Economia dell’attenzioneL’intervista è morta quando abbiamo smesso di ascoltare le risposte

Musk all’Economist e Salvini a SkyTg24 la sparano grossa, come sempre. La notizia è che, per una volta, due giornaliste hanno smesso di leggere la scaletta, e hanno controbattuto

Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
AP/LaPresse

Se l’altroieri mi avessero detto che avrei trovato qualche analogia tra Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist, che parla per un’ora e mezza con Elon Musk per il format video “Insider”, e Giovanna Pancheri, conduttrice di “Start” su SkyTg24, che ha in collegamento Matteo Salvini, avrei riso forte.

Non ci sono due ospiti più diversi del miliardario pazzo che per un’ora e mezza ci dice che tra dieci anni non ci sarà più niente, niente più soldi, niente più lavoro, niente più umani che non prendano ordini dai robot, e del ministro italiano il cui momento di gloria è passato da anni, e che sappiamo già cosa dirà, il gioielliere è un brav’uomo, le città non vanno sfasciate neanche quando la polizia ammazza qualcuno, tutte cose che già sappiamo.

Certo, i due hanno in comune la vocazione allo sparagrossismo, ma le condizioni di partenza sono diverse, perché Elon Musk è abbastanza fantastiliardario da potersi permettere d’essere spiazzante, mentre Matteo Salvini è nel gioco delle parti in cui ci troviamo noi persone normali, quello in cui dobbiamo dire ciò che la nostra curva si aspetta di applaudire e per cui la curva avversaria s’aspetta di indignarsi.

L’analogia, quindi, l’hanno creata le due signore, e non perché sono due giornaliste. Si parla spesso, quando si criticano i podcast, del fatto che non sono fatti da professionisti dell’intervista, cioè da giornalisti. Accade perché viviamo in un paese curiosamente convinto che fare conversazione sia una competenza professionale, e perché i giornali non li legge evidentemente nessuno da decenni.

Altrimenti tutti quelli che cianciano di giornalisti e no saprebbero che, tra i titolari di tesserino dell’ordine, nessuno mai fa la seconda domanda, nessuno mai raccoglie uno spunto in una risposta per fare una domanda imprevista, nessuno mai dice «scusi, questa è una cazzata» a un intervistato che la spari grossissima.

Io tra l’altro ho opinioni che non condivido: non sono sicura che spararla grossissima abbia bisogno d’un contrappunto, d’una sottolineatura. A volte basta l’espressione incredula dell’intervistatore perché la castroneria dell’intervistato si evidenzi da sola.

Solo che i più neanche sono increduli, perché la risposta non l’hanno proprio ascoltata: sono impegnati a pensare alla domanda successiva, giacché è loro convinzione che la cosa più grave che possa capitare in un’intervista non è che l’intervistato dica delle assurdità, non è che l’intervistato menta, non è che l’intervistato si contraddica – è che l’intervistatore non segua la scaletta, cioè il modo in cui si era deciso che l’intervista dovesse andare prima ch’essa andasse.

Quando Lucia Annunziata faceva la televisione, faceva una cosa che alla televisione italiana non si vedeva mai: diceva «Non mi ha risposto, le rifaccio la domanda». Non l’ho mai visto fare a nessun altro giornalista italiano, figuriamoci se posso aspettarmi che lo facciano i podcaster, quei disperati che hanno come unica preoccupazione che ogni settimana qualcuno vada ospite da loro, e che per ottenere questo risultato devono comportarsi in un modo che somigli più a quello dei p.r. del Gilda on the Beach che a quello di Barbara Walters.

Però Pancheri e Beddoes hanno, credo, capito un dettaglio dell’economia dell’attenzione, e l’hanno sfruttato a loro vantaggio intervistando due sparagrossisti per vocazione. In un mondo in cui spararla grossa è uno sport diffuso, la tua intervista non trapasserà il muro d’indolenza del pubblico pigro solo perché Salvini dice che vuole candidare un galeotto alle elezioni o perché Musk dice che in Inghilterra si rischia la guerra civile e subito dopo ammette che non va in Inghilterra da anni.

Certo, ci saranno i tifosi della curva avversaria che s’indignano, guardate cosa dice questo pericoloso criminaleeee, ma non basterà: ogni giorno ci sono mille cose di cui indignarsi. Invece, hanno dimostrato ieri le due signore, c’è un’altra cosa che può far andare in giro i pezzettini della tua intervista come fossero un duetto di Sanremo, che può far emergere la tua conversazione come non fossimo saturi di talk show. Una cosa che chissà perché non fa mai nessuno: controbattere.

