Il picchio parlanteNon nominare il nome di “Massimo Troisi” invano

Massimo Troisi nacque a San Giorgio a Cremano, il 19 febbraio 1953. Quest'anno avrebbe compiuto 60 anni. E proprio oggi, 4 giugno, ricorre l'anniversario della sua scomparsa. Il suo cuore cessò di ...

Massimo Troisi nacque a San Giorgio a Cremano, il 19 febbraio 1953. Quest’anno avrebbe compiuto 60 anni. E proprio oggi, 4 giugno, ricorre l’anniversario della sua scomparsa. Il suo cuore cessò di battere esattamente 19 anni fa, nel 1994, dopo aver a stento concluso le riprese de “Il Postino”, suo ultimo capolavoro. Un artista indiscusso, che ha lasciato un segno indelebile nella memoria di quanti lo hanno visto all’opera.

Lo si ricorda qui per le sue scene degne di significato: il bidello Mario di “Non ci resta che piangere”, con la complicità dell’insegnante Saverio (Benigni), lo sconsolato Vincenzo in “Scusate il ritardo” e le diverse apparizioni in Tv, tra cui la massima storica della soluzione al problema della disoccupazione: “...Devono fare i camion più grossi…”

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Ma, quest’oggi, non voglio solo celebrare la memoria di Troisi, in un giorno sì significativo, ma difenderla dalle superficialità e dalle cadute di stile di alcune persone che si sono impegnate (?) nel pruoverne il ricordo. Proprio ieri, è stata pubblicata un’inchiesta a firma di Eduardo Parente. Ebbene, la fanpage Facebook a lui dedicata negli ultimi tempi è diventata un contenitore di immagini che nulla hanno a che vedere con la vita dell‘artista napoletano: immagini hard e link che rimandano a siti hot sovrastano talvolta i riferimenti all’attore. Insomma, senza offesa, più una pagina da Rocco Siffredi che non da Massimo Troisi.

Ed anche i commenti (come quelli del sottoscritto) che vengono postati per denunciare sul social network questo “scempio” vengono rimossi dall’admin. Così invece di dedicare il tempo a commemorare una stella del panorama artistico italiano, si finisce con l’inneggiare il porno davanti una platea che preferiva tutt’altro genere di gusti.

Con un silenzio assordante in merito da parte degli organi preposti alla vigilanza, l’auspicio è che si metta al più presto fine a questa violenza nei confronti di Massimo. La sua è stata, e continua ad essere -nella memoria collettiva di un grande numero di appassionati- una figura di spicco del patrimonio artistico di questa nazione, e del Sud in particolare. Ed in quanto tale, merita decoro e rispetto, e non “ragazzate” di bassa fattura.

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