Libertà è partecipazioneVendola e la miniera d’oro chiamata Acquedotto Pugliese

Ricorderete che due anni fa fummo chiamati alle urne per esprimerci su quattro referendum. Due di questi quattro riguardavano la gestione dei servizi idrici: i promotori del referendum fecero leva...

Ricorderete che due anni fa fummo chiamati alle urne per esprimerci su quattro referendum. Due di questi quattro riguardavano la gestione dei servizi idrici: i promotori del referendum fecero leva sulla “privatizzazione dell’acqua”. Una balla grande quanto una casa.

In realtà l’obiettivo di chi voleva vendere i servizi di distribuzione idrica era quello di togliere dalle mani della politica un potere oggettivamente grande e, in più, quello di alleggerire le spese.

Sappiamo come andò a finire: i comitati referendari vinsero e l’acqua rimase “pubblica” per via di un risultato bulgaro.

Ora, dopo un po’ di tempo, sono stati sollevati alcuni casi sulla gestione della rete idrica. In particolar modo riguardano i casi dell’Aqp, uno degli acquedotti più importanti d’Europa. Innanzitutto va data notizia che la Puglia di Vendola (proprio lui, quello che parla di beni sacri) ha raddoppiato la tariffa dell’acqua per uso irriguo – da 34 centesimi di euro a 70 -, scatenando le ire dei contribuenti e dei produttori pugliesi.

L’altro caso riguarda sempre la Puglia e precisamente gli stipendi d’oro di alcuni manager dell’Acquedotto Pugliese. Poco tempo fa, grazie alla legge sulla trasparenza approvata dal tanto criticato governo Monti, l’Aqp è stato costretto a pubblicare gli stipendi dei dirigenti dell’ente. I quadri responsabili della Spa non possono lamentarsi della crisi, visto che con benefit, auto aziendali e appartamenti in affitto ricevono stipendi di tutto rispetto.
In nove percepiscono uno stipendio superiore a quello dell’amministratore unico Maselli, che ha un’entrata di 120mila euro. Il direttore dei servizi tecnici, Antonio De Leo, percepisce 131.678,00 euro; a questo stipendio deve essere aggiunto un “premio competenza” da 28.000 euro e l’auto aziendale.

C’è chi riesce ad avere un premio competenza più importante: parliamo del direttore commerciale e del direttore amministrazione e finanza, che hanno un premio di 42.000 euro, a cui aggiungere l’auto aziendale e uno stipendio – rispettivamente – di 88.000 euro e di 110.000 euro.
Ma non basta, Giorgio Martellino (Responsabile unità affari legali) percepisce uno stipendio di 115.000 euro, a cui devono essere aggiunte l’auto aziendale e la casa in fitto nel pieno centro di Bari. Lo stipendio più basso è quello Sebastiano Pizzulli (Direttore generale unità compostaggio): 70.000 euro, con un premio competenza di 25.000 euro.

Una vera e propria miniera d’oro che, di fatto, si scontra con la retorica dell’acqua “bene comune” e del “non si può speculare su un bene fondamentale”.

Per leggere la tabella degli stipendi clicca qui.

Twitter: @MarcoMitrugno

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