Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaIl Sole 24 Ore ancora contro i derivati: ma non ci dice come sarebbe il mondo senza

Ci risiamo. La nostra stampa economica ritorna a tuonare contro l’utilizzo dei derivati, e non da parte di sprovveduti investitori al dettaglio, ma delle maggiori banche europee. Il tutto con numer...

Ci risiamo. La nostra stampa economica ritorna a tuonare contro l’utilizzo dei derivati, e non da parte di sprovveduti investitori al dettaglio, ma delle maggiori banche europee. Il tutto con numeri dubbi (o comunque strani), e soprattutto senza provare a descrivere come sarebbe il mondo senza derivati. Ci proviamo noi.

Il Sole 24 Ore dedica tutta la seconda pagina di oggi a riattizzare il terrore dei derivati, come se gli eventi di questi ultimi anni non avessero già seminato sconforto a sufficienza. E’ come se nel pieno di una pestilenza la stampa se la prendesse con i medicinali. L’occasione è uno studio di Mediobanca. Ecco i numeri: 5854 miliardi sono i derivati delle venti maggiori banche europee. La composizione: due terzi derivati di tasso, 670 miliardi sui cambi e 450 sul credito. Ed ecco la notizia shock: il 97% sono speculativi! Impressionante davvero, ma che vuol dire? E, soprattutto, come li hanno contati? E non c’è una contraddizione di numeri? Prendiamo i derivati di tasso: se sono due terzi del totale ed il 97% dei derivati sono speculativi, vuol dire che il mondo delle prime venti banche è spaccato in due: metà scommettono sul rialzo, e metà sul ribasso. Più che un film dell’orrore, sembra una parodia comica.

La realtà è molto meno estrema, e anzi potremmo scrivere la sceneggiatura di un vero film dell’orrore ipotizzando proprio lo scenario che il Sole 24 Ore auspica: un mondo senza derivati. Partiamo dall’oggetto del film. Cosa sono i derivati? Gli studenti di finanza di tutta Italia, freschi di preparazione per le sessioni di esami estive rispondono all’unisono: sono contratti il cui valore “deriva” da quello di un titolo rischioso! Non i miei. Domani gli studenti che affronteranno il mio esame di Analisi e Gestione del Rischio, alla domanda dovranno dare una risposta più professionale: “I derivati sono prodotti finanziari che includono posizioni di segno diverso su mercati diversi”. Questa definizione li distinguerà da chi si occupa di derivati da dilettante. Se uno tiene in mente questa definizione, è immune dal clima di terrore seminato dalla stampa. I derivati sono medicinali che consentono di alterare, per chi li sa utilizzare, la quantità di debito presente in una posizione finanziaria. Come i medicinali, possono essere utilizzati per “doparsi”, e cioè per migliorare le performance delle scelte di investimento (le scommesse), o per cambiare le forma del debito, e renderlo meno rischioso e più sostenibile. E la notizia che il 97% sia “doping” sembra un po’ eccessiva.

Per fare chiarezza, vediamo come utilizzare un derivato, il più semplice che ci sia, per “doping” o per cura. Utilizziamo è un contratto swap fisso contro variabile, come si dice: “plain vanilla”. Utilizzo speculativo: ho un debito a tasso variabile e scommetto su un’ulteriore riduzione dei tassi: entro nel contratto pagando variabile e ricevendo fisso, e in questo modo ho raddoppiato la mia passività a tasso variabile investendo l’aumento del passivo a tasso fisso. Utilizzo di copertura: mi aspetto che i tassi salgano ed entro nel contratto pagando fisso e ricevendo variabile: in questo modo la quantità di debito non cambia, ma ne cambia la qualità, da variabile a fissa. Lo studio di Mediobanca ritiene davvero che il 97% delle posizioni in derivati abbia aumentato il debito delle venti maggiori banche europee, e non ne abbia cambiato la forma? Ne dubitiamo fortemente.

Ed ecco il film. Cosa succederebbe se non esistessero i derivati? Provate a pensarci. Siete una grande banca e avete cambiato le vostre previsioni sull’andamento futuro dei tassi di interesse? Beh, vendete i titoli che avete a tasso fisso e li ricomprate a tasso variabile, o viceversa. Con impatti di mercato enormi, che non avrete potuto evitare lasciando i titoli dove stanno e utilizzando i medicinali, i derivati, appunto. E non vi convince il futuro di Spagna e Italia? Buttate sul mercato i Bonos e i BTP che avete, con effetti senz’altro più disastrosi di quelli che potete causare acquistando protezione con CDS su Spagna e Italia. E se li proibissimo, questi CDS, come suggerisce l’amico Masciandaro? Cambierebbe forse il giudizio dei mercati sulle scelte dei governi? Senz’altro avremmo messo un bavaglio ai mercati, ma i problemi rimarrebbero gli stessi di prima. L’unica differenza sarebbe che i governi potrebbero prendere le loro decisioni con più calma, che nel linguaggio dei governi significa non prenderle affatto.

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