Niente più comizi in piazza, niente chiacchiere e distintivo. Lo sceriffo Cito è stato condannato a due anni per una vicenda vecchia: negò l’utilizzo dello stadio “Erasmo Iacovone” alla squadra di calcio casalinga rossoblù per via di antichi dissapori con la dirigenza. La procura generale presso la Corte d’Appello di Taranto ha emesso un ordine di carcerazione nei suoi confronti. Nel frattempo gli è stata confermata in Cassazione la condanna a quattro anni per concussione, relativa alla realizzazione di un porticciolo turistico nella città ionica. Cito ieri era in clinica, alla San Camillo di Taranto, ricoverato in seguito ad un lieve malore – causato proprio dalle cattive nuove sull’esito infausto delle pendenze giudiziarie. È stato piantonato dai carabinieri. Poi condotto in cella, una volta appurato che le condizioni fisiche lo consentivano. Ora si attende di comprendere se la reclusione sia compatibile con lo stato di salute dell’anziano onorevole.
Il vignettista de la Gazzetta del Mezzogiorno, Nico Pillini, ironizza così. In rete intanto è partita la riscossa di “citiani”, al suono di “questa è giustizia ad orologeria”. «Campagna elettorale falsata. Cari avversari politici, che gusto ci sarebbe a vincere una partita senza l’avversario in campo? Resisteremo. Abbiamo perso il bomber. Ma faremo il gol ugualmente. Merde!». Scrive inoltre un dirigente del movimento At6: «Vincere questa campagna elettorale significherebbe farlo felice». Il figlio di Giancarlo, Mario Cito, è candidato sindaco. Sostenuto dal movimento “Antenna Taranto 6 – Lega d’Azione Meridionale” e dalle liste “Giovani in azione”, “La Destra di Storace”, “Uniti per Taranto”, “In discussione – Fiamma Tricolore”. Dal padre ha preso l’umiltà; su facebook parla di sé in terza persona: «Mario sarà più combattente di Giancarlo!». Qui su Linkiesta, un lungo ritratto vintage della città, qui una bella videoinchiesta di PiazzaPulita, a cura di Alessandro Sortino.