Lo dico da non tifosa: non importa chi abbia ragione. Io penso che abbia ragione Musk quando dice che le idee sull’immigrazione clandestina che oggi sono considerate di estrema destra erano quelle con cui Barack Obama vinse le primarie democratiche del 2008. E penso che abbia ragione Salvini quando dice che, se per la legge chi organizza una manifestazione deve garantirne la sicurezza, quella garanzia dev’essere monetaria: dai una carta di credito per dormire una notte in albergo, e ci sono assai meno probabilità che sfasci una stanza di quante ce ne siano che un manifestante sfasci le macchine parcheggiate (questo esempio è mio, non di Salvini, altrimenti il pezzettino di Sky sarebbe stato ancora più irresistibile).

Però penso che, se la Beddoes non avesse detto a Musk guardi, io in Inghilterra ci vivo, e non c’è per niente la criminalità diffusa che descrive lei, e tutte le statistiche sulla criminalità dicono che ha torto, ed è irresponsabile che dica queste assurdità a duecentoquaranta milioni di follower, non ci saremmo incuriositi né voi né io: sarebbe stata solo una di milioni di interviste che ci passano davanti ogni giorno.

Poi nessuno avrà cambiato idea, perché nessuno cambia idea mai, e per quella grande verità che ha detto un mese fa Giuseppe Cruciani a Repubblica: «C’è la percezione che su immigrazione e sicurezza il governo non abbia fatto abbastanza. L’altro giorno discutevamo di quell’imprenditrice rapinata a Firenze e mi ha chiamato Calenda per dirmi che non ci sono mai state così poche rapine. Magari sarà vero. Ma questo non è un mondo in cui il consenso lo ottieni portando la statistica».

Così come non avranno cambiato idea gli italiani che hanno preso l’Alberto Sordi di Monicelli per modello invece che per monito quando la Pancheri ha detto soave a Salvini «perché questa boutade?», riferendosi alla sua dichiarazione sul candidare il gioielliere assassino, e mentre lui insisteva che ci sono tante ipotesi tra cui la grazia si è accanita implacabile: «Che però, sa meglio di me, agisce sulla pena e non sulla condanna».

Però è stato bello, per un giorno, vedere due tizie che facevano delle domande e non si facevano per forza andar bene le risposte. È stata, se non altro, la prova che non è vero che se non sei accomodante poi la gente non viene più nel tuo programma: l’uomo più ricco del mondo è andato all’intervista dell’Economist pur sapendo che, quando avesse detto che nel 2036 i soldi non avranno nessuna importanza, la Beddoes – soave anche lei: mica c’è bisogno d’essere aggressive, quando si è implacabili – avrebbe risposto «non sono sicura che chi ha comprato le sue azioni sia d’accordo».

C’è un’altra scuola di pensiero, rispetto al «non contestano le risposte sennò hanno paura che nessuno vada più ospite». C’è chi dice che, se lei ha potuto ricordare a Salvini che la grazia non annulla la condanna e non ti rende quindi candidabile, è perché la Pancheri è stata attenta durante le ore di educazione civica e molti altri no. Che, insomma, sia necessario sapere due cose due, per dire all’intervistato che quella cosa che sta dicendo proprio non si può sentire.

Le variabili sono molte, insomma, e non credo tornerà presto un giorno in cui, che si tratti d’un ministro qualunque o di uno dei padroni dell’universo, sentiremo qualche intervistatore dire all’intervistato che sta dicendo falsità (in genere falsità che assecondino le percezioni del suo pezzo d’elettorato).

Poi certo, a un certo punto parlano di quanto ce l’hanno tutti con Sam Altman, e che quelli di Anthropic se ne sono andati da OpenAI perché anche loro non si fidano di Altman, e Elon si lancia in un elogio di quelli di Anthropic, sono tutti brave persone, «nessuno ha fatto scattare il mio rilevatore di malvagità», e la Beddoes non dice niente, povera, perché mica può dire mezza parola non di elogio su Anthropic, che le sponsorizza il format.

E quindi sì, è stata un’eccezione piacevole, questa delle risposte contestate, ma poi è tornato il momento in cui ricordarci che la regola importante da sapere è quella della sacralità dello sponsor, quella che diceva Michele Serra quando faceva l’autore di Grillo: puoi parlar male di Andreotti, ma non di Coccolino.

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