Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenza“Torello” su Renzi e la politica in un paese di calcio

E’ ormai chiaro a tutti che Matteo Renzi è l’unica personalità politica in grado di vincere le elezioni, anche con questo sistema elettorale. Ed è la coscienza di questa realtà che tiene il sistema...

E’ ormai chiaro a tutti che Matteo Renzi è l’unica personalità politica in grado di vincere le elezioni, anche con questo sistema elettorale. Ed è la coscienza di questa realtà che tiene il sistema bloccato. I colleghi Lambertini e Manasse in un bell’articolo su Linkiesta ne hanno dato una spiegazione tecnica con il paradosso delle votazioni di Arrow. Ma la spiegazione tecnica non basta. Per spiegare l’impasse bisogna arrivare all’etica pubblica. E la nostra etica pubblica è quella di un paese di appassionati di calcio, anziché di rugby.

A noi italiani piace il calcio. Ci piace lo sport da gentiluomini giocato da delinquenti. E ci piacciono i riti del calcio. Ci piace la “melina”, il torello, per tenere palla quando stiamo vincendo (o non abbiamo ancora perso). Ci piace irridere l’avversario proprio perché lo temiamo. Ci piace vedere i giocatori della nostra squadra rallentare il gioco, gettarsi per terra appena sfiorati da un avversario. Abbiamo perfino trasformato un verbo transitivo in intransitivo: “scherzare l’avversario”. Ed ecco tutti a incitare Bersani: nascondigli la palla, Pierluigi, addormenta il gioco. Se Matteo protesta che perdi tempo, tu non fare niente, strepita, e fai strepitare la squadra intorno all’arbitro mentre perdi tempo. Perdi tempo protestando con chi ti dice che perdi tempo. E’ vero che Renzi è in squadra con te e tu stai facendo melina su di lui con il tuo avversario. Ma questi sono dettagli, nessun paragone è perfetto.

E se invece per noi la politica fosse uno sport da delinquenti giocato da gentiluomini? Se fosse il rugby? Effettivamente le regole sono da delinquenti, e le chiamiamo “porcellum”, ma i gentiluomini non ci sono. Provate a smettere di correre nel rugby. Provate a “scherzare l’avversario” perché lo temete. Ci lascerete la partita e un po’ di ossa. E nel rugby c’è il gesto più bello di tutti gli sport, e il più alto. Sei a un passo dalla meta e qualcuno ti si avvinghia alla vita e ti tira giù. L’impulso che ti viene da dentro è custodire la palla. Ma quello che fai è allungare la mano, schiacciare la palla per terra, rannicchiarti e coprirti la testa aspettando, e sperando, che i tuoi ti passino sopra e vadano in meta. E’ in quel gesto che il rugby è una lezione di vita, in tutte le professioni e le attività di un uomo. Spesso mi sono chiesto se nella mia professione, la ricerca, mi renderò conto di essere a terra e di impedire il gioco della palla. E’ l’occasione di eroismo che ognuno di noi ha a disposizione, e perderla equivale a perdere la partita. Bersani non se lo chiede, ma tutti osservano con chiarezza che proprio ora copre questa palla di incarico e impedisce che venga rimessa in gioco. E forse lo ha potuto fare perché anche l’arbitro è un arbitro di calcio, e non un arbitro di rugby.

La semplicità della confusione politica italiana sta tutta in questo equivoco etico. Siamo un paese di calcio e non di rugby. Abbiamo la palla ferma, e l’unico modo di giocarla sarebbe passarla all’avversario. Bersani e i suoi giovani turchi ripetono che gli avversari giocano contro, e se gli dai la palla ti fanno goal. Geniale riflessione, e Bersani dovrebbe far vedere ai suoi giovani turchi i motti di una trasmissione televisiva degli anni 80, di un certo Catalano, che dispensava pillole di saggezza di questo tipo. Ma il corollario è incredibile. Si rivendica che siccome il programma è diverso ci si lasci governare da soli. Perché? Per pietà? O perché sono ragazzi? E’ chiaro che il governo di minoranza è un insulto alla logica, è melina, è non giocare la palla. Cosa ci possiamo augurare? Che questo equilibrio fragile finisca, che la palla torni in gioco e che Renzi, oltre a saper vincere le elezioni sia bravo anche a un altro sport, quello che conta: governare.

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