Il marchese del GrilloPreghiera laica per Carlo Maria Martini

Non so se sia una necessità impellente o la semplice volontà di buttare nero su bianco qualche pensiero, ma è da quando ho appreso dell’aggravarsi delle condizioni di Carlo Maria Martini che sento ...

Non so se sia una necessità impellente o la semplice volontà di buttare nero su bianco qualche pensiero, ma è da quando ho appreso dell’aggravarsi delle condizioni di Carlo Maria Martini che sento la necessità di dedicargli qualche riga. Non il classico coccodrillo per ricordare la potenza del suo messaggio di fede. No, questo non mi compete, chi mi sta vicino ben conosce la mia rispettosa distanza nei confronti della religione. E non mi sento nemmeno di strumentalizzare la sua espressa richiesta di evitare ogni forma di accanimento terapeutico. È una scelta personale e come tale va guardata col dovuto distacco. Certo, qualche riflessione può pure scapparci.Si tratta pur sempre di un Cardinale, uno dei più prestigiosi, che ha deciso della sua vita contravvenendo ai dogmi di Santa Madre Chiesa. E, dunque, sorge spontaneo domandarsi se gli verrà concesso un funerale religioso oppure no, come nel caso di Piergiorgio Welby. Ma non è di questo che voglio parlare, nel momento del lutto è del tutto inutile rifilargli questa o quella bandierina.

Voglio parlare del mio Carlo Maria Martini. Di quando, avrò avuto 8 anni al massimo, ebbi la fortuna di stringergli la mano in mezzo agli studenti delle scuole cattoliche riuniti in Piazza Duomo a Milano. Ricordo distintamente i suoi occhi azzurro cielo incrociare i miei per un istante. Un sorriso e una carezza. Di quando, più grande, la fede se n’era andata da un pezzo sottoposta alla prova della ragione. E in un incontro pubblico mi venne consigliato di leggere le sue Conversazioni Notturne a Gerusalemme, una miniera di spunti e riflessioni. L’aveva capito perfettamente lui, l’uomo Carlo Maria, che anche non credere richiede uno sforzo intellettuale enorme. Che la fede è come un salto nel vuoto, tu lo fai ma non hai alcuna garanzia sul risultato. Solo la forza di rischiare, null’altro. Rischiare tutto, anche la vita. E così, per una volta mi sono sentito compreso, avvolto dall’abbraccio di chi crede in Dio. Fuori dai paletti dell’ortodossia. Come se anche la sua, di fede, necessitasse di essere messa sempre alla prova. E anche la Chiesa avesse bisogno di una revisione profonda e rivoluzionaria fino ad aprirsi alle unioni civili tra coppie omosessuali.

Se n’è andato il mio personale legame con la fede. Mi mancherà.

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