
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato ministri e alti funzionari di oltre 60 paesi a Washington per una riunione dedicata a quella che l’amministrazione Trump descrive come la ripresa del terrorismo transnazionale di estrema sinistra. L’iniziativa, prevista per il 16 luglio al Dipartimento di Stato, ha però provocato perplessità tra funzionari statunitensi, governi alleati europei ed esperti di antiterrorismo, molti dei quali non condividono la valutazione della minaccia avanzata dalla Casa Bianca.
Secondo documenti visionati dal Washington Post, il Dipartimento di Stato sostiene che questi gruppi stiano facendo crescente ricorso alla violenza organizzata e letale per perseguire obiettivi politici, e che la riunione serva a rafforzare la cooperazione tra intelligence e forze dell’ordine. L’amministrazione Trump vuole aumentare gli incontri diplomatici, designazioni formali di gruppi terroristici e programmi di assistenza alla sicurezza per contrastare il fenomeno.
Nella strategia antiterrorismo pubblicata a maggio, la Casa Bianca aveva indicato tra le priorità l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici violenti di natura secolare, definiti antiamericani, anarchici e radicalmente favorevoli alle persone transgender. Il testo prevede l’uso degli strumenti disponibili per mappare questi gruppi negli Stati Uniti, individuarne i membri e ricostruirne i legami internazionali.
Sebastian Gorka, responsabile dell’antiterrorismo dell’amministrazione Trump, avrebbe discusso con colleghi della possibilità di usare designazioni straniere di terrorismo per giustificare misure contro cittadini americani con presunti legami con antifa. Alcuni funzionari temono che questa e altre iniziative della Casa Bianca possano essere usate per scopi propagandistici in vista delle prossime elezioni, di metà mandato e presidenziali, creando un pericoloso precedente. In futuro un’amministrazione democratica potrebbe usare gli stessi poteri contro attivisti conservatori.
Trump ha da tempo fatto di antifa un bersaglio politico. Dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che definiva antifa un’organizzazione terroristica domestica, una formula che secondo gli esperti ha valore soprattutto retorico e non produce di per sé gli effetti legali di una designazione terroristica formale. A quell’ordine è seguito un memorandum presidenziale che ha chiesto al Dipartimento della Giustizia di indagare e smantellare reti e organizzazioni accusate di fomentare violenza politica.
Il punto giuridico è delicato. La legge americana prevede che un’organizzazione debba essere straniera per poter essere designata come organizzazione terroristica straniera. Jason Blazakis, che per dieci anni ha diretto al Dipartimento di Stato il processo di designazione, ha spiegato al Washington Post che se un gruppo ha una presenza domestica significativa non può essere designato in quel modo. Inoltre Antifa, abbreviazione di antifascista, è un movimento decentralizzato, privo di una struttura di comando riconoscibile e di una leadership unitaria, che riunisce attivisti di orientamenti diversi, perlopiù collocati a sinistra. A differenza di gruppi estremisti del passato, non pubblica manifesti ufficiali e non rivendica azioni in modo organizzato.
Le perplessità sono particolarmente evidenti tra i governi europei invitati alla riunione di Washington. Alcuni funzionari stranieri, parlando in forma anonima al Washington Post, hanno detto di non capire gli obiettivi dell’incontro, organizzato con scarso preavviso. Un diplomatico europeo ha osservato che nel suo paese antifa non esiste come organizzazione. Un altro ha detto di non vedere ragioni per partecipare. Un terzo ha spiegato che le autorità di sicurezza del suo paese non considerano il terrorismo di sinistra una minaccia prioritaria. Anche perché negli ultimi anni le principali preoccupazioni dei paesi europei sul tema hanno riguardato soprattutto il terrorismo di estrema destra.
A novembre 2025, il Dipartimento di Stato aveva designato quattro gruppi europei come organizzazioni terroristiche straniere, tra cui un gruppo militante tedesco chiamato Antifa Ost, due gruppi greci e uno italiano, la Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI). Le designazioni hanno suscitato scetticismo tra gli esperti. Al Washignton Post, Blazakis le ha definite insolite, osservando che quei gruppi hanno commesso atti di vandalismo e aggressioni ma non risultano responsabili di vittime. A fine maggio il Dipartimento di Stato aveva già organizzato all’Aia una riunione su antifa e terrorismo di sinistra con funzionari di polizia e antiterrorismo di vari paesi europei. I Paesi Bassi avrebbero rifiutato di coospitare l’iniziativa, che si è quindi svolta all’ambasciata statunitense.