Camillo di Christian RoccaArnold Schwarzenegger

Diffidate dei ritratti scritti col pilota automatico, il neo candidato alla carica di governatore della California, Arnold Schwarzenegger, non è un Terminator della politica né un Conan il barbaro della destra repubblicana. Avere i muscoli non esclude la contemporanea presenza di un cervello altrettanto sviluppato. Uccidere per fiction 14 mila persone a film non significa necessariamente che una volta alla guida del Golden State, mister Universo dichiarerà guerra al Nevada o invaderà il Messico. Tanto più che Arnold, politicamente, è tutto il contrario della sua immagine di celluloide. Secondo il Sacramento Bee, il giornale della capitale californiana, è un "libertario pragmatico". E’ liberista sulle questioni economiche e sul fisco, ed è un liberal, quindi di sinistra, sui temi sociali. E’ favorevole sia all’aborto sia al riconoscimento di maggiori diritti per i gay. Fosse per lui l’uso delle armi verrebbe (un po’) regolamentato e le questioni ambientali godrebbero di maggiore rispetto. Corre per i Repubblicani ma sua moglie è una Kennedy, nipote di JFK e figlia di Sargent Shriver, il vice di George McGovern, cioè del candidato prez più di sinistra della storia americana. Schwarzenegger è una via di mezzo tra Reagan e Clinton. Ai tempi del Monicagate era "imbarazzato" dall’indagine condotta da Kenneth Starr sulla vita privata del presidente (anche perché ora cominceranno a occuparsi della sua, si dice).

Arnold, in America per evitare errori di spelling lo chiamano così, ha comunicato il suo ingresso in politica ("la decisione più dura della mia vita dai tempi in cui mi sono fatto la ceretta inguinale") al Jay Leno Show, il più popolare dei talk show di intrattenimento serale. Sa come affrontare i media. Su National Review un consulente elettorale ha immaginato la pacchia del suo prossimo portavoce, il cui compito consisterà nello smistare le richieste di autografo dei cronisti. Suo padre era un nazista austriaco, ma lui è diventato il pupillo della lobby ebraico-cinematografica di Hollywood. "Sono un ebreo onorario", ha detto una volta, e dopo aver girato Terminator 2 versò il suo intero stipendio (oltre 5 milioni di dollari) al Museo dell’Olocausto. Secondo Patrick Reddy, un consulente elettorale Democratico, Arnold a differenza di altre star "ha capito che il grande successo consente alle persone di essere uomini migliori". Non ha esperienza politica, ma l’unica volta in cui ha dichiarato il suo pensiero è stato per appoggiare un referendum che istituiva programmi doposcuola per bambini. Crede nella meritocrazia, e la sua discesa in campo è stata salutata con gioia da Andrew Sullivan sul suo sito.

L’opinione pubblica liberalizzata
In California, scrive National Review, sono nate mode di ogni tipo, dalle decapottabili alle diete salutiste, dal fitness agli hula-hoop, dall’high-tech alle rivolte fiscali, da Nixon a Reagan. Nonostante Arnold non possa arrivare alla Casa Bianca a causa della restrizione costituzionale che già bloccò Henry Kissinger e che impedisce a chi è nato all’estero di diventare presidente, l’attore austriaco è già il nuovo trend della politica americana. Lo dimostra una ricerca della Pew: l’opinione pubblica si sta spostando a sinistra, scendono i favorevoli alla pena di morte, cala l’opposizione ai matrimoni omosex, la Corte Suprema difende le affirmative action e costituzionalizza i diritti dei gay. Ma questo, spiega il direttore di Policy Review Tod Lindberg, non significa che aumentano le possibilità di vittoria dei Democratici. Al contrario, dovranno vedersela con i repubblicani liberalizzati.