Chiedi alla polvere. Storie di droga e narcotrafficoFacebook, l’arma di “propaganda” dei narcos messicani

I cartelli messicani seminano il terrore anche nelle piazze virtuali dei social network. Cambiano i profili delle vittime, aggiungono le foto delle loro esecuzioni e spargono i rete i le loro minac...

I cartelli messicani seminano il terrore anche nelle piazze virtuali dei social network. Cambiano i profili delle vittime, aggiungono le foto delle loro esecuzioni e spargono i rete i le loro minacce: i “narcomensaje”, come li chiamano i media locali. L’ultimo episodio risale a giugno ma solo ieri i blogger del sito Puronarco.com hanno dato la notizia che gli autori dell’omicidio appartengono ai cartelli del narcotraffico. Il 22 giugno, l’immagine del profilo di Lucy Herrera Valdés, una ragazza di Ciudad Juarez, ritrae la giovane con la bocca coperta da un nastro adesivo grigio. “Ciao, sono la porca di EL GRANEJO (Il contadino, ndr), ma tutti mi chiamano LA SETOSA – si legge nelle informazioni del profilo-. Mi hanno tagliato la gola nel giugno 2012. Questo è ciò che succede ai maiali curiosi nel territorio di MM”. Sotto, una galleria fotografica in cui il corpo nudo e senza vita della ragazza è disteso a terra, circondato da una pozza di sangue, con accanto il coltello con il quale i suoi sicari l’hanno sgozzata. In Messico non esiste alcun filtro, nemmeno sui media, che censuri la pubblicazione di immagini raccapriccianti. Così, nonostante la chiusura dell’account, le immagini circolano ancora in rete.

L’archivio di video e foto delle esecuzioni dei narcos è sterminato. Il web è stracolmo di assassinii in diretta, ripresi dagli stessi esecutori. È un modo per amplificare la paura che genera l’esposizione dei cadaveri in piazza, un costume ripugnante in uso dal 2000, quando è iniziata la guerra dei cartelli. Forme d’intimidazione mafiosa d’oltreoceano. Non è da molto che gli uomini delle organizzazioni criminali messicani utilizzano i social come mezzi di “propaganda”, per incutere timore e rispetto. Finora internet si era rivelato più che altro una minaccia. Colpa dei giornalisti che diffondevano notizie: per questo, dal 2000 i cartelli ne hanno uccisi 81. Oppure colpa della leggerezza di persone legate ai capi dei narcos, come la fidanzata di El JJ, José Jorge Balderas Garza, accusato di aver ferito alla testa nel 2010 il calciatore paraguayano Salvador Cabañas e di essere legato al cartello di Beltran Leyva. Juliana Sossa Toro, modella colombiana di 25 anni, ha rivelato sul suo account Facebook dove viveva. Proprio lì, a Chapultepec, vicino Città del Messico, la polizia federale l’ha arrestata insieme al suo fidanzato il 17 gennaio 2011.

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