ContronotiziaEcuador: la vittoria annunciata di Rafael Correa

                                             Cronaca di una vittoria annunciata in Ecuador. Vince e si riconferma presidente il candidato socialista Rafael Correa, al suo terzo mandato consecutivo ...

Cronaca di una vittoria annunciata in Ecuador. Vince e si riconferma presidente il candidato socialista Rafael Correa, al suo terzo mandato consecutivo che si concluderà nel 2017. Hanno votato 11,6 milioni di elettori, scegliendo anche il vice presidente, Jorge Glas, 137 parlamentari dell’Assemblea Legislativa e cinque rappresentanti del Parlamento Andino. Lo sfidante ed ex banchiere Guillermo Lasso è stato schiacciato da un 56,8 % di preferenze per Correa.

La popolarità di Rafael Correa è al massimo grazie anche ai programmi sociali che ha realizzato con i fondi provenienti dal petrolio, ai miglioramenti nella sanità, istruzione e vie di comnicazione. I suoi oppositori tuttavia lo accusano di tenere lontani gli investimenti esteri e di essere troppo vicino a Cuba e Venezuela. Lo scorso novembre, dall’università di Milano Bicocca, Correa ha tenuto una “lectio magistralis” sulla molto discussa proposta ecuadoriana di uscire dalla crisi del debito, scegliendo di non pagarlo.

L’Ecuador fa parte del blocco regionale delle nazioni dell’America Latina, la CELAC: 33 Paesi indipendenti dell’America Latina, a prescindere dai governi molto diversi dei vari Stati, che promuovono l’identità di America Latina e Caraibi come un blocco regionale unico, in grado di interloquire per ampliare il dialogo politico e competere con altri blocchi regionali a livello mondiale: quello USA e quello della stessa Unione Europea. Il vertice CELAC-UE, tenutosi a Santiago (Cile) il 26 e 27 gennaio scorso, nel contesto della competizione globale che vede il blocco europeo contrapposto a quello statunitense, rappresenta un colpo basso e una piccola spina nel fianco per gli USA, già da qualche tempo non più egemoni nell’area sud americana. Equilibri che si muovono, il 2013 vede anche lo scadere dei piani di scambi commerciali preferenziali con gli Stati Uniti.

Nel calderone degli avvenimenti c’è anche la vicenda Wikileaks. Nell’agosto 2012 il presidente Correa si è fatto conoscere per aver dato asilo politico a Julian Assange, evitandogli l’estradizione in Svezia, dove era ricercato il relazione alle accuse di molestie sessuali avanzate da due donne (è di questi giorni, inoltre, la notizia che Assange avrebbe depositato la sua iscrizione alle elezioni del prossimo 14 settembre, presso la Commissione Elettorale Australiana di Melbourne, per conquistare un seggio nel Senato e tirarsi fuori dal complicato caso politico-diplomatico). La decisione di accogliere Assange aveva messo a soqquadro le diplomazie, e c’è chi crede che il caso sia stato una carta in più per la campagna elettorale di Correa. Dopo la vittoria, l’attuale presidente ha rivolto un pensiero al caso di Assange, dicendo che “è’ una situazione diplomatica per la quale va trovata una soluzione il piu’ velocemente possibile”, e aggiungendo (e passando la palla) che il caso e’ “nelle mani dell’Europa”.

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