Che tempio faLa Chiesa che “silenzia” e quella che si riprende la parola

Nella Chiesa di Ratzinger e Bertone, di Ruini e Bagnasco c’è ancora spazio per le istanze di tante realtà ecclesiali che reclamano di poter contare di più come laici, donne, chiese locali, cattolic...

Nella Chiesa di Ratzinger e Bertone, di Ruini e Bagnasco c’è ancora spazio per le istanze di tante realtà ecclesiali che reclamano di poter contare di più come laici, donne, chiese locali, cattolici “adulti” portatori di un pensiero diverso, ma non per questo meno evangelico (anzi!) rispetto alla gerarchia su collegialità e partecipazione, morale sessuale, rapporto con le altre religioni, governo della Chiesa, temi “eticamente sensibili”?

A leggere la stampa cattolica “ufficiale” sembrerebbe di no, perché di queste realtà non si parla mai. Ma la Chiesa non è quella monolitica che raccontano i Tg, e che si autorappresenta su Avvenire, l’Osservatore Romano, la Radio Vaticana, il Sir. Lo dimostra, una volta di più, il fatto che più di 800 persone fossero assiepate, e per un’intera giornata, quella del 15 settembre scorso, sugli spalti dell’auditorium dell’Istituto Massimo all’Eur, per partecipare ad un convegno che intendeva ricordare Concilio Vaticano II, a 50 anni dopo il suo inizio, e riflettere sul suo significato per la Chiesa di oggi. Un fatto di per sé già significativo. Che diventa però ancora più straordinario se si pensa che l’evento è stato organizzato da ben 104 tra associazioni e riviste della “base” cattolica, che si sono “autoconvocate” a Roma senza nessuna sponda “istituzionale”. Anzi, nel silenzio assoluto di tutti i media ecclesiastici. Eppure, già il fatto che realtà composite e diverse come Adista, Mosaico di Pace, le Comunità Cristiane di Base, il Cipax, Noi Siamo Chiesa, la Rosa Bianca, Nigrizia, I viandanti, Agire Politicamente, insieme a tante comunità e parrocchie da tutte le parti d’Italia si ritrovassero insieme per una giornata di studio e riflessione sull’evento conciliare avrebbe dovuto costituire una notizia.

Ma quei media che pure si definiscono “voce” del mondo cattolico hanno deciso diversamente, in perfetta sintonia con una gerarchia ecclesiastica che sembra voler archiviare in fretta – e in sordina – un anniversario che pone ai credenti diverse domande, e molti dubbi, su come il Vaticano II sia stato recepito ed attuato, specie negli ultimi decenni. In questo senso, il fatto che la convocazione del Sinodo dei vescovi cada dal 7 all’11 ottobre è quantomeno vantaggioso al fine di dirottare opinione pubblica cattolica ed informazione religiosa verso temi e questioni diversi e distanti da quelli che la celebrazione dei 50 anni del Concilio potrebbe porre all’interno del dibattito ecclesiale. L’assemblea romana, poi, proponeva un tema di discussione, “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” che in Vaticano avrà fatto fischiare le orecchie a più di qualche prelato. Meglio tacere, quindi. Ma questa volta chi tace non acconsente.

Nonostante ciò, e sebbene l’approvazione di un documento finale avrebbe forse dato più forza e concretezza alle istanze emerse a Roma, la più ambiziosa iniziativa organizzata dalle realtà ecclesiali di base negli ultimi anni è stata un successo. Di numeri, di contenuti, di prospettive. Segno evidente che tra il “popolo di Dio in cammino” cresce l’esigenza di spazi di confronto e protagonismo laicale. Una esigenza che si avverte per la verità già da alcuni anni, almeno da quando i casi di Piergiorgio Welby (cui l’allora vicario del papa per la diocesi di Roma, il card. Camillo Ruini, vietò, nel dicembre 2006, la celebrazione dei funerali religiosi) e quello di Eluana Englaro, la revoca della scomunica al vescovo lefebvriano Williamson, la riedizione del Messale di San Pio V, l’alleanza organica con il berlusconismo iniziarono a scuotere le coscienze di singoli credenti, come quelle di intere comunità parrocchiali e religiose, soprattutto di persone che non avevano mai fatto parte di realtà ecclesiali organizzate, men che meno dell’area del cosiddetto “dissenso”. Ma che finora nessuno, nemmeno in un mondo cattolico progressista in parte impaurito, in parte frammentato, in parte ancora non adeguatamente preparato a raccogliere la sfida, non ha saputo o voluto raccogliere. L’assemblea romana e le iniziative che seguiranno (alcune già calendarizzate) sembrano quindi destinate ad avere futuro. Ed a far parlare di sé, anche se certo non sull’Avvenire.

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