Tanto materno per nullaMarzullo, Fagnani, e lo slabbramento del lemma che trasforma ogni donna in madre

Non ho speso tutto quel che ho speso in anticoncezionali per tranquillizzare i negati della conversazione. Se una donna con una carriera, un reddito e intrattenimenti migliori del figliare resta difficile da collocare, il problema non è il figlio che manca a lei, ma gli argomenti che mancano a loro

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È l’autunno del 2009. Lo so perché erano i beati anni in cui si usava Facebook, e quindi sopravvive una foto di quel giorno, sono con un’amica, abbiamo dietro la locandina di Shakira. È l’autunno del 2009 e io litigo tantissimo con un tapino che è alla conferenza stampa di Shakira a fare una domanda.

È un qualunque tapino che di mestiere fa le domande ai cantanti, categoria che quanto a insignificanza culturale se la batte con gli attori. Le chiede se voglia figli, o come mai non abbia figli, una di quelle domande lì.

Quelle domande di cui oggi neanche mi accorgo, ma che all’epoca mi sembrano irricevibili. Ho trentasette anni, e comincio ad avere amiche che non riescono a restare incinte: la possibilità di diventare madri fino all’età alla quale nostra nonna metteva la dentiera nel bicchiere è la più gran balla che abbia venduto loro il progresso.

Oggi non me ne importa granché, perché per quanto fingiamo di prendercela per le questioni di principio ce la prendiamo solo per le questioni che entrano nelle nostre vite, e oggi non conosco più nessuna abbastanza giovane da cercare di rimanere incinta, non ho più amiche da difendere dagli abissi di disperazioni provocati dai discorsi sul figliare.

Oggi, se qualcuno chiede «ma come mai non hai figli», mi sembra più che altro una domanda imbecille, ma so anche che il mondo è fatto di domande imbecilli. Non è che l’umanità abbia doti di brillante conversatrice, e il fatto che non le abbia è una consolazione per noialtri che scriviamo libri che nessuno legge ma che possiamo farci pagare per andare a presentarli a un pubblico così a corto di conversazione brillante che paga un biglietto per sentire due che su un palco hanno scambi che non vertono sull’oroscopo o sulla ricetta della carbonara.

Lunedì a “Temptation Island” uno ha detto a una che le sue tette erano patrimonio dell’Unesco, ed era tragicamente chiaro che lo diceva percependosi brillante, percependosi e forse pure venendo percepito, perché per una che come lavoro stagionale fa la tentatrice probabilmente “Unesco” è una parola sofisticata.

L’ultima volta che mi hanno intervistata mi hanno chiesto se credessi nell’amore, e io sono un’olimpionica della conversazione, io so rispondere alle più imbecilli delle domande, io so convincerti parlandoti di tutt’altro che sto rispondendo proprio alla tua domanda, io me la cavo con i più stolidi degli sparring partner, ma su «credi nell’amore» ho avuto la fortissima tentazione di dare una testata sul naso all’intervistatore.

Poi, siccome appunto olimpionica, ho rievocato la Cher del 1998, quella che domandava se credessimo in una vita dopo l’amore, ho spostato il discorso su Cher che all’epoca aveva l’età dei datteri ma era ancora in formissima, insomma ho fatto la mia parte, ma poiché conosco i limiti dell’umanità so cosa stava succedendo una o due ore dopo.

Che il negato per la conversazione che mi aveva fatto una domanda così imbecille che può stare solo nel testo di una canzonetta ma certo non in una conversazione tra non quindicenni, «credi nell’amore?», quel negato lì sarà tornato a casa e avrà detto eh, Soncini ha svicolato sul credere nell’amore, l’ho messa in difficoltà. Perché, quando salvi qualcuno dalla sua inadeguatezza, quel qualcuno non ti è mai mai mai grato.

Ci ho ripensato mentre l’internet si scannava su Gigi Marzullo che, da qualche parte a qualche festival di quelli pagati con le mie e le vostre tasse che vanno in cultura invece di andare in riparazione delle buche nell’asfalto, chiedeva a Francesca Fagnani non se credesse nell’amore ma se non le mancasse un figlio, e lei gli diceva che era una domanda sgraziata e poi passava a fare un discorso sul materno.

L’internet si divideva in chi difendeva il diritto delle donne di non sentirsi fare domande magari delicate, e in chi diceva eh però la Fagnani pure lei chiede cose imbarazzanti alle sue ospiti (con sempre annesso video di puntata, perché all’internet piace moltissimo percepirsi segugio dimostrando che passa troppo tempo a guardare pezzettini di tv sui social).

A nessuno, tranne che a me, pareva che il problema non fosse che Marzullo non avesse argomenti di conversazione e quindi si producesse nell’accurata imitazione d’una zia molisana, «e quando me lo fai un nipotino, eh?». A nessuno, tranne che a me, pareva che il problema fosse la risposta della Fagnani.

«La maternità si esplica in mille modi diversi, con gli amici con la famiglia con la protezione con i cani». Ecco, no. Questa cosa, Francesca, non si può sentire. Madri di cani e madri di piante di basilico. Madri di amiche. Madri di progetti culturali. Madri di draghi. Dai. Su.

Di precise parole, si vive: quando si tratta di amici ci si dice «amiche», quando si tratta di cani «proprietarie» (adesso arrivano gli antispecisti a spiegarmi che non sei padrone di cane, sei il suo umano: Basaglia, sei pentito?).

Non ho speso tutto quel che ho speso di anticoncezionali, per quasi quarant’anni di vita fertile, per poi farmi dare della madre per slabbramento del lemma: non avere figli è stato un investimento e una disciplina, non lascerò che mi dicano che devo esercitare il materno perché i Marzullo del mondo, se del materno non me ne fotte niente, si turbano perché non sanno come collocarmi. Sono lesbica? Sono punk? Sono artista?

Quando ero ragazzina si portava moltissimo una frase della de Beauvoir, «le donne o fanno figli o fanno libri». Nessuno mai ci diceva «e allora Natalia Ginzburg», perché (è anche la ragione per cui prendiamo sul serio quelli che fanno le canzonette) nessuno dubita mai della verità delle frasi che suonano bene.

Forse bisogna recuperare quel concetto. No, non mi manca un figlio, perché diversamente da tua madre ho una carriera. No, non mi manca un figlio, perché diversamente da tua moglie ho un reddito. No, non mi manca un figlio, se mi fosse mancato me lo sarei comprato. No, non mi manca un figlio, hai presente quanti intrattenimenti migliori ha una donna in questo secolo?

Forse, se proprio alle domande sgraziate non si riesce a rispondere «con tutto quel che ho speso in anticoncezionali, ci sarebbe pure mancato che non funzionassero», si può cominciare a rispondere: le donne o fanno “Belve” o fanno figli.

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