Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaRenzi e i derivati di Firenze: la sindrome di Pinocchio

C'era una volta...un re, diranno i miei piccoli follower. Beh, stavolta ci siete andati vicino. Stavolta non si tratta di un pezzo di legno, ma di uno che se non vuol fare il re, almeno ce la sta ...

C’era una volta…un re, diranno i miei piccoli follower. Beh, stavolta ci siete andati vicino. Stavolta non si tratta di un pezzo di legno, ma di uno che se non vuol fare il re, almeno ce la sta mettendo tutta per fare almeno il primo ministro. Ma i difetti che deve ancora correggere sono gli stessi del burattino di Collodi: il viziaccio di dare retta ai primi Gatto e Volpe che incontra sulla sua strada. E la tragedia è che tocca a quelli come me, che sono Lucignoli per indole naturale, fare la parte dei Grilli parlanti.

A proposito dei derivati del Comune di Firenze, oggi la Reuters ha battuto la notizia, proveniente da un comunicato di Palazzo Vecchio, di una “una transazione tombale, contemporanea e uniforme, con le banche che comporti l’abbandono di tutti i giudizi in Italia e in Inghilterra, con costi legali compensati dalle parti”. E’ una buona notizia al tempo sbagliato. Ricordo che ai primi tempi della gestione Renzi sono stato invitato in Palazzo Vecchio a fornire il mio parere sulla questione dei derivati. Alla riunione parteciparono l’assessore al bilancio di allora e il segretario comunale, due avvocati, un mio coautore storico (nonché mio fornitore ufficiale di stime Monte Carlo) e un amico comune che ci aveva portato lì. Il mio coautore aveva appunto calcolato il valore dei derivati e me li aveva illustrati. Si trattava di derivati osceni, non tanto per la complessità, ma per il fatto che non svolgevano nessuna funzione. Ed erano anche costosi. Non è qui il caso di entrare nei dettagli tecnici, ma ricordo che il mio collega venne a sapere durante la riunione che quei derivati così brutti e costosi ne sostituivano altri che avevano proprio la stessa perdita che lui aveva riscontrato, senza conoscere la cifra, sui nuovi contratti che aveva valutato. E se due numeri si incontrano, non è mai per caso.

Ricordo che sulla base di quella evidenza noi consigliammo caldamente la via del negoziato con le banche. Ricordo che mi offrii personalmente di farlo, anche al di fuori del mio incarico di consulenza all’ANCI in tema di derivati. L’avrei fatto gratis come fiorentino. Dicemmo anche che sospendere i pagamenti sarebbe stato un cattivo segnale al mercato. Da allora non ho saputo più niente, ho solo sentito che il Comune aveva abbracciato la strada dell’autotutela. E Moody’s abbassò il rating della città. Ne parlai anche su questo blog, con un post in cui chiamavo questa soluzione ingegneria giudiziaria. Era il 2 giugno 2011. Se la vada a rileggere anche un mio concittadino, evidentemente informato e interessato, che commentò con ammirazione la scelta del comune. Ecco i fuochi finali del suo commento:

“Sul dilemma pagare/non pagare, forse le sfugge peraltro un piccolo particolare. La procura della repubblica di Firenze ha disposto il sequestro di alcune decine di milioni di Euro… proprio con riferimento a quei contratti che gli enti pubblici hanno impugnato. Ciò premesso la scelta di non pagare (Firenze) pare molto più coerente all’impostazione complessiva.
Infine, il peggioramento dei conti. La invito a leggere la relazione di Moody’s (di Firenze si parla con toni entusiastici “flamboyant financial situation”). Dopo quello che è successo (si poteva anche rischiare il cross default a Firenze secondo alcuni) l’abbassamento di un notch era un atto pressochè dovuto, ma che veramente non sposta granchè la situazione del costo dell’indebitamento…
Ad ogni buon conto se è stato un colpo di genio lo sapremo presto. Ma ai fiorentini generalmente non piace passare da bischeri”

E invece siamo “passati da bischeri”: perché abbiamo buttato soldi, e quella che abbiamo fatto non è una “transazione”; perché abbiamo ripreso a pagare le rate degli stessi derivati brutti e costosi di prima. E voglio vedere ora chi si presenta di fronte alle banche per una vera transazione. Le banche non sono la Fata Turchina, e non sono neppure Mangia Fuoco.

Ma sono fiorentino anch’io, e poiché non mi piace “passare da bischero”, avrei fatto volentieri a meno di scrivere questo post, se non fosse per la morale che contiene, e che è utile al Renzi di oggi, ed al futuro premier. L’errore non è stato dare retta a due avvocati invece che a due esperti di derivati. L’errore è stato non aver affrontato in maniera strutturata la questione, e non averla posta in maniera aperta all’intelligenza collettiva degli esperti di diritto e di derivati. L’intervento è stato solo successivo, con la chiamata all’assessorato al bilancio del decano degli esperti di finanza pubblica italiana, e con la scelta di avvocati, sul foro italiano e inglese, di provata esperienza. Tutto questo ha consentito almeno di limitare ì danni.

La questione è attuale perché la domandadi oggi è: Renzi ha imparato la lezione? La sua candidatura, senz’altro vincente, è assistita da un metodo di costruzione del programma che interroghi l’intelligenza collettiva che viene dalla società civile e dall’accademia? Sembra che non sia così. La lettura del programma di Yoram Gutgeld, che viene riferito a Renzi, è fortemente deludente per chiunque faccia, o abbia fatto, l’economista di professione: ci sono riflessioni scontate sulla parte macro, ricette disorganiche per quanto riguarda le proposte, e, soprattutto, numeri a caso. Ritorneremo comunque in futuro con più dettaglio su alcuni punti di quel programma. Oggi la questione è di metodo. La conclusione è che ha ragione un mio ex-collega dell’Ufficio Studi Comit, economista di razza, e partecipante ai Comitati per Renzi, che anche oggi mi diceva che Renzi ha un disperato bisogno di un Think Tank che organizzi la sua proposta politica in maniera strutturata e completa. Perché la prossima volta che incontrerà Angela Merkel, non sarà per comunicare i fini della sua politica, ma sarà per illustrare, discutere e difendere i mezzi.