative». I dati raccolti verranno ricevuti da Global Sumud Movement. 

Per la Comunità ebraica di Milano il caso ha riportato alla memoria stagioni che si pensavano archiviate: «Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all’ebreo», ha affermato il presidente Walker Meghnagi. Allora erano elenchi e schedature, oggi un modulo online che, proprio per la facilità con cui può essere condiviso, può raggiungere in poco tempo un numero enorme di persone. Ed è proprio questa capacità di diffusione, secondo Meghnagi, a rendere il rischio non soltanto simbolico. Il timore, spiega, è che un’iniziativa nata sul web possa trasformarsi in qualcosa di molto più concreto.

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