A Cobra fumouLa storia dimenticata dei soldati brasiliani che aiutarono l’Italia a liberarsi dal nazifascismo

Un documentario ricostruisce la storia della Força Expedicionária Brasileira, la divisione inviata da Getúlio Vargas nel nostro paese. Tra il 1944 e il 1945. I suoi soldati, i pracinhas, combatterono lungo la Linea Gotica

La storia presenta molto spesso eventi complessi e, in qualche modo, curiosi: combinazioni che li rendono elementi eccezionali del contesto in cui si verificano. Si tratta di eventi che, proprio in virtù della loro particolarità, faticano a far parte della narrazione principale di un evento storico. Può anche sembrare insolito, se non assurdo, che un dittatore sudamericano dichiari guerra all’Asse nel 1942, pur essendo ideologicamente vicino all’omologo portoghese António de Oliveira Salazar e, di conseguenza, anche alle altre dittature fasciste.

Per capire questa contraddizione, bisogna entrare nel dettaglio dell’operato di Getúlio Dornelles Vargas, che istituì l’Estado Novo in Brasile, di fatto una dittatura fascista. La sua istituzione, che risale al 1937, rappresenta un passo determinante della scalata al potere di Vargas, politico che, nel 1930, ampiamente supportato da una giunta militare, depone Washington Luís Pereira de Sousa, l’allora presidente del Brasile, di orientamento liberale. Gradualmente, Vargas passa da presidente temporaneo a leader di uno Stato totalitario, sciogliendo i partiti oppositori.

Tuttavia, quando scoppia la Seconda guerra mondiale, Vargas cerca di evitare il conflitto, mantenendosi neutrale e interessato a commerciare con entrambi gli schieramenti belligeranti, fino al 1942. Gli Stati Uniti, da poco entrati attivamente nel conflitto, fanno pressione sull’Estado Novo affinché supporti la causa alleata, attirando le ire della Germania, che, in un ultimo disperato tentativo per scoraggiare il Brasile dal supportare le nazioni alleate, commette una rappresaglia ai danni di una nave mercantile brasiliana, scatenando l’indignazione del popolo brasiliano.

Questo atto di guerra impone a Vargas di interrompere la neutralità nel conflitto. Il dittatore decide di inviare una forza militare a sostegno delle truppe alleate, dando vita a una divisione nota come Força Expedicionária Brasileira (FEB). Tale armata operò in Italia nel periodo che va dal settembre 1944 all’aprile del 1945, usufruendo di equipaggiamento e addestramento forniti dall’Esercito statunitense.

Il simbolo scelto dai soldati per rappresentare la FEB: un serpente con la pipa in bocca. Una scelta curiosa, quasi infantile: una risposta brasiliana al nostro «asino che vola». Si diceva infatti, in Brasile, che fosse più facile vedere un serpente fumare la pipa che vedere il Brasile schierarsi nel conflitto mondiale. Quando il Brasile dichiarò guerra, quel serpente con la pipa – a cobra, in portoghese – diventò il simbolo della FEB. Il Brasile contribuì inviando tanto soldati quanto personale tecnico e aviatori, i quali formarono la Força Aérea Brasileira (FAB).

I soldati brasiliani, nonostante l’inesperienza iniziale, ebbero una grande importanza in azione. Inizialmente non si rivelarono all’altezza di un fronte spietato come quello italiano, caratterizzato principalmente da una rete apparentemente impenetrabile di fortificazioni tedesche – quella che veniva al tempo conosciuta come Linea Gotica – e da un clima rigido, che si rivelò un nemico ulteriore per i soldati brasiliani, abituati a climi più caldi. Tuttavia, nonostante i primi fallimenti, impararono presto a combattere in modo efficace, mostrando anche un lodevole coraggio.

La FEB operò infatti lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, contribuendo alla liberazione del territorio. Le azioni della FEB, tuttavia, non si limitarono a quelle sul campo di battaglia: i soldati brasiliani, spesso noti come pracinhas, furono ricordati soprattutto per la loro umanità. Nelle città liberate e, in particolare, in quelle impiegate come quartier generale della divisione, i brasiliani supportarono attivamente la popolazione civile, condividendo tanto le loro provviste alimentari quanto l’assistenza medica, grazie a un’affinità naturale che si stabilì presto tra italiani e brasiliani.

