Pirates! Not the Navy!Agenda Monti: appunti natalizi per la Generazione Tuareg. La sfida tra idee ed impegno per il cambiamento.

Ieri sera è uscita con la velocità di un fulmine a ciel sereno dopo l'annuncio dell'impegno politico del Premier Mario Monti. E così eccola qui tra le nocciole di un torrone, i canditi di un panett...

Ieri sera è uscita con la velocità di un fulmine a ciel sereno dopo l’annuncio dell’impegno politico del Premier Mario Monti. E così eccola qui tra le nocciole di un torrone, i canditi di un panettone e lo zucchero a velo del pandoro arriva l’Agenda per un impegno comune scritta dal Professore servita direttamente sulla tavola degli under 35. Proviamo a sintetizzare i punti interessanti per la generazione che più di tutte soffre una crisi economica che dura da anni e li rilega all’outsidership, al precariato, ad un welfare mal ripartito e ad uno smarrimento di fondo generale. In questa soleggiata vigilia ci sono davvero poche ragioni per alzare il bicchiere a brindare tra la disoccupazione all’11%, 34mila euro di debito pubblico già in cassa, un Berlusconi che dà i numeri in qualsiasi trasmissione tv e un Ingroia che privo di qualsiasi senso istituzionale cavalca la tigre della politica giustizialista. Esisteva una sola certezza politica di nome Partito Democratico, ma l’ascensione politica del Professore ha iniziato a far vacillare pure quella. Insomma in questo Natale pieno di pastorelli smarriti, riuscirà l’Agenda Monti ad essere la cometa di una generazione che domanda opportunità per non morire d’inedia? Vediamo procedendo in pieno stile Twitter.

1) Debito pubblico e fiscalità: premessa alla crescita sono finanze pubbliche sane. Dal 2013 attuare rigorosamente il principio del bilancio strutturale; riduzione dello stock di debito pubblico (a partire dal 2015 di un ventesimo all’anno fino al raggiungimento del 60% del Pil); proseguire azione di dismissione/valorizzazione del patrimonio pubblico; riforma del sistema tributario.

2) Andare avanti con le liberalizzazioni delle professioni e fare della legge annuale di concorrenza il fulcro della politica economica.

3) Aumentare investimenti in ricerca e innovazione attraverso il credito strutturale d’imposta. Introdurre nuove forme di finanziamento e di accesso al credito. Decentramento del contratto salariale. Sostegno alle start-up.

4) Riforma dell’istruzione basata su autonomia e responsabilità. Rafforzamento dei sistemi INVALSI e INDIRE. Premio economico ai migliori dirigenti scolastici e ai insegnanti. Ridurre il tasso di abbandono scolastico e aumentare numero laureati. Aumentare investimenti in ricerca anche attraverso incentivi a privati.

5) Perseguire gli obbiettivi e rafforzare l’Agenda Digitale italiana puntando sull’estensione di banda larga ed ultra larga.

6) Incentivare processi di fusione integrativa tra fondi pensione. Correggere leggi su ammortizzatori sociali, formazione e apprendistato, politiche del lavoro. Normativa sul lavoro più semplice. Superamento del dualismo lavoratori protetti vs non-protetti. Coniugare flessibilità, mobilità, sicurezza economica con flexsecurity. Spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva, favorendo il collegamento di una parte maggiore delle retribuzioni alla produttività o alla redditività delle aziende attraverso forme di defiscalizzazione.

7) Detassazione selettiva dei redditi da lavoro femminile. Robuste politiche di conciliazione famiglia-lavoro. Potenziare l’assistenza domiciliare . Agevolazioni per famiglie con bambini piccoli. Valorizzare il ruolo del volontariato. Un reddito di sostentamento condizionato a misure di formazione.

8) Intese con fondazioni non bancarie o forme di partnership pubblico-privato per consentire allargamento iniziative finanziabili. Investire su turismo culturale, paesaggistico, enogastronomico.Puntare a turismo russo, cinese, indiano, brasiliano e del Golfo. Attuazione di un Piano strategico per il turismo.

Questi sono in linea di massima i punti più interessanti sul fronte dell’imprenditoria, dell’istruzione, del mercato del lavoro, dell’innovazione e della creazione di nuovi mercati che emergono da una prima lettura dell’Agenda Monti. Si poteva fare meglio? Certo, ad esempio sul fronte della liberalizzazione delle rette universitarie o piuttosto sull’introduzione del buono scuola o della liberalizzazione di servizi pubblici locali che creino nuovi mercati. Alcuni punti sono ancora piuttosto vaghi come sulle start up o sul fronte della concorrenza nelle professioni, tuttavia l’Agenda è un canovaccio d’intenti e non un programma di Governo. A colpo d’occhio sembra poter rappresentare il primo grande passo, se fosse attuata, verso una redistribuzione delle tutele, della rottura dei corporativismi e di apertura alla competizione dell’economia e società italiana capace di rinvigorire il Paese. Sappiamo bene quanto sarà complesso attuare anche solo una buona metà di questi punti senza una classe parlamentare capace di guardare oltre i propri benefici e la propria rielezione. La sfida più profonda dell’Agenda Monti è proprio questa: passare dalle intenzioni ai fatti. Tutti coloro che vogliono un’Italia dinamica, veloce, flessibile, libera e competitiva conoscono e studiano da tempo le misure indicate dal Professore, il discrimine ora tra i pixel del documento e quelli del cambiamento risiede solo nell’impegno comune di tutti coloro che vogliono un’Italia riformata ed europea.

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