Camillo di Christian RoccaTre libri imperdibili per sapere (e capire) qualcosa di nuovo su Obama

Un presidente Cool, Rinnegato, Invisibile. Il racconto pop di Pistolini. I minuziosi miniracconti di Wolffe. Il capolavoro di cinquant’anni fa di Ellison

A proporre un libro su Barack Obama e dintorni a un grande editore italiano (e non solo) si ottiene sempre la stessa risposta: “No, grazie”. Il motivo è che la storia e l’epopea del quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti è già raccontata esaustivamente ogni giorno dai quotidiani, dalle riviste e dalle televisioni, al punto da non sentire alcuna necessità di confezionare un’ulteriore biografia o di impegnarsi in un ennesimo approfondimento sulla sua America. Tanto più che, a pochi mesi dall’insediamento alla Casa Bianca, è ancora impossibile trarre un bilancio serio sulla sua presidenza, a meno che non si sia fanatici di un tipo o dell’altro. Fedeli a questa strategia editoriale si sono notati gli sforzi di due bravi corrispondenti dagli Stati Uniti come Mario Calabresi di Repubblica (ora direttore della Stampa) e Gerardo Greco del Tg2 per trovare una chiave narrativa originale ai loro recenti libri sugli Stati Uniti: “La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi” (Mondadori) e “Good Morning America – Un viaggio sulle tracce del nuovo sogno americano” (Sperling & Kupfer). Nei titoli dei due libri il nome “Obama” non c’è, ma entrambi i giornalisti raccontano ciò che hanno visto sul campo negli ultimi due anni proprio al seguito di Obama, ovvero la nascita della nuova America officiata dal super presidente nero. Tra settembre e ottobre, infine, uscirà per Laterza un saggio sull’America di Obama (il titolo ancora non c’è, ma è probabile che il nome del presidente non ci sarà) scritto da Maurizio Molinari, il corrispondente da New York della Stampa. In realtà qualcosa di davvero importante e di specifico sul nuovo presidente è già uscito, a conferma che al contrario di quanto pensino gli editori e i loro focus group su Obama c’è ancora molto da scrivere, da conoscere e da imparare. Nelle librerie, infatti, ci sono tre libri imperdibili che parlano del nuovo presidente, due nuovi e uno di oltre cinquant’anni fa, ciascuno dei quali – direttamente o no – racconta e spiega il fenomeno politico, sociale e culturale alla base della formidabile traiettoria umana di Barack Obama. Due libri sono americani e uno italiano. Quello italiano si intitola “Mr. Cool – Come funziona il metodo Obama” (Marsilio) e lo ha scritto Stefano Pistolini, uno che Obama è andato a conoscerlo da vicino a Chicago nel lontano 2004 e che poi lo ha raccontato in tv, alla radio e su queste colonne un bel paio d’anni prima che scoppiasse l’irresistibile, ma a volte anche stucchevole e spesso mal riposta, “obamamania”. Pistolini ne ha scritto con tale entusiasmo che gli spericolati, ma mica tanto, redattori della sezione Esteri del Foglio ebbero il coraggio di titolare una sua paginata del dicembre 2004, cioè di tre anni prima che l’allora neoeletto senatore dell’Illinois si candidasse alla Casa Bianca, in questo modo: “Obama, il prossimo presidente degli Stati Uniti”.
Gli altri due libri sono “Renegade: The Making of a President” di Richard Wolffe, firma politica del settimanale Newsweek, e “Uomo Invisibile”, il capolavoro datato 1952 dello scrittore afroamericano Ralph Ellison che Einaudi ha avuto l’accortezza di ripubblicare in una bella edizione e con la traduzione originale di Carlo Fruttero e Luciano Gallino. Il libro di Wolffe è uscito soltanto in America ed è il resoconto più dettagliato finora pubblicato della campagna elettorale di Obama. In quei lunghi mesi il cronista di Newsweek è stato il più vicino a Obama, forse anche troppo, e per questo progetto ha potuto contare su un accesso diretto al candidato e al suo staff che i colleghi delle altre testate non hanno avuto. Il risultato è una specie di lettera d’amore a Obama, una cronaca così rosea da far storcere il naso perfino a un adulatore di Obama come il giornalista Evan Thomas, uno che in passato non ha avuto problemi a paragonare il presidente a Dio. Eppure il libro di Wolffe è condito di eccezionali e minuziosi mini racconti sulla battaglia politica ed elettorale del secolo con cui si potrebbero riempire almeno un paio di sceneggiature cinematografiche e un’intera nuova stagione di “The West Wing”.
“Uomo invisibile”, dicono i critici delle più sofisticate pagine letterarie americane, è il libro che spiega Obama meglio di qualsiasi altra cosa, anche se resto convinto che il saggio da leggere per capire Obama (e così sono quattro) sia “A Bound Man” di Shelby Steele, malgrado il sottotitolo fosse “Perché siamo entusiasti di Obama e perché non può vincere”. Steele è uno studioso conservatore di madre bianca e di padre nero, come il presidente, convinto che Obama – come tutti i neri consapevoli della propria identità – abbia dovuto indossare una maschera per affrontare la società mainstream americana. Le maschere sono tradizionalmente due, entrambe efficaci nello sfruttare la “white guilty”, quell’atavico senso di colpa della segregazione razziale che pesa sull’America bianca, in particolare su quella liberal. La prima e più diffusa maschera è quella sfrontata e aggressiva di chi sfrutta il senso di colpa dei bianchi rinfacciando all’America di essere ancora oggi razzista. Prima di Obama quasi tutti i leader politici neri avevano indossato questa maschera, a cominciare dal pigmalione del neo presidente: il reverendo Jeremiah Wright di Chicago. La seconda maschera, secondo Steele, è quella di chi scala la società scegliendo di non sfruttare le colpe razziste del passato, a patto di non essere più discriminato. L’America moderna rispetta la prima maschera. Non la ama, anzi la teme, mentre adora nel modo più profondo la seconda perché le garantisce l’innocenza e l’autorità morale di cui ha bisogno per mostrarsi generosa e dotata di buona volontà per mettere una pietra sopra il passato.

