Tempesta di cervelliUn indovino mi disse: Terzani tra divinazione, meditazione e politica

“Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani non è solamente il racconto di un viaggio durato un anno, piuttosto è il rifiuto di rassegnarsi ad una globalizzazione violenta che ha ridotto la dimension...

“Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani non è solamente il racconto di un viaggio durato un anno, piuttosto è il rifiuto di rassegnarsi ad una globalizzazione violenta che ha ridotto la dimensione locale.

Hong Kong, 1976, un indovino predice al noto giornalista che nel 1993 se avesse utilizzato l’aereo per viaggiare avrebbe rischiato di morire. A distanza di 19 anni, nel 1992, Terzani si ricorda della profezia dell’indovino e decide che nell’anno successivo avrebbe viaggiato solo via terra o via mare: un’impresa non da poco visto che andrà in Laos, Thailandia, Birmania, Cina, Singapore, isole Malesi, Indocina, Cina, Mongolia, Russia e Italia.

In ogni luogo che raggiungerà durante il 1993 troverà una storia da raccontare e pubblicare sul settimanale tedesco “Der Spiegel” e un indovino da consultare. Il libro è un mix equilibrato tra la storia di quei luoghi in quel periodo storico con le conseguenti mutazioni sociali e culturali, e l’analisi delle profezie dei diversi indovini che Terzani incontrerà e che cercheranno di svelargli il futuro.

“Un indovino mi disse” è un libro intimo nel quale l’autore decide di concedersi quasi totalmente al lettore facendosi accompagnare in quello che sarà un percorso che lo porterà a mutare: da osservatore a protagonista del mondo asiatico. Terzani denuncia come il processo di globalizzazione contribuisca alla scomparsa della tradizione in nome di una omologazione generale: “Ma non era ugualmente folle la pretesa delle Nazioni Unite di risolvere l’intero problema cambogiano in poco tempo, semplicemente con delle elezioni? E non erano folli, quasi come Pol Pot, quei funzionari che, con il computer, con nuove leggi e nuovi programmi e tanta buona volontà pensavano, come lui, di poter rifare la Cambogia? […] Invece di mandare esperti di diritto costituzionale, di economia o di comunicazione, le Nazioni Unite avrebbero dovuto mandare un gruppo di psicanalisti e di psicologi a occuparsi dello spaventoso trauma che questo popolo aveva subito“.

Politica e meditazione; raziocinio e casualità. Terzani non ci conduce esclusivamente in terre che sono ancora oggi troppo lontane da noi, ma ci apre le porte di un mondo introspettivo che in parte vuole contestare la cultura occidentale: “Era lì che, scappando, con la morte sempre in agguato, in cerca di protezione e di libertà, aveva fatto le più straordinarie esperienze della sua vita, prima di raggiungere quel che credeva di volere e passare poi anni di fama e banalità, aspettando di morire. Ma non è così, sempre, la vita? Si corre nella speranza di un qualcosa che, una volta ottenuto, non è mai così bello come è stato quel correre con la speranza!“.

Se ogni libro dovesse avere una morale da raccontare quella di “Un indovino mi disse” è che una società priva dei legami con il proprio passato difficilmente può prevedere il proprio futuro.

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