Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaTabellini, Draghi ed il sostegno ai titoli sovrani

Sul Sole 24 Ore Tabellini accusa la BCE di non aver proseguito nell’acquisto di bond dell’area Euro, e di non avere una linea chiara in proposito. Draghi ha tre ottimi motivi a suo favore e la sua ...

Sul Sole 24 Ore Tabellini accusa la BCE di non aver proseguito nell’acquisto di bond dell’area Euro, e di non avere una linea chiara in proposito. Draghi ha tre ottimi motivi a suo favore e la sua strategia non potrebbe essere più chiara.

Motivo 1. Il paziente deve ancora rimanere sedato. In una settimana in cui tedeschi e francesi si dimostrano pessimisti sulla possibilità di intraprendere un progetto di lavoro intorno all’embrione di un coordinamento fiscale in Europa, in una settimana in cui Cameron dice di andare a difendere i diritti del suo paese (inteso come sistema finanziario) in barba all’Europa, la BCE dovrebbe forse preparare un clima da luna di miele di controllo dei tassi. Sarebbe stato un invito alla zuffa, in una luna di miele artefatta e drogata.

Motivo 2. Nessuno ha deciso che la BCE debba fare il “lender of last resort” dei governi. Ricordiamoci che quando ancora c’era la lira, la Banca d’Italia non lo era più per il governo italiano (il “divorzio” ad opera di Andreatta è del 1981). Un modello in cui la BCE possa svolgere questo ruolo è una possibilità, una volta che siano tenute in conto due considerazioni. La prima: il nuovo ruolo deve essere deciso dai governi e dall’Europa, e non dalla BCE. La seconda: non è detto che sia il modello migliore. E’ vero che è quello della Federal Reserve e della Bank of England, ma noi vogliamo rimanere attaccati alla possibilità di un’Europa comune in cui la banca centrale controlli l’inflazione e l’irrogazione di liquidità al sistema bancario, mentre i governi si facciano carico di gestioni di finanza pubblica sostenibili, mettano in sicurezza il debito e costruiscano una gestione del debito comune.

Motivo 3. La “monetizzazione” invocata da Tabellini è l’ultima ratio per uscire dalla crisi rinunciando all’Europa. Io penso che se fossi in Draghi dentro di me la certezza che all’ultimo minuto prima della fine dovrò fissare il prezzo e trasformare in moneta tutto il debito in eccesso. Tutto finirebbe, e forse finirà, in un falò d’inflazione, insieme alla Fed, ma non sarà una festa. Non sarà come il finale della “Banda degli onesti” in cui uno dei falsari chiede “ci state per un falò?”. Sarebbe un dramma, e le lacrime di Elsa Fornero sarebbero solo l’inizio: allora sì che usciremmo dalla crisi con maggiore diseguaglianza. Ma, soprattutto, ne usciremo senza aver costruito l’Europa, senza aver risolto i problemi di coordinamento (ma ancora prima che coordinamento, concordia) fiscale. Avremmo ancora l’Europa matrioska in cui i tedeschi rimproverano gli italiani, i padani rimproverano i non padani, e così via… In tutto questo la monetizzazione sarebbe la morfina che accompagnerebbe l’Europa a una morte meno dolorosa.

Per questi motivi gettare la croce addosso alla BCE non ha senso. Ne ha ancor meno nel giorno in cui l’attacco vero (e sconsiderato) è venuto dall’autorità europea di vigilanza bancaria (EBA), che ha mostrato di usare i requisiti di capitale delle banche come un parrucchiere usa un machete. E qui davvero è il caso di fare un appello alla trasparenza e alla mancanza di comunicazione. Assistiamo alla scena del poliziotto buono (Banca d’Italia) che dice che le banche sono solide e che ci metterà una buona parola; e il poliziotto cattivo, l’EBA, che dice che se le banche non trovano i soldi entro giugno non pensino di tagliare gli impieghi: capitale o morte. Chi dei due farà sul serio? E, alla fine, non toccherà ancora alla BCE intervenire per offrire un po’ di liquidità a un sistema bancario terrorizzato?

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