Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaScenette fiscali per una domanda: dov’è il fronte della lotta per l’equità fiscale?

Come si fa la lotta agli sprechi e la spending review? Come si realizza l’equità fiscale? Ci vuole la guerra o la guerriglia? Ci vuole un generale o una brigata partigiana? E soprattutto, dov’è il ...

Come si fa la lotta agli sprechi e la spending review? Come si realizza l’equità fiscale? Ci vuole la guerra o la guerriglia? Ci vuole un generale o una brigata partigiana? E soprattutto, dov’è il fronte? Qualche scenetta di storie di fisco (ma ce ne potrebbero essere altrettante sul contenimento della spesa) vissute da un cittadino normale, il sottoscritto, danno il senso di impotenza dei contribuenti in rotta alla ricerca del fronte.

Scenetta 1. Al bar. Prendo un caffè al bar sotto casa, e insieme a me prende un caffè un uomo con una divisa da lavoro. E’ un odontotecnico. Alla fine, il barista fa gli scontrini. Noto che l’odontotecnico ha qualche cosa da dire, discutono, annotano qualcosa sullo scontrino ed è tutto a posto. Dopo il barista mi dice: sa, lui lo scarica. Ci penso un attimo, come se fosse una cosa normale, poi ritorno sui miei passi. Scarica? E a che titolo lo scarica? E la domanda che emerge è: in base a quale norma, il caffè di un odontotecnico può essere portato in detrazione dalle tasse, mentre quello di un lavoratore dipendente no? Eppure siamo entrambi cittadini onesti, con lo stesso stomaco, lo stesso bisogno di caffeina per tirare avanti. E’ una legge interpretata male?

Scenetta 2. Il rimborso spese. Invito un collega a fare un intervento ai miei studenti. Il mio collega è un professional, non vuole essere pagato, ma siccome viene in ferie si accontenta del biglietto del treno andata e ritorno sulla tratta Roma-Bologna. Mi scuso del fatto che possiamo pagare solo biglietti di seconda classe, e quindi il viaggio non sarà lo stesso delle missioni che fa per la sua istituzione. Attivo la mia coordinatrice amministrativa per l’acquisto dei biglietti. La coordinatrice sente la responsabile dei pagamenti, la quale ci dà la seguente dritta. I biglietti dovranno essere acquistati attraverso un’agenzia di viaggi, altrimenti verranno tassati. E a te vengono in mente le parole di una vecchia canzone che ti era entrata nelle orecchie da ragazzo, quando Sanremo riempiva davvero le orecchie e i marroni di tutta la popolazione, compresi i “capelloni” come te: “eppure pensi ci sarà un motivo, e cerchi disperatamente una ragione, ma non c’è mai una ragione”….perché lo stesso biglietto venga tassato se non è comprato in agenzia. In base a quale norma?

Scenetta 3. La pensione ai canadesi. Ho disegnato per i miei studenti un corso fatto di seminari con esperti di fama internazionale su temi di frontiera. Il corso è un successo, ma dopo un po’ di tempo comincio a notare una strana freddezza in qualche collega straniero, e qualche collega del corso che ha invitato suoi contatti mi dice che ci sono problemi con il pagamento. I soliti ritardi, penso io, ed in effetti il ritardo era una parte del problema, ma era la parte minore. Una mia collega francese, che è anche un’amica, mi scrive una lettera esplicita dicendomi che le trattengono il 50% del compenso. Dico tra me e me: 50% come le trattenute sui miei incarichi professionali, ma io ho le trattenute INPS. Faccio una verifica con gli uffici, e scopro che è così. Paghiamo le trattenute INPS a francesi, canadesi, americani, e a chiunque passi dall’università. Provo a chiedere dove vanno questi soldi. Dico: i miei vanno nella gestione separata a mio nome, e quelli del canadese dove vanno? Qui si scatenano le leggende metropolitane. Si narra di voucher che arriverebbero al sistema di previdenza sociale canadese, di ricongiungimenti o integrazioni con sistemi pensionistici esotici. E tu dici. Possibile? Ma se un giorno sì e l’altro pure la televisione ci ammannisce storie di ricongiungimenti problematici (per non dire prese in giro) tra INPS e INDPAP… E la domanda che ritorna è: ma in base a quale norma?

Quali considerazioni trarre da questi paradossi ordinari? Direi che non esiste una logica secondo cui un caffè sia diverso a seconda di chi lo beve, o un biglietto ferroviario sia diverso a seconda di chi lo emette. E non esiste neppure che la domanda non sia più se siamo soli nell’universo o esistono i marziani, ma se ai marziani debba essere trattenuta l’INPS e a quale fondo interstellare debba essere versata. Insomma: non c’è dubbio che tutto ciò sia paradossale. Ma questo pone due domande. La prima è se questi paradossi nascano da regole sbagliate, da costumi sbagliati nell’applicazione di regole giuste, o da regole stirate e aggiustate per applicazioni improprie. In fondo un caffè può essere considerato un input, e non c’è scritto da nessuna parte che i canadesi non abbiano diritto alla pensione…anche italiana.

Questo porta alla domanda più cogente. Da dove comincia una battaglia per l’equità fiscale o una lotta agli sprechi? E dov’è il fronte? In Parlamento o al bar? E’ una guerra, che va combattuta disponendo regole come si dispongono i battaglioni su un plastico di una battaglia, o è guerriglia partigiana, con brigate di contribuenti che pattugliano il territorio per intercettare ed annientare i paradossi? E quanti paradossi dovremo scoprire prima che il territorio sia bonificato? E perché per me è un paradosso che un biglietto ferroviario sia tassato se acquistato su internet e non tassato se acquistato in agenzia, mentre per chi mi fornisce l’informazione è una verità banale? Mancano le regole giuste, o ce ne sono troppe per possano essere giuste? La sensazione è che non si sa da dove possa cominciare una vera riforma fiscale, e i contribuenti sono allo sbando, come dopo un 8 settembre, con la differenza che non sappiamo ancora se un 8 settembre fiscale ci sia stato.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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