Falafel CafèIsraele blocca i fondi per l’Anp dopo l’accordo Fatah-Hamas

L’accordo tra Hamas e Fatah accontenta tutti. Tranne loro, gl’israeliani. Che un po’ ci sono pure rimasti male. Perché dopo aver sostenuto per anni le posizioni riformiste di Fatah in chiave anti-...

L’accordo tra Hamas e Fatah accontenta tutti. Tranne loro, gl’israeliani. Che un po’ ci sono pure rimasti male. Perché dopo aver sostenuto per anni le posizioni riformiste di Fatah in chiave anti-Hamas, ora si ritrovano con il cerino mediorientale in mano. Mentre tutt’intorno l’area è in fiamme.

E comunque. La reazione di Gerusalemme non s’è fatta attendere. I sessanta milioni di euro che dovevano essere trasferiti dalle casse israeliane all’Autorità nazionale palestinese restano congelati. Tutti soldi provenienti da fondi accumulati nella raccolta di tasse e dazi doganali.

A confermarlo è stato il ministro delle Finanze Yuval Steinitz, del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu. Steinitz ha spiegato che Israele «deve comprendere se l’accordo, che prevede la formazione di un governo palestinese unitario, include anche la costituzione di una cassa unica tra Hamas e Fatah». Il ragionamento degl’israeliani è semplice: prima di trasferire denaro, bisogna essere sicuri che nemmeno un centesimo andrà a finire nelle tasche di Hamas. Organizzazione che ha sempre più bisogno di soldi per finanziare l’acquisto di razzi e missili da sparare contro lo Stato ebraico.

«Si tratta di un atto di pirateria finanziaria», ha attaccato Saeb Erekat, consigliere del presidente dell’Anp Abu Mazen. E ha aggiunto che Israele non ha alcun diritto di interferire nelle questioni interne dei palestinesi. La decisione di Steinitz, secondo Erekat, «riflette le intenzioni pericolose del governo Netanyahu».

Lo Stato ebraico raccoglie ogni anno per conto dell’Autorità nazionale palestinese una somma di circa 600 milioni di euro che poi trasferisce a Ramallah in diverse tranche. Il meccanismo però s’è inceppato. E le autorità palestinesi rischiano di trovarsi senza soldi per pagare gli stipendi pubblici dei 170mila dipendenti distribuiti tra Cisgiordania e Striscia di Gaza. Con il rischio che Abu Mazen chieda all’Unione Europea ancora più soldi di quanti ne riceve già.

(nella foto, il ministro delle Finanze, Yuval Steinitz, insieme al primo ministro Benjamin Netanyahu / Foto Getty)

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