In un contesto disumano come quello della Seconda guerra mondiale, caratterizzato da terrore, bombardamenti e minacce costanti, i pracinhas offrirono agli abitanti delle zone vicine alla Linea Gotica amicizia e umanità. Tuttavia, l’efficacia della FEB nelle operazioni militari in Italia si tradusse presto in una damnatio memoriae, voluta dallo stesso Vargas. Infatti, sottovalutando le potenzialità dei soldati inviati a combattere in Italia, mandò a guidarli João Batista Mascarenhas de Morais, un generale politicamente inviso al regime, che poteva potenzialmente diventare un rivale politico di Vargas.

Sperando in una condotta militarmente deludente, che avrebbe potuto indebolire Mascarenhas de Morais, Vargas lo allontanò dal Brasile, ma questa decisione gli si rivoltò contro quando i primi successi vennero riportati in patria. Per correre ai ripari, il dittatore minimizzò e censurò in patria le vittorie della FEB e, a operazioni militari concluse, la divisione venne rapidamente sciolta e quasi dimenticata.

Purtroppo, anche dopo la fine del regime di Vargas, quando il Brasile finì nuovamente sotto un regime dittatoriale, il ricordo della FEB venne sottratto all’oblio, ma non per fini nobili. La dittatura militare sfruttò e manipolò le azioni della FEB per alimentare la propria propaganda – alcuni degli ufficiali militari coinvolti avevano militato nella FEB e sfruttarono questo legame – ed è anche per questo che si tratta ancora di una pagina controversa per il Brasile.

Da anni, tuttavia, l’Ambasciata del Brasile in Italia e le molteplici associazioni territoriali dei luoghi che, al tempo del conflitto, erano inclusi all’interno della Linea Gotica si impegnano per tramandare quello che, innegabilmente, rappresenta il lato più umano e positivo della Força Expedicionária Brasileira. Sono stati infatti eretti monumenti atti a ricordare il sacrificio dei pracinhas morti in azione: più di 400 soldati.

Il principale di questi monumenti si trova a Pistoia: già principale quartier generale dei brasiliani, la città ospitò fino al 1960 il cimitero militare brasiliano, finché le salme non vennero trasferite in Brasile. Da allora, il cimitero è stato riadattato come monumento votivo e ospita i resti di un soldato brasiliano sconosciuto.

A queste iniziative volte a mantenere viva la memoria del contributo della FEB si aggiunge il documentario “A Cobra fumou. Il Brasile e la liberazione d’Italia”, che io, Viviano Pascucci, ho sviluppato insieme al mio collega Giacomo Zaccaron. Il documentario è un prodotto-pilota: si tratta di una videolezione che intende introdurre il tema del contributo della FEB lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, ma è stato concepito come primo passo di un progetto più esteso, che comprende un ulteriore documentario più approfondito e, potenzialmente, un podcast divulgativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A rendere possibile questo documentario è doveroso ringraziare la sponsorizzazione dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà, la casa editrice Tralerighe e il Centro Studi di Storia Contemporanea Carlo Gabrielli Rosi, come è stato essenziale il supporto dato sia dall’Ambasciata del Brasile e dalle varie associazioni lungo il territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra cui quello di Linea Gotica Pistoiese. A Cobra fumou rappresenta un debutto sia per me che per Giacomo Zaccaron, che ha curato tanto la regia quanto la fotografia del documentario. Per il contesto storico è stata preziosa la consulenza dello storico Andrea Giannasi, di Mario Pereira, figlio del veterano brasiliano Miguel Pereira e uno dei principali divulgatori della storia della FEB, del presidente di Linea Gotica Pistoiese Paolo Franceschi e di Silvio Jorge Ribeiro, che hanno aiutato me e Giacomo Zaccaron lungo tutto lo sviluppo del documentario in modo fondamentale e con gentilezza. Per lo stesso motivo dedico un sentito ringraziamento anche agli ex addetti militari dell’esercito presso l’ambasciata del Brasile a Roma il Generale Sergio Alexandre de Oliveira, al Colonnello Jauro Francisco e al Colonnello Rodrigo Coutinho Ferreira, tutt’ora addetto militare dell’esercito. Infine si ringrazia anche l’ambasciatore del Brasile Renato Mosca.

X