Barack e l’uomo invisibile
Obama non accusa i bianchi di essere razzisti, non è quello il suo approccio. Obama è per il dialogo e il confronto, non per lo scontro. Talvolta qualcosa gli scappa, come è successo quando s’è lasciato trascinare dal pregiudizio nel caso del poliziotto bianco che aveva arrestato il professore nero di Harvard Henry Louis Gates. Ma ciò che conta è che Obama si sia subito scusato e non abbia perso tempo a organizzare un “meeting della birra” alla Casa Bianca tra il poliziotto bianco e l’intellettuale nero. Come lui, in passato, ci sono stati il musicista Duke Ellington, l’attore comico Bill Cosby, il protagonista di “Indovina chi viene a cena” Sidney Poitier e, oggi, Oprah Winfrey, Tiger Woods, Michael Jordan, Will Smith. Non si sono venduti, non sono nuovi zii Tom, quella – spiega Steele – è soltanto la loro maschera. Ma trasportando tutto quanto in letteratura è “Uomo invisibile” il libro che racconta lo stesso fenomeno esistenziale e sociale, cinquant’anni prima di Obama, e del resto è stato Obama stesso a svelare che il libro di Ellison e la biografia di Malcolm X sono stati i suoi romanzi di formazione, ben riscontrabili nel modo in cui ha steso la sua biografia “Sogni di mio padre”. A leggere oggi “Uomo invisibile”, cinquant’anni dopo la sua pubblicazione e quasi un anno dopo l’elezione di Obama, si intuisce il percorso interiore di un uomo politico, come il nuovo presidente, con l’immagine di uno capace di superare la questione razziale, ma anche con quella di essere un uomo che la vive al suo interno in modo profondo e doloroso. Molti sono convinti che le radici miste e l’adolescenza del presidente abbiano fatto crescere o addirittura costruito un uomo nuovo, qualcuno che sia indifferente alla razza e all’identità, esattamente come tentava illusoriamente di essere il protagonista di “Uomo invisibile” nella fase iniziale del suo incontro/scontro con il mondo. In realtà, nel momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, sia Obama sia il personaggio del romanzo di Ellison capiscono che non sono e non potranno mai essere questo tipo di persona e, probabilmente, che questo genere di uomo post razziale non possa esistere. Entrambi, sia Obama sia l’uomo invisibile, a un certo punto della loro vita hanno scelto di essere neri, si sono impegnati ad agguantare quell’identità afroamericana che in un primo momento pensavano non gli appartenesse o si potesse rifiutare. Obama è spesso in contraddizione con se stesso, anche adesso che è presidente degli Stati Uniti. Le sue posizioni politiche sfuggono agli schemi rigidi posti dai suoi sostenitori e dai suoi critici. E’ così visibile da essere spesso invisibile. Anche il protagonista di Ellison è invisibile, ma non perché nero in un mondo di bianchi, ma perché il peso reale e simbolico della razza gli rende praticamente impossibile realizzare la sua piena umanità agli occhi di chiunque, anche di se stesso. Per farsi vedere, ed esserci, ci vuole metodo, disciplina e dedizione. Il “Mister cool” di Pistolini spiega in modo appassionato e razionale come Obama sia riuscito a ribaltare le sue numerose debolezze e la sua visibilissima invisibilità, come abbia fatto a intercettare e a generare tutte queste emozioni, come abbia costruito intorno alla sua identità e alla sua maschera la più formidabile macchina da guerra politica mai vista nella storia delle democrazie.
    Christian Rocca

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